martedì 15 settembre 2015 - Fabio Barbera

Sapevate che l’omofobia può essere segnale di un disturbo mentale?

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Un fastidio immotivato che si trasforma in intolleranza e che trova terreno fertile nelle persone pavide, ostili e con una forte paura sociale. Segnali di un possibile disturbo mentale che scatena l'odio verso i gay. E’ quanto suggerisce uno studio italiano dell'Università Tor Vergata di Roma e dell'Università degli Studi dell'Aquila, pubblicato sulla rivista ‘Journal of Sexual Medicine’ e condotto con test psicometrico su 560 studenti universitari.

“Abbiamo scoperto per la prima volta che ci sono delle caratteristiche della personalità che creano il terreno fertile affinché esploda l'odio e l'avversione contro chi è omosessuale, - spiega all'Adnkronos Emmanuele A. Jannini, co-autore dello studio e docente di sessuologia medica a Tor Vergata - caratteristiche che potrebbero nascondere un disturbo mentale.

I test psicometrici a cui sono stati sottoposti i partecipanti hanno individuato queste caratteristiche: paura, ostilità e rabbia repressa. Dopo aver discusso per secoli se l'omosessualità è da considerarsi una malattia, per la prima volta abbiamo dimostrato che la vera malattia da curare è l'omofobia”, conclude Jannini.

Su questa fobia (e su limiti e danni sociali che da essa scaturiscono) fanno leva e pressione politica gli esponenti della Chiesa e i rappresentanti di partiti e movimenti cattolici e di estrema destra. L’ultimo spauracchio legato al fenomeno riguarda gli studi sull’uguaglianza e contro la discriminazione - derubricati come “ideologia gender" - dai quali tenere lontani i ragazzi e la scuola.

E’ un corto circuito: ciò che servirebbe a tutelare i giovani, educandoli ad accettare ed accettarsi, viene così considerato dannoso e utilizzato per spaventare i fobici, pronti al boicottaggio e alla caccia alle streghe. Intanto la legge di contrasto al reato di omofobia, che ha iniziato l’iter al Senato nell’aprile 2013, è ancora ferma (l’ultima volta se n’è sentito parlare qui), arroccata in commissione dal 29 aprile 2014. Un vuoto normativo che continua a permettere di generare vittime.




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