martedì 26 gennaio - Aldo Funicelli

Report – finale di stagione 2020

Ultima puntata per questa stagione invernale: prima di lasciare il passo a Presadiretta, i giornalisti di Report racconteranno degli scontri di questi mesi tra l'Unione Europea e le multinazionali farmaceutiche sui vaccini.

Poi si torna sul piano pandemico con nuove rivelazioni, sulla sottovalutazione del rischio.

Un servizio dedicato alle origini del re dei monopattini e, nell'anteprima, il patto della Lega.

Il patto segreto - L'accordo del 2012 tra Bossi e Salvini

Nel 2014 Bossi e Salvini hanno firmato un accordo, un patto tra vecchio e nuovo, per dare mano libera a Salvini in cambio dei 6 milioni di euro che la nuova Lega avrebbe pagato all'ex senatore Brigandì, avvocato di Bossi.

I patto consentiva a Bossi di continuare a fare politica ma era anche un accordo giudiziario, perché evitava alla Lega di Bossi problemi coi magistrati (visto che poi arrivò il sequestro dei 49 ml).

Luca Chianca è andato a trovare l'ex tesoriere Stefani, ex senatore della Lega ed ex sottosegretario: era anche nel cda della banca Credieuronord, indagato e anche archiviato.

Stefani è un leghista vecchia maniera, Roma ladrona va bene, ma perché Roma rappresentava il potere, poi il potere sono diventati loro.

Report ha trovato le carte dell'accordo privato, firmato anche da Stefani, l'altro firmatario del patto è Brigandì, la cui carriera nella Lega finisce con lo scandalo dei 49 ml.

Dei 49 ml quasi 13 sono stati incassati dalla Lega di Maroni e 800mila euro da quella di Salvini: ma a pagare sono stati Bossi e la sua Lega.

Nel corso di una cena nasce quell'accordo, tra Salvini e Brigandì, da una parte la Lega di Bossi rinunciava i 6 milioni, che l'avvocato reclamava per vecchie parcelle. Ma in cambio Bossi continuava ad avere un ruolo politico.

Ma le cose sono andate diversamente: i 49ml sono spariti, Bossi e Belsito sono indagati e il patto tra Brigandì e Salvini è stato disatteso.

C'era un altro accordo, in cui si garantiva a Bossi la copertura per le sue spese di segreteria (si parla di 400mila euro l'anno): ma il nuovo partito ha messo in cassa integrazione l'ex segretaria di Bossi Cantamessa e gli ha staccato il telefono.

Il nuovo tesoriere Centemero lasciò fuori dalla porta Bossi e la sua segretaria: “per me è stata un'ingiustizia, perché per me, per tutti, tutti dovevano qualcosa a Bossi..”

L'unico punto rispettato del patto è stata la rinuncia alla querela da parte di Salvini, segretario, nei confronti di Bossi. Mentre Belsito ha fatto il processo, lasciato solo dal suo partito, ha pagato lui per tutti.

Il mago di Holbiz (Il re dei monopattini)

Per usare i monopattini si deve scaricare un'app, ci si deve registrare, si inseriscono i dati della carta di credito, e così si può sbloccare il mezzo per iniziare il viaggio.

Il monopattino serviva per decongestionare il traffico e inquinare di meno, per questo le amministrazioni hanno puntato su di lui, senza regolamentarne (nemmeno a livello nazionale) in modo omogeneo il suo utilizzo.

Dietro il monopattino ci sono imprenditori che studiano per essere l'Elon Musk del futuro: uno di loro è sicuramente Salvatore Palella, fondatore della società Helbiz, che è stata uno degli sponsor della cerimonia di insediamento del nuovo presidente Biden.

Helbiz Italia è stata fondata nel 2018 e in pochi mesi diventa in Europa uno dei leader dei monopattini: il nome per questa società è arrivata dalle due parole “help business”, l'idea era trovare un aiuto, un idraulico, un'elettricista attorno a te, poi come tante idee della Silicon valley è cambiata.

Di origini italiane,Palella oggi vive a New York, il suo ufficio è al 32 esimo piano di un grattacielo di Wall Street, dove ha accolto il giornalista di Report in modo “poco amichevole”.

Che tu non sia il benvenuto questo te lo posso dire anche io”: nessuno accoglie Report a braccia aperte, ma in questo caso erano presenti, oltre a Palella, anche i suoi avvocati.

Quello dei monopattini ha un giro d'affari stimato in 30 miliardi nel mondo: dobbiamo essere pronti a monitorare a chi vanno quei soldi, Palella è un imprenditore in tanti settori, ha avuto amicizie sbagliate e amicizie giuste, nel suo cammino.

Dietro Helbiz cosa c'è?

