mercoledì 7 settembre - Giovanni Greto

Rita Marcotulli a Venezia all’Auditorium “Lo Squero”

La pianista e compositrice romana all’isola di San Giorgio per il primo concerto di “Squero Jazz”

Un concerto intenso, seguito con attenzione, ha reso piacevole un pomeriggio allo Squero, all’interno della stagione concertistica 2022, come sempre disegnata da Asolo Musica. Inoltre ad ascoltare Rita Marcotulli (Roma, 10 marzo 1959) sono arrivati anche i partecipanti all’annuale crociera “Jazz in laguna” partita in tarda mattinata da Portegrandi (VE) e organizzata, nell’ambito di “Sile Jazz”, da nusica.org, un’associazione senza scopo di lucro, che si propone di documentare e diffondere la musica Jazz.

Dopo il primo brano, Indaco, pieno di note e in cui Rita, con la mano sinistra, ad un certo momento stoppa le corde dello strumento e perciò suona solo con la mano destra, la musicista ha iniziato un dialogo che sarebbe continuato fino al termine del set, forse per eliminare le barriere psicologiche tra chi suona e chi ascolta, mettendosi reciprocamente a proprio agio.

“La mia matrice è l’improvvisazione e suono di tutto. Inoltre ho la passione per i film”. E infatti il brano seguente è stato El negro zumbon di Armando Trovajoli (Roma, 2 settembre 1917 – 28 febbraio 2013), uno dei maggiori compositori di colonne sonore per il Cinema e il Teatro musicale. Diplomato in pianoforte nel 1948 presso il Conservatorio romano di Santa Cecilia, Trovajoli amava il Jazz, al punto da fondare nel 1956 l’Orchestra Jazz della RAI. La canzone, che ebbe un grosso successo all’epoca, era interpretata da Silvana Mangano nel film “Anna”(1951), di Alberto Lattuada.

Il concerto è proseguito con brani di ampio respiro e caratterizzati da una forte ritmica, come la delicata, swingante Cose da dire. Interessante, La strada invisibile. Rita ha trovato l’ispirazione dalle parole della madre di Guglielmo Marconi, l’inventore della radio. La signora raccontava al figlio che esisteva una strada invisibile, dove i pensieri potevano trasmettersi da una parte all’altra. “Questa storia la trovavo così affascinante – ha spiegato l’artista in una videointervista – perché nello stesso tempo la strada invisibile funziona anche per le onde musicali, che si ritrovano in qualche modo quando suoniamo. Quello che ricerco è la sensazione di suono: abbandonarmi a un’altra dimensione”.

Quando Rita suona, si ha la sensazione di ascoltare delle storie. E’ il caso di due composizioni legate al cinema di Truffaut e al suo alter-ego, Jean - Pierre Leaud (Parigi, 28 maggio 1944).

La prima, L’Amore fugge, fa riferimento all’omonimo film del regista francese, uscito nel 1978, l’ultimi dei cinque che hanno composto il ciclo di Antone Doinel.

La seconda, Antoine Doinel, prende spunto dalla sequenza dello specchio in Baci Rubati (1968), nella quale Leaud ripete all’infinito il proprio nome filmico, come fosse un mantra, con un sentore legato alla tipica sillabazione vocale della musica indiana tradizionale.

L’amore per l’America Latina fa capolino in un Chorinho originale, uno tra i generi più importanti della Musica Popolare Brasiliana.

Tra i brani non suoi, assai brillante, ritmata e coinvolgente Lady Madonna, dei Beatles.

Toccante, l’omaggio a Pino Daniele, con la quale aveva suonato in un gruppo che aveva come ospite illustre il chitarrista Pat Metheny.

Infine, per quanto concerne il cinema, un omaggio a P.P.Pasolini, che aveva scritto il testo, sulla musica di Domenico Modugno, per Cosa sono le nuvole, titolo sia della canzone, che di uno dei sei episodi, di registi italiani diversi, di cui si compone il film “Capriccio all’italiana” (1968). Nell’episodio pasoliniano si narra la storia di Otello (Ninetto Davoli) e Jago (Totò), entrambi marionette, che dopo la recita saranno gettate in una discarica e dimenticheranno, guardando la bellezza delle nuvole, il luogo in cui sono finite.

Rita riesce anche a coinvolgere da protagonista vocale la platea, riuscendo a farla cantare coralmente. Applausi, sorrisi e affettuosità nell’interloquire con lei a fine concerto.

Squero Jazz prevede il secondo e ultimo appuntamento sabato 10 alle 16 e 30 con le improvvisazioni di Danilo Rea, jazzista di valore, preferito da molti protagonisti della Canzone italiana. Due nomi su tutti : Mina e Gino Paoli.

Foto Wikimedia




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