domenica 25 aprile - Mauro Cananzi

Resistenza al giorno d’oggi

Festa della Liberazione! Siamo sicuri di essere realmente liberi? Nel corso degli anni siamo stati abituati, siamo cresciuti, con l'idea del 25 Aprile come giorno di festa. Festa per la Liberazione dell'Italia dall'oppressione Nazifascista. Siamo realmente sicuri che ciò sia avvenuto realmente?

 Non è necessariamente obbligatoria la presenza di uno sprezzante baffetto o di una testa glabra per poter affermare di essere sempre sotto il dominio di un potere tirannico. Oggi la dittatura la si trova in mille sfaccettature del quotidiano. La troviamo nella impossibilità di potersi difendere da accuse basate sul nulla, impossibili da contrastare per il semplice fatto che arrivano da un proprio superiore gerarchico e, guardacaso, la commissione che deve esaminare queste accuse (e le eventuali difese) appartiene alla stessa classe dirigente dell'accusatore.

La ritroviamo nella continua sovraesposizione mediatica di certi politici, i quali nell'eterno gioco delle parti, pur di stare sempre in primo piano, non si preoccupano minimamente di calpestare i diritti di milioni di cittadini, lucrando sulla pelle di poveri disperati che sono pronti a morire su una zattera in mezzo ad un mare in tempesta, scaricando le proprie colpe sempre su qualcun altro, senza mai assumersi le proprie. La ritroviamo in quei politici che con il loro populismo, con il loro sovranismo cercano ogni giorno di omologare i cittadini. O ragioni come loro oppure... "BRAVO 10 MIGRANTI A CASA TUA". Cosa significa ciò? O sei con me, come me oppure sei contro di me. Premettendo il fatto che ne accogliere a migliaia avendone la possibilità, e che preferisco condividere il pane con loro piuttosto che con quegli altri. Non siamo forse cresciuti, noi della generazione Y e prima di noi quelli della generazione x ed i baby boomers, con l'idea di uguaglianza e libertà? Con i canti dei partigiani imparati alle elementari. Con l'idea che il prossimo, anche se di pelle e religione diversa dalla nostra è sempre un essere umano, al pari nostro.

Oggi, guardando indietro mi rendo conto che c'è ancora tanto da fare per poter guardare avanti. C'è sempre più bisogno di resistere. Per fortuna non è più necessario imbracciare un fucile, ma ci sono mille nuovi modi per resistere e ci sarà sempre una montagna in cui rifugiarsi per combattere l'oppressione. A volte può bastare la sola parola per resistere. L'importante è RESISTERE, ognuno a modo suo, come può, contro la standardizzazione e l'omologazione delle masse. Solo così potremo tornare ad essere finalmente liberi. Ciao Belli, anzi BELLA CIAO

Foto di Anett Kazimierska da Pixabay 




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