mercoledì 10 ottobre - Slow Revolution

Riscaldamento globale | Per mezzo grado in più

 Rapporto IPCC 2018 – Abbiamo 12 anni per evitare che 70 milioni di persone siano soggette a lunghi periodi di siccità, che 3 milioni di persone siano sfrattate dall’innalzamento degli oceani e che 1,3 miliardi di umani siano colpiti da eventi estremi almeno una volta nell’arco di un ventennio. 

Sono le conseguenze aggiuntive di un incremento della temperatura globale di mezzo grado celsius, da 1,5 a 2,0 gradi, stimate dall’ultimo rapporto dell’IPCC, il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico formato da migliaia di scienziati di tutto il mondo, commissionato dai Governi per comprendere gli effetti dell’innalzamento delle temperature globali. Numeri ai quali si aggiungono la riduzione dei raccolti e della biodiversità marina e l’aumento delle specie animali estinte, casualmente le fonti nutrizionali dell’uomo onnivoro. E, aggiungiamo, il calo della crescita economica.

Fonte: WWF

Questione di intelligenza

onte: WRI

I risultati del rapporto dovrebbero destare grande allarme e indurre Governi e cittadini ad attuare azioni decise per ridurre le emissioni dei gas climalteranti in atmosfera. Ma è più probabile che ai fiumi di parole segua un immobilismo quasi totale come, d’altronde, accade da oltre 50 anni, da quando furono lanciati i primi appelli per il contenimento dei gas serra. E allora proseguiremo ad emettere ancora più CO2 toccando un nuovo record dopo quello registrato nel 2017, quando i gas serra mondiali sono cresciuti dell’1,4% raggiungendo la cifra di 32,5 giga-tonnellate. E poco importa se vedremo la temperatura del Pianeta salire di 2° C e poi superare quel limite ritenuto dagli scienziati di “sicurezza”. Perché siamo convinti che gli effetti dei cambiamenti climatici non ci riguarderanno, seppure la probabilità di rientrare nei 2 miliardi di persone colpite da eventi estremi sia superiore al 25%. Una percentuale che cresce di molto considerando gli effetti minori del climate change, come l’aumento delle tariffe assicurative, dei prezzi alimentari o dei costi sociali al quale dovremmo contribuire. Forse, come afferma Daniel Goleman, siamo carenti di “intelligenza ecologica”, quella che ci dovrebbe fare reagire anche se non ci scottiamo la mano con il fuoco. Ma probabilmente la nostra limitatezza riguarda altre forme di intelligenza visto che tutelare il clima sarebbe positivo per l’economia e il benessere collettivo. Lo affermano William D. Nordhaus, appena nominato Nobel per l’economia insieme a Paul Romer, uno studio della Global Commission on the Economy and Climate e molte altre ricerche. Ma poco importa, meglio concentrarsi sull’ultima meraviglia del campione del cuore e non dannarsi per mezzo grado in più.

Fonte: IPCC

 
 
 



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