martedì 9 aprile - Aldo Funicelli

Report – Italy works: il check in sul reddito di cittadinanza

La due diligence al reddito di cittadinanza, l'analisi della manovra e cosa si nasconde tra le sue pieghe e, infine, i cinghiali che stanno chiedendo anche loro la cittadinanza, ma senza reddito.

 
Incontri ravvicinati a Roma – di Antonella Cignarale
 
I cinghiali sono arrivati anche nella capitale: sono animali che arrivano a pesare fino ad 1 quintale, ce ne sono circa un milione in Italia e ogni anno, oltre a creare danni ai contadini, causano incidenti con gli automobilisti e motociclisti, con morti e feriti.
 
Questo è il risultato che ottieni se abbandoni il territorio: i cinghiali arrivano sotto porta a sfamarsi sui cassonetti della spazzatura.
Cosa possono fare i cittadini? Un consigliere leghista (Ghiroldi) propone di armarsi di frecce e arco, a Roma un altro assessore ha proposto una convivenza.
Ma meglio armarsi di un bel bastone, se si vuole camminare nei parchi di Roma: al momento non esistono tecniche di sterilizzazione, l'unica è l'abbattimento.
Ma l'assessore Antonini propone una pacifica convivenza: ha proposto all'Ispre dei corsi per i cittadini romani su come comportarsi di fronte ad un cinghiale.
Ma mica è facile stare fermi davanti un cinghiale in carica, magari una femmina coi piccoli o un verro con delle zanne importanti.
 
A chi segnalare un attacco di un cinghiale, o un avvistamento? I vigili, la polizia, la forestale?
I carabinieri stanno ancora aspettando di capire come intervenire, non hanno i mezzi per catturarli, “lo Stato deve dare i mezzi”. Alla fine si capisce che dovrebbero intervenire le guardie provinciali, oggi in carico all'area metropolitana.
C'è un vuoto istituzionale che alla fine non porta a niente, fino a che non arriveremo a qualche ferimento importante.
 
A Roma è stata messa in piedi una task force con dentro guardia parco, personale dell'asl .. ma nel frattempo che interviene il cinghiale è già scappato.
 
Italy Works – di Claudia Di Pasquale
 
Il reddito di cittadinanza è una forma di supporto a chi non ha niente e anche un sistema che aiuta il disoccupato a rientrare nel mondo del lavoro.
Una riforma molto ambiziosa, era nel programma del M5S, su cui ci hanno messo la faccia: sarà erogato tramite una card stampata da Poste Italiane, che arriverà a più di 1 milione di persone.
Per ottenerlo si devono rispettare delle norme: isee, patrimonio finanziario e immobiliare, a verificare che queste norme siano rispettate sarà l'Inps.
Ma c'è un problema segnalato da Boeri: solo la Guardia di Finanza può controllare se altri membri del nucleo familiare non rispettino questi criteri, ma potrà fare controlli solo post erogazione del reddito.
Si crea così un problema di recupero di denaro pubblico, stimato in un miliardo: si poteva aspettare settembre, con l'Isee precompilato, ma – maliziosamente – Boeri faceva notare come forse l'obiettivo erano le elezioni europee di maggio.
 
Di Maio ha posto al centro del dibattito un tema importante, la povertà e il crollo dei posti di lavoro, per l'automazione (sempre più spinta con le nuove tecnologie).
Eravamo l'unico paese europeo con la Grecia a non avere norme a contrasto della povertà, fino al governo Gentilini: la riforma del governo giallo-verde prevede un reddito, ma in cambio il cittadino deve iscriversi ad una piattaforma ed accettare una delle tre proposte trovate dal sistema.
 
Per far funzionare il sistema Di Maio ha chiamato Mimmo Parisi, messo a capo dell'Anpal: arriva dall'America, dall'università del Mississippi, dove lavorava Parisi.
X-Park è il centro dove lavorava Parisi, che partiva dall'analisi dei dati per migliorare il benessere umano: tra i progetti realizzato, Mississippi Works, per far incontrare domanda e offerta di lavoro, un portale e anche una app per cellulare.
Ma sulla App e sul portale c'è un problema nella ricerca dei lavori, come se ci fosse un filtro a monte.
E' stato il governo del Mississippi a voler realizzare questo portale: tramite i centri per l'impiego il 60% delle persone che vi si rivolgono trovano un lavoro.
Il disoccupato che cerca un lavoro, deve dimostrare di essersi attivato per cercarne uno nuovo e il portale lo aiuta in questa ricerca: effettivamente il tasso di disoccupazione è calato, in uno stato che è uno dei più poveri degli Stati Uniti (circa il 20% della popolazione vive in condizioni di povertà).
 
Lo stato più povero è anche lo stato con la paga più bassa negli Stati Uniti, dove la gente riceve sussidi bassissimi (170 euro, per una famiglia con tre figli), vive in case diroccate.
Il costo della vita è più basso, ma è basso anche il livello di istruzione: in questo Stato sono arrivate aziende straniere, come la Nissan che ha portato qui un impianto grazie agli sgravi.
 
Mississippi Works, lo raccontano le persone che conoscono come stanno le cose, è solo una barriera per impedire alle persone di ricevere sussidi.
 
