martedì 24 gennaio 2012 - Antonella Policastrese

Rita Spina: morire a 19 anni per un parto

Avere diciott'anni. Moltissime speranze e una valigia carica di sogni. Speranze e voglia di berla fino all'ultimo sorso quella vita che scalpita come tanti cavalli che corrono liberi lungo la riva del mare.Andare al massimo senza paura, senza tirarsi indietro. Il sorriso di Rita Spina in quella foto che mostra contenta quel suo pancione ti colpisce e ti scuote fino nella parte più profonda dell'essere. Una piccola donna, dolce, determinata, nell'accettazione di quella maternità che la rendeva fiera desiderosa di stringere a se quel piccolo batuffolo quando sarebbe arrivato il giorno di metterlo alla luce. E quel giorno tanto agognato, atteso finisce per spezzare quel filo sul quale noi come funamboli ci stiamo sopra.

All'improvviso una gioia così grande si trasforma in un dolore che si riversa con forza da una parte all'altra dell'universo, come un boato, un terremoto che butta giù l'impalcatura di un'esistenza. L'esistenza di Rita, giovane ragazza che avrebbe dovuto gestire la sua vita tra pannolini, biberon ninne nanne per cullare il frutto del suo amore all'improvviso subisce una battuta d'arresto, l'arresto cardio circolatorio che ha fatto smettere di battere quel cuore pulsante incredibilmente in corsa. Non creduta quando si lamentava di non repirare o urinare i suoi sintomi vengono evidentemente scambiati per capricci di una bambina diventata troppo in fretta donna e madre.

Come si fa a mettersi il cuore in pace, com'è possibile non rivederla più tra i banchi di scuola, vicino alle sue amiche che non vedevano l'ora di festeggiare con lei la sua maternità per essere vicine al suo grande cuore al suo desiderio a un sogno che da realtà si è trasformato in un incubo il peggiore al quale assistere.
 
E' così difficile in questo avamposto di mondo nutrire la speranza! 
Cosa è diventato il luogo natio se non una realtà estranea sopraffatta solo da sconfitte, e immobilismo dove il tempo sembra essersi fermato per sempre?
E quello di Rita è stato bruscamente annientato annullato per negligenza per incapacità a gestire anche un parto trasformato in evento doloroso e luttuoso.
 
Piccole manine quelle di Antonio che si tenderanno quando piangerà, cercando di avere nelle sue piccole narici un odore inconfondibile: quello di Mamma dove per nove mesi è rimasto prima di affacciarsi in un mondo che non riconosce più il valore della Vita.
 
Non è che la Vita vada come tu te l'immagini. Fa la sua strada. E tu la tua.
Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi (A. Baricco)



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