venerdì 14 giugno - Salvatore Enrico Anselmi

Salvatore Enrico Anselmi alla Piazzetta Letteraria di Vetralla sabato 15 giugno

Presentazione del libro di Salvatore Enrico Anselmi

Luci d’ombra, LINEA edizioni, Padova 2023

Incontri con gli autori – Piazzetta Letteraria 2024

Sabato 15 giugno, ore 18

Vetralla, Piazza Umberto I

Sabato 15 giugno, alle ore 18, in piazza Umberto I a Vetralla, lo scrittore e storico dell’arte Salvatore Enrico Anselmi, presenta il suo libro di racconti Luci d’ombraLINEA edizioni, in occasione degli “Incontri con gli autori – Piazzetta Letteraria edizione 2024”. La manifestazione promossa dal Comune di Vetralla – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con la Pro loco e il circolo dei lettori, con il patrocinio e il sostegno della Regione Lazio, giunge quest’anno alla sua seconda edizione e vede la partecipazione di un nutrito gruppo di scrittori, giornalisti ed esponenti della cultura contemporanea. La kermesse si svolgerà in piazza Umberto I nei giorni del 14, 15, 16 giugno e del 21, 22 e 23 giugno.

Lo storico dell’arte e scrittore Salvatore Enrico Anselmi torna a dialogare con i lettori presentando il suo libro, Luci d’ombra, LINEA edizioni, Padova 2023, già in concorso al Premio letterario nazionale Settembrini e al Premio Mastercard.

Luci d’ombra, è stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino, a Più Libri Più Liberi – Fiera della media e piccola editoria di Roma, e segnalato, tra gli altri, dalla Società Dante Alighieri e da AISE-Agenzia Internazionale di Stampa Estero, da JIULIET- International Contemporary Art Magazine, è una raccolta di racconti che, come lo stesso autore sottolinea nell’introduzione, si lega al precedente romanzo Passaggi di proprietà, (Padova 2021- candidato al Premio Campiello 2022 e al Premio Comisso 2022, segnalato dalla Società Dante Alighieri). Tali analogie si riscontrano nell’intonazione e nell’approccio narrativo, per l’istanza stilistica mimetica nei confronti delle età nelle quali le vicende narrate si svolgono, per aver alternato uno stile rarefatto ed evocativo, così come spiazzante e finalizzato a destabilizzare l’equilibrio della lettura.

Attraverso testi brevi, Luci d’ombra sorprende, commuove, fa sorridere. Indaga sull’identità umana e sulla sua natura per sezionare il tema in forma analitica, secondo una prospettiva lirica, introspettiva e, allo stesso tempo, ironica e surreale. In alcuni casi politicamente non corretta.

La creazione artistica, il confronto con la scoperta di sé, l’indagine sul rapporto amoroso, la distruzione perpetrata dall’uomo attraverso la guerra e il tentativo di ravvisare una redenzione, un viatico, un percorso di fuga o ricostruttivo sono alcuni dei nodi tematici.

Il titolo deriva dalla condizione dello spazio, del luogo, dell’oggetto sollecitato da una luce filtrata che passa attraverso una superficie o una massa frapposta come quando si rimane all’ombra degli alberi, di una pergola, all’ombra di un tendaggio o di un telo. La non perfetta, alta e diffusa illuminazione in tal senso chiazza lo spazio di ombre o richiama in superficie le zone sollecitate dalla fonte che attraversa il vuoto senza ostacoli. Così come accade nell’esistenza del singolo e nella vita comunitaria, la luce irradia e si nasconde. Può richiamare al brillio pieno la superficie di un oggetto o l’esercizio esperienziale di un uomo, ma può relegare entrambi al ristagno in penombra.

Convivono, nella trama di queste storie, racconti, lettere, monologhi, considerazioni solipsistiche che trovano voce nella parola scritta seguendo talvolta un abbrivio elevato, talvolta la medietà, talvolta la bassezza dei registri formali. A imitazione della vita e dei suoi protagonisti che veleggiano alti, ma possono incurvarsi nella negligenza quotidiana con la stessa frequenza e disinvoltura.

Secondo un andamento diacronico i primi racconti prendono avvio da vicende e condizioni che ambientano le storie in periodi più lontani dalla contemporaneità, per avvicinarsi al contesto attuale, sempre con uno sguardo evocativo e di riflessione. Talvolta l’io narrante parla in prima persona, talvolta con il distacco e la terzietà della vicenda raccontata servendosi di un approccio oggettivo.

La banalità della vita, per l’appunto, il senso-non senso di questa, il rovello creativo, il motore etico della scrittura, il dramma della violenza e la surrealtà delle minime cose, delle piccole incombenze di quotidiana valenza, la mostruosa identità umana e la sua sublime capacità di innalzarsi per instaurare una visione altra, possono essere questi i crocevia del dubbio e lo snodo della prosecuzione. Così come centrale è il monologo interiore, il soliloquio che, pur con la variazione delle circostanze e delle intonazioni, costituisce un’altra tematica portante, un’altra voce che accompagna il lettore. È un collante l’identità analitica che sottopone al suo sguardo il circostante, lo storicizzato e il contemporaneo, l’elevatezza drammatica di un compositore, la banalità triviale di un gommista, l’atmosfera visionaria di un locale frequentato da particolarissimi avventori, l’istanza di conferire pregnanza all’arte in conflitto col tempo, il rammarico per aver smarrito il bene o sfiorato la perdita ineludibile e la ripulsa per una condizione omologata.