Un broker finanziario ha raccontato le sue relazioni, cominciata al Club 10, una palestra esclusiva, dentro cui è entrato grazie all'amicizia con Ricucci (quello dei furbetti del quartierino), aveva relazioni con Ponzellini (ex presidente di BPM), con Emilio Fede e Lorenzo Pellegrino, AD di Skrill, sponsor del Milan.

Tra i finanziatori trova Riccardo Silva, che ha un fondo di investimento che spazia dal calcio all'immobiliare: Silva investe su Helbiz, ma chi sono gli altri?

La società italiana dipende da Helbiz Dublino che è controllata da una Holding con sede nel Delaware: una struttura offshore, che scherma i veri proprietari.

La società italiana ha i conti in perdita, ha raccontato il consulente Bellavia, la società irlandese è anch'essa in perdita, controlla altre società vuote in Inghilterra e in Serbia: se è in perdita, come si giustificano le fortune di Palella?

Milano è il primo comune che apre le porte a Helbiz: ma al comune conoscono Palella? Hanno fatto controlli sui suoi finanziatori?

Da Milano poi sono arrivati altri accordi con altri comuni in Italia: la legge italiana aveva un buco che di fatto escludeva controlli su queste società di Monopattini.

Palella ha incassato le concessioni dai comuni di Milano, Roma, Salerno .. nessuno gli ha chiesto dei soci, dei soldi: la legge non lo prevede e tutti sono felici e contenti, anche che i soldi finiscono in Delaware, anche se i bilanci non giustificano lo stile di vita in America di Palella.

Come è diventato imprenditore Palella?

Helbiz Inc è stata perfino sponsor della festa per Biden: la sua ascesa nasce ad Acireale, a 19 anni va a Milano, dove fonda la startup Witamine, azienda che vende succhi di frutta.

Finisce coinvolta in una indagine della DDA, ritenuta società di un braccio destro di un boss della mafia: la procura alla fine delle indagini sequestra proprietà e locali per 16 ml, riconducibili al boss Fidanzati.

Il braccio destra era Michele Cilla, legato ai giri della Milano da bere, oggi ai domiciliari: “l'ho creato io [Palella], l'ho messo sotto la mia ala ..”

L'aiuto di Cilla non basta, la Witamine viene messa in liquidazione e così Palella torna in Sicilia e compra l'Acireale calcio, ma anche qui il sogno finisce presto: i giocatori non ricevevano lo stipendio, aspettando il bonifico dal proprietario.

Ad Acireale non ha lasciato un buon ricordo: il giornalista ha raccontato di crediti reclamati da vecchi amici dell'imprenditore, come l'ex autista Rocco Muscolino.

Qual è la verità? Palella ha saldato tutti i debiti, come afferma (ma solo dopo di aver saputo che Report era andata ad Acireale), oppure ha lasciato indietro delle cambiali, dei debiti?

Fatto sta che in pochi anni passa dall'Acireale calcio alle copertine sui giornali.

Ci sono poi le amicizie, alcune imbarazzanti: come Enzo Ercolano, erede della famiglia Ercolano Santapaola, che lo accompagnava quando andò ad incontrare un altro imprenditore, Massimino, da cui voleva comprare il marchio della squadra.

C'è perfino un audio tra Ercolano e Palella, in cui il boss lo insulta per non aver rispettato il patto con Massimino.

Palella non conosceva la parte “dark” di Ercolano, inglesismo per non usare la parola mafia. Ma allora perché si accompagnava con questa persona?

La passione per i bitcoin.

Palella nel 2018 si prende una copertina su Forbes, presso cui Helbiz compra molta pubblicità: presso la rivista spiegano che ci sono stati progetti per 10-12 mila euro al mese, con Forbes e con queste cifre, a quanto pare, si diventa imprenditore di successo.

A Londra Palella presenta una società (ICO) che vendeva servizi, pagati con Bitcoin a chi investiva: anche qui il progetto non va come doveva andare, i token quotati in borsa vengono delistati e gli investitori si ritrovano ad aver perso il capitale.

In America inizia una class action, 20000 persone sarebbero state truffate: Palella ha risposto che le persone dietro la class action sono molte meno e che la società di Singapore avrebbe ridato i soldi a tutti.

La class action non è un problema, anche Facebook ne ha subite molte, e forse si aprirà una class action anche in Italia.

Coi monopattini, Helbiz raccoglie i nostri dati, compreso i dati delle nostre carte di credito: anche questo è un punto che andrà regolamentato, come la questione dei monopattini abbandonati in modo scriteriato sui marciapiedi, un ostacolo per gli ipovedenti.

Il braccio di ferro tra governi e le case farmaceutiche – nelle mani del vaccino

I vaccini attualmente disponibili bloccheranno la malattia o anche il contagio? E quanto dureranno?

In Belgio stanno lavorando ad un vaccino nuovo, sulle basi di quello contro la febbre gialla: “noi invece puntiamo sull'immunità permanente e a bloccare la trasmissione” spiega Johan Neyts, professore dell'università di Leuven in Belgio.

