lunedì 13 novembre - Giuseppe Aragno

Riprendiamoci il futuro

Varsavia e i 60.000 fascisti giunti da ogni parte d’Europa per una marcia razzista sono così lontani da noi, come si può pensare? La ragazzina di colore picchiata a Torino perché non cedeva il posto ai bianchi nell’autobus; il cartellone salernitano di “Noi con Salvini”, sul ”fascismo che ha reso grande l’Italia”; il giornalista aggredito a Ostia, zona franca per criminali e fascisti, gli insegnanti manganellati a Roma dalla polizia cilena di Minniti, il silenzio complice d’una stampa ormai quasi tutta padronale e i successi elettorali dei “fascisti del terzo millennio” raccontano un’altra storia. Varsavia oggi è l’Italia. Basta girare per le strade e le piazze delle nostre città per capire che la disperazione prodotta dal neoliberalismo accresce ogni giorno la base di consenso per un’avventura autoritaria.

Non sta meglio l’Italia delle Istituzioni, quella dei deputati e dei senatori entrati in Parlamento grazie a una legge incostituzionale fatta apposta per imbrogliare gli elettori. Questa Italia, anche quella di Speranza, Civati e Fratoianni, che ora parlano di cambiamento, ma non hanno sentito l’obbligo morale di dimettersi quando la Consulta ha dichiarato illegittima la legge che li ha portati in Parlamento, questa Italia delle Istituzioni inquinate, lontane anni luce dai cittadini che soffrono, quest’Italia dei fascisti in giacca e cravatta, che hanno cancellato diritti conquistati a prezzo della vita, lavora nell’ombra per piegarci ancora una volta ai suoi oscuri disegni.

E’ vero, sì, c’è una gravissima emergenza democratica, ma non si tratta della parola tolta a D’Alema e Camusso. Si tratta del rischio concreto che una nuova truffa elettorale ci consegni in mano alla feccia del Paese. La partita è persa? Dipende da noi. In cento piazze i cittadini hanno provato a dire di no. Organizziamoci, stiamo uniti, mettiamo ai margini chi ci ha condotti dove siamo e a primavera gireremo la pagina della storia. Già una volta, a dicembre, abbiamo sbaragliato il campo. Andiamo perciò fiduciosi all’ultima battaglia Riprendiamoci il Paese. Riprendiamoci il futuro.




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