venerdì 17 gennaio - Phastidio

Salari, come innalzarli automagicamente? Il presidente Inps ha un’idea

Audito ieri in Commissione Lavoro alla Camera riguardo alle proposte di legge sulla rappresentanza sindacale, che si intrecciano anche col dibattito su come strutturare un’ipotesi di salario minimo, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha rivelato alla nazione come innalzare i salari “automaticamente” e vivere felici. Come non averci pensato prima?

Tridico ha presentato i numeri:

Sappiamo che sotto la soglia dei 9 euro l’ora ci sono quasi cinque milioni di lavoratori, sotto 8 euro e mezzo sono tre milioni, sotto soglia 8 euro sono 2 milioni. Esistono lavoratori anche sotto la soglia di quattro euro, anche se sono molti di meno.

Ora che abbiamo un quadro ben delineato, oltre che piuttosto deprimente, possiamo passare al suggerimento di Tridico per risolvere il problema. Egli ritiene infatti che mettere una soglia di rappresentatività per le organizzazioni firmatarie escluderebbe i contratti “fatti per diminuire i salari” (sic) e “automaticamente genererebbe un aumento salariale”. Due terzi della contrattazione depositata presso il Cnel, secondo il presidente Inps, infatti, “è di sindacati non rappresentativi. E nella maggior parte dei casi si tratta di contratti collettivi fatti per diminuire i salari” (ri-sic) che prevedono salari “sotto la soglia di 9 euro”

Ma non è geniale, tutto ciò? Definiamo “non rappresentativi” (se non vi è chiaro di cosa, tra poco ve lo spiego) tutti i sindacati che negoziano in condizioni di tale povertà di mansioni, sul piano del valore aggiunto, da restare sotto la fatidica soglia dei nove euro ed ecco che, automaticamente, avremo un innalzamento di tutti i salari, e vissero tutti felici e contenti.

In realtà, con “sindacati rappresentativi” si intendono le organizzazioni con i maggiori iscritti a livello nazionale. Un contratto collettivo, stipulato fuori dai nazionali ed a livello di azienda o gruppo di aziende, tende ad essere firmato da organizzazioni sindacali non nazionali. Dietro questa connotazione negativa dell’espressione si cela -ma non troppo- l’obiettivo di contrastare l’indebolimento del contratto nazionale. Rompete il termometro, il salario salirà.

Forse servirebbe soprattutto capire cosa rappresenta il fenomeno della proliferazione dei contratti collettivi “non rappresentativi”, nell’accezione sopra definita. Forse una reazione adattiva ad un elevato costo del lavoro in contesti a bassa produttività? Di certo, se seguissimo alla lettera l’indicazione di Tridico, che nasce da una sorta di sua personale inferenza statistica, arriveremmo serenamente a definire “rappresentativi” solo i sindacati che presentano le piattaforme di paga oraria più elevate, siano essi nazionali o meno. Tu chiedi 40 euro l’ora? Ottimo, sei rappresentativo, congratulazioni!

Ho comunque l’impressione che qui Tridico abbia pestato una correlazione spuria. Sono tuttavia certo che, essendo economista, il presidente pro tempore Inps ha ben presenti le curve di domanda e di offerta e sa che è improbabile, mettendo fuori legge i contratti sottoscritti da organizzazioni sindacali “non rappresentative”, giungere ad un innalzamento generalizzato dei salari. Più verosimile avere effetti tipo aumento di disoccupazione e sommerso. Però sarebbe un mondo meraviglioso quello da lui descritto, ne convengo. Un vero peccato che la realtà abbia questo insopportabile bias liberista.

Io comunque sono favorevolissimo a misurare la rappresentatività delle sigle sindacali, sia chiaro. Perché lo considero un modo per dare attuazione piena all’articolo 39 della Costituzione più bella del mondo. Ricordate, soprattutto il quarto comma?

L’organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Interessante il quarto comma, non trovate? E sapete perché? Perché avrebbe ricadute anche sulla disciplina degli scioperi, soprattutto nel settore pubblico, evitando che siglette sindacali per pochi intimi mandino in tilt il servizio.

Già, ma poi temo che qualcuno mi ribatterebbe che in tal modo si indebolirebbe il potere negoziale sindacale, e di conseguenza i salari. Quindi meglio non toccare questo tasto né questo articolo della Costituzione, che non toccato lo è da sempre.

Per il momento, gustiamoci questa rivoluzionaria scoperta del presidente dell’Inps, già assurto agli onori delle cronache per aver descritto il moto perpetuo per fare deficit, mediante il reddito di cittadinanza. Basta definire “non rappresentativi” i sindacati che hanno firmato contratti sotto i 9 euro orari (ma anche, in prospettiva, sotto i 10, 15, 20…) ed i salari, automagicamente, saliranno.

Per tutti quelli tra voi che in questo momento grondano sdegno per il mio apparente darwinismo sociale, l’invito a leggersi come funziona l’integrazione pubblica dei salari più bassi, con l’Earned Income Tax Credit. Una cosa che servirebbe studiare nell’ambito delle politiche a tutela dei working poor; se solo riuscissimo a trovare il tempo, tra un proiettile d’argento e l’altro. Per tutto il resto, ci sono le correlazioni spurie di Tyler Vigen, e quelle di Tridico.




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