martedì 17 agosto - Marina Serafini

Risveglio

Torno alla natura, all'intima vicinanza con quei viventi che non appartengono alla specificità umana ma che questa specie, nonostante tutto, sanno rispettarla.

Torno al mulo solitario, che incontravo attraverso la rete ogni mattina, all'ombra del prugno. Quel grosso animale tozzo dagli occhi umili e immensi che mi è venuto incontro barcollando quella volta che mi ha vista arrivare da lontano.
Era solo lui, e lo ero anche io. Sola con la mia tristezza. Abbiamo condiviso lunghi spazi di silenzio e di parole sommesse, fatti di occhi che si incontrano. Il suo naso sulla mia pelle, in ascolto.
 
Torno al cavallo nero che mangia gli arbusti, nel terreno che sta sotto casa, rasente al curvone che porta al borgo vecchio. Una bestia robusta e curiosa, dal pelo nero lucente.
E la gazza ladra, che distende le piume davanti ai miei occhi; la volpe che si ferma durante il viaggio per osservarmi, immobile, prima di defilarsi via silenziosa.
Torno ai corvi grigi, col loro urlo corale, ruvido ed esteso, lanciato tra un volteggio ed un altro.
 
Si muovono, questi amici, ognuno per sè; si incontrano o si evitano, occupando lo spazio ed il cielo secondo necessità.
 
Ma oggi rifuggo dall'uomo, che schiaccia se stesso con i suoi complessi pensieri e quelle strategie di riuscita.
Rifuggo l'inganno voluto, per impropria esigenza di eccesso, e la slealtà di chi vuole le lodi per sentire di essere vivo.
Applausi, gratificazioni, e atteggiamenti ammirati: di fiore in fiore senza la sosta necessaria alla produzione di miele. Non api operose, con il dorso coperto di polline d'oro, ma pirati di vita e di belle emozioni, vanesi scialacquatori di vita. 
 
Io vado verso la vita, intanto che mi allontano dalla brutta rete che crea disagio e provoca rabbia, che ancora una volta delude e mi fa sentire senz'aria.
Annuso il vento dall'alto di scogli bruniti, mentre turbinii schiumanti di acqua salata mi carezzano i piedi dall'intimo di un ricordo vivace di un tempo vissuto. Guardo ancora quel cielo, impresso dentro di me, e fuso con il mare di emozioni reali, vissute in un tempo che fu.
 
Il passato e il presente, in un tempo di vita che mi fa quel che sono: unica nel mio solitario sostare, disponibile a chi ha voglia di ascoltare, con la mano protesa verso dita che sanno sfiorare. 
 
 
 
 



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