Rintocchi di libertà: un milione duecentomila e piu
Tanti sono i cittadini italiani hanno sottoscritto, in brevissimo tempo, la proposta di referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale; hanno firmato, in buona sostanza, un appello per la liberazione di un ostaggio: per la restituzione ai cittadini delle democrazia che è stata sequestrata dai capi e dalle segreterie dei vari partiti.
Impossibile ignorare il segnale lanciato, forte e chiaro, dalla società civile; in questi giorni ne hanno preso atto il Presidente della Repubblica, prima, e il ministro degli Interni, poi.
Una riforma della legge diventa quindi ineludibile, ma c’è da vedere come e fino a che punto la nostra depravata classe politica accoglierà le istanze dei cittadini; c’è da scommettere che proverà a contenere il più possibile i danni. Che, per guadagnarsi qualche mese o anno in più di sopravvivenza, cercherà di lasciare nelle mani del popolo quanto meno possibile della sovranità che gli ha, di fatto, strappato.
Si parla già di un ritorno al “mattarellum”, o a qualcosa di simile, quasi che il recupero con il sistema proporzionale di alcuni dei nominati dalle segreterie non eletti nei collegi uninominali, previsto dalla legge elettorale precedente, restituisse ai cittadini una qualche libertà di scelta.
Altri, forse la maggioranza, vorrebbero un ritorno alle preferenze, ma anche così sono sempre le segreterie dei partiti a scegliere i candidati su cui i cittadini sono chiamati ad esprimersi; alla peggio si può essere chiamati a scegliere il minore dei mali, dentro una lista d’impresentabili.
Premesso che preferirei di gran lunga un’elezione diretta del Presidente del Consiglio, con un sistema alla francese, e un Parlamento eletto con il più puro dei proporzionali, ritengo che in qualunque caso debbano essere rese obbligatorie le elezioni primarie, partito per partito e collegio per collegio.
I candidati, siano uno o più, devono essere scelti dai cittadini, non da altri. Questo è quello che chiedono davvero gli italiani; vogliono poter votare per gente di cui, ad ogni modo, si fidano.
Se così fosse, se il candidato al collegio uninominale si fosse guadagnato il posto vincendo delle primarie, anche il presente “porcellum” andrebbe benissimo.
Penso che pochi oseranno proporre qualcosa del genere e che, se lo faranno, mille ostacoli saranno inventati per spiegare l’impossibile realizzazione pratica del sistema.
Io immagino, semplicemente, che ai cittadini venga inviata anche un certificato elettorale per le primarie (in questo modo ognuno potrebbe votare per quelle d’un solo partito), lasciando alle sedi locali dei partiti l’organizzazione, anche in tempi diversi da collegio a collegio, delle elezioni.
Un sistema simile, che ricalca quello statunitense, non vedo quali svantaggi possa comportare; in che modo, soprattutto, sia possibile offrire ai cittadini una maggior possibilità di partecipazione alla vita pubblica.
Numerosissimi sono, invece, i suoi svantaggi per la Casta.
Permette a chiunque, senza necessità d’ottenere l’investitura di un capo, di candidarsi.
Pone fine alla possibilità di far sgattaiolare in Parlamento figuri impresentabili.
Rende più difficile a tutti rimanere per decenni al potere; non importa chi tu sia dentro il Partito: per arrivare in Parlamento devi prima vincere le lezioni primarie del tuo collegio. Devi convincere gli elettori della tua zona d’essere meglio di chiunque altro voglia candidarsi.
Non sono affatto sicuro che molti dei più famosi nomi della nostra politica sarebbero in grado si sopravvivere all’applicazione di un tale sistema.
Leggevo sabato che l’Onorevole Gasparri si è recato in visita a Salò. Commendevole, in un epoca che sa tanto di fine impero, andare in quei luoghi per ispirarsi, ma forse non del tutto spiegabile, mentre tanti sono i problemi del Paese, alla base elettorale anche di un partito come il PdL.
Ecco: tra una commemorazione degli antichi fasti e una comparsata televisiva non so se il buon Gasparri riuscirebbe a vincere le primarie del suo partito.
A dire il vero, vista l’aria che tira, ho forti dubbi che le vincerebbe, ad Arcore e dintorni, se lì si presentasse, l’Unto del Signore medesimo.
Una cosa, ad ogni modo, è chiara: che nel momento in cui si restituirà ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente i propri parlamentari, il leaderismo che tanti danni ha fatto al nostro paese, prima che alla nostra democrazia, sparirà.
Che nessun partito, neppure il PdL potrà mai più essere proprietà personale d’uno solo.
Che far politica tornerà ad avere un senso. Ora, non solo dentro il PdL, è per quasi tutti un mero esercizio di servilismo.
