venerdì 22 agosto 2025 - Gregorio Scribano

SPID o CIE: chi guidera’ la rivoluzione digitale italiana?

Lo SPID, acronimo di Sistema Pubblico di Identità Digitale, ha rappresentato una svolta per la digitalizzazione in Italia. È stato il primo vero strumento con cui milioni di italiani hanno iniziato a interagire con lo Stato in modo nuovo: rapido, sicuro e – almeno sulla carta – più semplice e fino a ieri gratuito.

Grazie allo SPID, negli ultimi anni abbiamo potuto accedere a bonus governativi, fascicoli sanitari, servizi INPS e Agenzia delle Entrate, firmare digitalmente documenti e molto altro. In un Paese storicamente ingolfato da burocrazia e code agli sportelli, questo sistema ha dato un segnale di modernità.

Ma oggi, quella che sembrava una certezza sta per cambiare.

Il Governo ha annunciato l’intenzione di mandare gradualmente in pensione lo SPID, sostituendolo con la Carta d’Identità Elettronica (CIE) come unico strumento di accesso ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione.

Una scelta che solleva interrogativi e che divide: c’è chi teme un ritorno alla complessità e chi, invece, vede nella CIE l’occasione per semplificare davvero tutto.

CIE: una sola identità, tutta pubblica

Quali sono i vantaggi di questa transizione?

In primo luogo, la CIE è gestita interamente dallo Stato. A differenza dello SPID, che si basa su diversi provider privati (alcuni dei quali a pagamento), la Carta d’Identità Elettronica è un documento ufficiale, rilasciato dai Comuni, valido in tutta Europa, e già presente nel portafoglio di oltre 40 milioni di cittadini italiani.

La nuova frontiera è usarla non solo per viaggiare o identificarsi, ma anche per accedere ai servizi online. Grazie al chip integrato, alla tecnologia NFC e all’autenticazione tramite PIN, il sistema promette maggiore sicurezza e meno password da ricordare.

In sostanza: una sola carta, per tutto.

Meno costi, più sicurezza

L’altro aspetto chiave riguarda i costi. Eliminando i contratti con i provider privati dello SPID, si mira a ridurre la spesa pubblica e ad assicurare che l’identità digitale resti gratuita per i cittadini.

In parallelo, la CIE garantisce standard di sicurezza più elevati, riducendo il rischio di furti d’identità e di accessi non autorizzati. La promessa del Governo è ambiziosa: attivazione in 24 ore, rilascio gratuito, gestione completamente pubblica.

Attenzione però: nessuno deve restare indietro

Ma se i vantaggi della CIE appaiono evidenti sul piano tecnico e organizzativo, la vera sfida sarà culturale e sociale.

Come garantire l’accesso anche a chi ha poca familiarità con la tecnologia? Agli anziani, ai cittadini che vivono in aree con scarsa copertura digitale, a chi non ha uno smartphone abilitato?

Per evitare che questa trasformazione diventi un nuovo ostacolo, serviranno campagne di informazione, assistenza capillare, sportelli fisici e formazione digitale di base. La digitalizzazione non può essere un privilegio per pochi, ma un diritto per tutti.

SPID ha aperto la strada, la CIE può consolidarla

In conclusione, la sfida tra SPID e CIE non è una gara tra rivali, ma un passaggio evolutivo verso un’identità digitale più solida, integrata e sicura.

Lo SPID ha avuto il merito di introdurre milioni di italiani alla PA digitale. Ora la CIE ha il compito – e la responsabilità – di consolidare questo percorso, rendendo l’identità digitale più semplice, più sicura e più pubblica.

La tecnologia è pronta, il sistema è in movimento. Tocca ora alle istituzioni – e ai cittadini – fare in modo che questa transizione non sia solo un cambio di strumento, ma una vera opportunità di progresso condiviso.

Foto Wikimedia




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