lunedì 24 agosto - Anna Maria Iozzi

Richard Gere ospite al Giffoni 50, tra Covid, Kurosawa e i ricordi degli inizi

“Mi fa piacere che voi stiate indossando la mascherina. Il Covid ha portato via due persone molto vicine a me. La mia maestra di recitazione e un mio amico produttore musicale. Per favore, state attenti. È una cosa molto seria”. Inizia così l’incontro di Richard Gere con i ragazzi del Giffoni Film Festival.

“Giffoni ha un posto importante nel mio cuore. Ero con mio figlio che aveva 14 anni e avevo divorziato da poco e lì ho incontrato la mia attuale moglie e, quindi, ringrazierò sempre il festival per questo”. Alla fine dell’incontro, ha concesso ai ragazzi anche una piccola incursione nella sua vita privata, presentando proprio sua moglie Alejandra Silva. 

Da sempre impegnato nella missione di aiutare i più deboli e il pianeta, Richard Gere ha partecipato anche in prima persona alle iniziative di beneficenza e campagne per stimolare la consapevolezza del pubblico nei confronti dei grandi problemi attuali.

“Quando faccio qualcosa io, probabilmente fa più rumore, perché sono famoso, ma le mie azioni non sono più importanti di quelle degli altri. Non dobbiamo necessariamente fare grandi gesti, basta anche una piccola cosa quotidiana, come non arrabbiarci, come essere generosi. Siamo tutti fisicamente in grado di aiutare qualcuno. Quindi, nelle 24 ore di una giornata, possiamo avere tante occasioni di dare una mano”.

Ai ragazzi spiega che nella vita per lui ci sono due cose fondamentali: la saggezza e la compassione.

“Io credo che ci siano due cose su cui lavorare in questa vita: la saggezza e la compassione. Noi viviamo in una stretta interconnessione con tutti. Non siamo entità separate e non possiamo isolarci. Amore è augurare a tutti di essere felici. La compassione, invece, vuol dire capire che le altre persone hanno problemi, che soffrono e, quindi, agire per loro. Io posso dire di essere fiero di aver aiutato altre persone a stare meglio”.

A proposito della sua carriera racconta ai Giffoners diversi aneddoti.

“I miei personaggi sono stati tutti difficili da interpretare. Mi vengono in mente due esempi: American gigolò, all’inizio della mia carriera. Ho accettato di fare il film, anche se le riprese iniziavano dopo due settimane. In genere, mi ci vuole tanto tempo per prepararmi. Era un personaggio molto lontano da me ed ero un po’ insicuro di quello che stavo facendo. È stata l’unica volta che ogni giorno chiedevo di vedere il girato per guardarmi. Chicago, invece, è il film in cui mi sono divertito di più”.

E sul ruolo dell’attore ha aggiunto: ”La cosa bella di essere un attore è che vivi più vite vivendone una sola. Ho fatto quasi 60 film e la vita interiore di ogni personaggio mi ha insegnato qualcosa. Ho imparato a combattere con le spade, cavalcare, suonare la tromba. E c’è sempre la pressione di fare tutto al meglio”.

Richard Gere ricorda anche gli inizi della sua strada nel mondo del cinema a soli 7 anni: ”Ero incredibilmente timido, ma, per qualche ragione, ho scelto di recitare a 7 anni e, sul palco, mi sono sentito bene. Sono sempre stato interessato alla musica, la poesia, la filosofia, ma solo con la recitazione puoi esplorare l’interiorità dell’animo umano in prima persona”.

Racconta che lavorare con Kurosawa è stato un onore e, con l’occasione, svela ai ragazzi un aneddoto divertente accaduto sul set: “Ho incontrato Kurosawa alla Japan House di New York e siamo diventati amici. Molti anni dopo, ero in Giappone per rilasciare un film ed ero stato invitato alla suo 85esimo compleanno. Mi ha parlato di questo ruolo, dicendo che era perfetto per me. Ho letto sul treno per Kyoto la sceneggiatura di Rhapsody in August che era incredibile. Gli dissi che se riuscivo a filmare tutto in due giorni si poteva fare. Ho imparato il giapponese, pur di recitare nel film! Il personaggio doveva essere per metà giapponese. E dissi a Kurosawa che mi serviva un giorno per riuscire a raggiungere il personaggio perfetto. Kurosawa continuava a scuotere la testa, mentre io provavo il trucco. Io feci chiedere il perché e lui rispose: “Io non capisco che cosa stai facendo Richard. Per me, sei già perfettamente giapponese!”

Durante uno scambio di battute con il Direttore Claudio Gubitosi, Gere spiega: “Devo dire che quando ho deciso di venire a Giffoni nel 2014 non sapevo molto del festival. Sapevo poche cose ed ero contento che ci fosse, ma quando sono arrivato e ho sentito l’energia di tutte le persone coinvolte che si ascoltavano fra loro, sono stato ispirato. Quindi, in questo vostro 50esimo compleanno, sono io a ringraziarvi. Per favore, invitatemi di nuovo!”.




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