I monologhi conservano in buona parte la sostanza testuale consona a un allestimento teatrale, a un soliloquio destinato a un pubblico di ascoltatori compresenti nello stesso tempo e nello stesso spazio occupato dalla parola enunciata.

Dichiara un esercizio di stile non fine a sé stesso la duplicazione dell’incipit in Dietro la brina del vetro che di fatto sconfina e devia in direzione di due storie diverse tra loro, accomunate dalla celebrazione, se possibile, dell’ovvietà banale delle giornate e del loro svolgersi. Il ritmico avanzamento delle due storie sono tuttavia coerenti e convergono fin quasi alla sovrapposizione di due esperienze umane interscambiabili. Il sogno del giovane nel primo racconto potrebbe essere consumato dal ragazzo protagonista del secondo, nella cadenzata e sempre uguale procedura di traslazione nello spazio e nel tempo tramite un viaggio in treno.

Lo stile e il tenore linguistico perseguono un principio di adeguamento ai tempi, alle età, alle circostanze. Il mimetismo narrativo costituisce un altro legame di coerenza con i temi dei racconti che rappresentano quasi la mutevole, ma unitaria eco di un’identità coerente. Evidenti e nascosti, macroscopici e sottesi sono le citazioni e i riferimenti storici, letterari, di cronaca e di costume. Macro e microscopia sono affiancate l’una all’altra per mediare e individuare una linea, un filo, una coerenza di riferimento e di fondo. In ragione di tali caratteristiche Luci d’ombra è connesso, per cornice generale di riferimento, al romanzo che precede questa raccolta, ovvero Passaggi di proprietà, (LINEA edizioni, Padova 2021).

Quale rapporto dovrebbero innescare queste storie con il lettore? Non può lasciarlo indifferente questa selezione di vicende che studiano il vero e il verosimile, evocano il passato e lo riconducono al presente. Contraddittorie, irresolute, confliggenti sono la banale oggettività della giornata comune, così come la ragione d’essere per chi crea, per chi attende o afferra il presente, per chi lo ipoteca in una soluzione tendente a una svolta. La violenza della guerra e la sua irragionevole azione livellatrice, l’essere umano perduto e ritrovato, la surrealtà e la gioia della vita tracciano un percorso chiazzato da accensioni e sordine.

Luci d’ombra è un terreno minato e un luogo d’inciampoè un quesito la cui risposta forse contiene un imperativo. È una ripresa e una stasi.

Luci d’ombra è dunque un terreno chiaroscurato, percorribile a tappe, dopo soste, per sferzate e abbrivio del ritmo e del percorso periegetico intorno all’uomo.

Luci d’ombra è la sfida di un viaggio lanciata a chi vi si accosta per leggere e maturare un cambiamento in sé. Un testo raffinato, godibile e coinvolgente.

L’autore

Salvatore Enrico Anselmi, dottore di ricerca, docente MIM, storico e critico d’arte, ha collaborato con il Centro Studi sulla Cultura e l’Immagine di Roma (Atlante del Barocco in Italia, Roma 2014), ha tenuto corsi di Storia dell’arte moderna presso alcuni atenei italiani ed è intervenuto a convegni nazionali e internazionali (Accademia dei Lincei). Ha pubblicato monografie dedicate alle vicende di committenza nobiliare di età moderna in area centro-italiana con particolare riguardo ai Giustiniani, ai Farnese, e ai Maidalchini-Pamphilj. Suoi contributi sono apparsi in riviste e atti di convegno (Bollettino d’Arte, Storia dell’Arte, RIASA-Rivista di Archeologia e Storia dell’Arte).

Alle attività di ricerca affianca la scrittura narrativa di impianto storico e introspettivo. I suoi romanzi Exitus (Roma 2019, selezione Premio Mastercard 2020) e Passaggi di proprietà (Padova 2021, in concorso al Premio Campiello e al Premio Comisso 2022) sono stati segnalati dalla Società Dante Alighieri.

Alcuni suoi racconti e testi poetici sono stati pubblicati in Nazione Indiana, Rapsodia. A magazine of art and literature, Critica Impura, Poeti Oggi.

Ha preso parte, tra l’altro, al Concorso Caffè letterario Moak 2020 attestandosi tra i vincitori, all’edizione 2021 della Fiera Italiana dello Scrittore, alle rassegne Italia Book Festival e Il Maggio dei Libri 2022.

Ha pubblicato testi in prosa e poesie selezionati in occasione di concorsi nazionali: Racconti a tavola (Historica Edizioni), Spring Poetry (Ensemble Edizioni), Premio Stromboli Poesia – l’Isola dei Poeti, edizioni 2024.

 




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