A Leuven non stanno lavorando solo al vaccino ma anche alla ricerca di un farmaco anti-covid: “pensate a quanto successo a Bergamo ad inizio pandemia, a quanto avrebbe fatto la differenza avere un farmaco a disposizione. Abbiamo bisogno di un farmaco specifico contro la famiglia del corona virus, che è molto ampia, potrebbe esserci una mutazione immune al vaccino, o magari la prossima volta emergerà un virus più letale o che colpirà i bambini e noi non possiamo farci trovare impreparati.”

Ma forse per le multinazionali del farmaco conviene più un vaccino che debba essere rinnovato ogni anno, un problema per i paesi del terzo mondo: “i big pharma vogliono fare soldi, ma il problema è più grande che contenere il covid nel mondo occidentale, ci vuole un vaccino che sia utilizzabile in tutto il pianeta, altrimenti il virus potrebbe ritornarci come un boomerang”.

Stiamo pagando il ritardo e l'abbandono degli studi sul coronavirus, osserviamo con preoccupazione le sue varianti: dai documenti di Emaleaks, mail e documenti usciti dall'Ema, Report racconterà del braccio di ferro tra i governi, l'Ema e le case farmaceutiche per l'approvazione dei vaccini. E anche del tentativo di Pfizer che avrebbe riservato al mercato dosi di vaccino di qualità inferiore.

Non è detto che il vaccino sia capace di prevenire il virus, che prevenga anche i casi di asintomatici: per capirlo servirebbe uno studio di farmacovigilanza (e non si capisce se verrà fatto o meno).

Non solo, ci sono dubbi anche sulla percentuale di efficacia dichiarata dalle aziende (e che hanno portato al boom dei titoli in borsa). Se nei Trial avessero cercato anche gli asintomatici, la sua % di efficacia sarebbe inferiore, per capirlo sarebbe bastato fare un tampone ogni settimana a chi si sottoponeva ai trial, ma sarebbe costato troppo a Pfizer e Moderna e così, le aziende han preferito fare in fretta e arrivare subito alla certificazione.

Però le aziende farmaceutiche hanno preso soldi pubblici dai governi, ma senza la dovuta trasparenza: così oggi ti vaccini e non sai nemmeno se riuscirai a proteggere gli altri, dunque è probabile che continueremo ad usare le mascherine.

Gli Emaleaks

C'erano due esigenze quasi contrapposte, dietro l'approvazione dei nuovi vaccini: la necessità di fare test sicuri e dare una approvazione in fretta, per salvare vite umane.

Ci sono state pressioni sugli enti certificatori: sia in Europa e anche nell'America di Trump (contro la FDA).

Ci sono mail, arrivate ad un dirigente di Ema (e di cui Report è venuta in possesso), dove si parla di queste pressioni da parte della Commissione ue, dove si racconta che gli stati membri minacciavano di autorizzare in autonomia i vaccini, scavalcando l'agenzia. C' stata anche la presidente Von der Leyen che a novembre aveva fatto una dichiarazione secondo cui Ema avrebbe approvato i due vaccini di Moderna e Biontech entro il mese prossimo.

Ma Ema ha mantenuto la schiena dritta e Pfizer assicura che non ci sono problemi col suo vaccino.

Ora dobbiamo aspettare i vaccini di Astra Zeneca, su cui noi avevamo puntato: costa meno rispetto a quello di Pfizer ma è ancora in attesa di approvazione.

Quello che si capisce è che tutti hanno venduto la pelle dell'orso prima di averlo cacciato: oggi commissione e governo italiano minacciano azioni legali, ma bisognerebbe vedere cosa c'è dentro i contratti, ma sono tutti ancora secretati.

E se ci sono reazioni avverse, pagano gli stati.

E' un'influenza - Il piano pandemico

L'Oms lo scorso gennaio chiede ai paesi di mettere in piedi tutte le azioni per contrastare questa strana influenza e controllare l'influenza.

 

Report è entrata in possesso dei verbali delle riunioni del CTS: la task force sceglie di non far scattare il piano pandemico perché doveva decidere la politica.

Poteva scattare l'applicazione del piano pandemico ma invece si scelse di fare uno studio su questa pandemia, sul covid.

Ma noi il piano pandemico non era aggiornato dal 2006, lo dice l'ex direttore generale D'Amario per la prevenzione, dal 2018 al 2020 che, aggiunge, il piano di prevenzione non era una priorità per il governo.

Leggendo i verbali della task force, si comprende anche una certa sottovalutazione del rischio: il Covid era solo un'influenza, dicono Ippolito e Brusaferro.

Avremmo potuto avere un'altra storia con un piano pandemico vero, con una maggiore presa di coscienza del rischio, se il governo e il ministro avessero fatto altre scelte?




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