Ci sarebbe anche una questione di potenziale conflitto di interesse: il software dietro il reddito di cittadinanza è di un'azienda americana, l'idea di Parisi era quella di portare qui i suoi collaboratori per portar qui il know how.
Ma in Italia serve un bando, una gara: ma Di Maio voleva trovare una strada veloce e anche legale, dunque si deve fare il bando.
Ma si deve aspettare l'accordo stato regioni, dunque il bando ancora non c'è: “non sarà semplice ...”.
 
Dunque, se vuoi il reddito, devi iscriverti alla piattaforma, che ha qualche criticità, non mostra tutti i posti di lavoro. Dunque, come funziona l'algoritmo?
Serve maggiore trasparenza, per non far sorgere dubbi di discriminazione, per razza, istruzione o altro.
Mississippi Works non ha abbattuto la povertà ma ha consentito al dipartimento del lavoro di avere meno dipendenti, con la sua adozione.
 
E la situazione in Italia per i centri per l'impiego, qual è?
Dovranno trovare tre lavori, un'offerta congrua, la legge non specifica che sia un contratto indeterminato (può essere anche un contratto a tre mesi), e la prima volta può essere fino a 100km di distanza (o 100 minuti di viaggio).
 
Ma nei centri per l'impiego in Italia ci sono ancora le offerte sulle bacheche: al momento, a Crotone o Lamezia, mancano ancora le offerte delle aziende limitrofe.
Come faranno a trovare tre offerte per le migliaia di disoccupati? Non sarà un'impresa facile.
 
Lamezia, Crotone e infine Cirò Marina: 12000 iscritti e poche offerte anche qui.
La provincia di Crotone ha il tasso di disoccupazione al 27%: il problema è il lavoro che non c'è, in questa regione del sud.
C'è poi la seconda offerta di lavoro, che da Crotone ti porta fuori regioni, in zone sempre con poche opportunità.
E poi l'offerta che non si può rifiutare, in tutta Italia: ma in Italia i centri per l'impiego non sono quasi mai la soluzione per trovare un lavoro.
E, come quello di Primavalle, hanno anche qualche problema di stabilità, sui soffitti.
 
In Lombardia, i centri per l'impiego funzionano meglio: a Milano, in uno di questi, gli utenti possono consultare online le offerte. Il servizio è gestito dall'Afol, che ha 540 operatori, si occupano anche di fare corsi di formazione.
Ma anche qui a Milano, di fronte al numero di disoccupati, mancano le offerte di lavoro: solo il 3% delle persone in Italia trova lavoro in un centro.
Di fronte a questa obiezione, il ministro Di Maio ha risposto tirando fuori gli investimenti fatti sui centri, l'accordo con le regioni. Ma si andrà a regime tra un anno almeno: cosa facciamo nell'attesa?
I disoccupati saranno affidati ai navigator, una figura che orienta il disoccupato nel momento del bisogno: anche loro sono persone che oggi non esistono, così il ministero ne ha assunte 6000 con contratto a termine che dovranno essere formate.
 
Ma anche questi navigator saranno formati dai 650 precari dell'ufficio delle politiche attive (Anpal Servizi): precari che formano altri precari per aiutare persone a non essere senza lavoro.
Il governo su Anpal ha messo solo 1 milione di euro, pochi di loro verranno stabilizzati, mentre sono 270 ml di euro quelli messi per i navigator, che lavoreranno sotto controllo delle regioni.
 
E qui nasce un altro problema, perché nelle regioni non c'è posto per i 6000 navigator: inoltre le regioni hanno protestato sul fatto che spettava a loro formare i disoccupati, così si è passati da 6000 navigator a 3000 assistenti tecnici nei centri per l'impiego.
Un accordo al ribasso, dunque.
 
Nel giro di un mese e mezzo si può fare la selezione dei navigator: di questo è sicuro Di Maio, ma ad oggi è pronto solo il bando per la scelta della società che deve fare formazione ..
 
Ma se la situazione dei centri per l'impiego è quella drammatica che ha raccontato Di Pasquale è colpa dei governi precedenti: in capo alle province, poi le regioni, infine allo Stato ..
 
Di Maio si è ispirato anche alla riforma Hartz 4, in Germania: per questo progetto il governo stanzia 36 miliardi, i centri per l'impiego funzionano, ma offrono solo lavori a breve termine.
E poi, i centri per l'impiego sono anche sanzionatori: con Hartz 4 non si esce dalla povertà, è una sorta di trappola per la povertà, non se ne esce mai.
Sono 1 milione di persone rimaste in Hartz 4 per più di 10 anni: sono persone che per le statistiche sono occupate ma che in realtà fanno lavoretti uno dietro l'altro.
 
Così, si scopre, che in Germania la povertà è cresciuta in questi anni: migliaia di persone sono rimaste bloccate sulla soglia della povertà, persone che si sentono in colpa se non rispettano le norme sancite dai centri per l'impiego, norme che non puoi rifiutare.
Non chiamiamolo reddito di cittadinanza dunque: se sei povero non hai colpe.
 
Peccato che oggi non abbiamo risorse per un reddito universale.
 
Dalla Germania alla California, San Francisco: qui siamo in una zona con il più alto reddito in America ma si trovano poveri per strada. Qui il costo della vita è alto, anche se hai un lavoro rischi di essere povero.
Poco lontano, a Stockton, si trasfericono le persone che non riescono a trovare casa a San Francisco: qui stanno sperimentando il reddito di base, 500 dollari al mese, incondizionati, senza vincoli.
Il progetto costa 1 milione di dollari finanziati da una rete filantropica, al cui interno troviamo un consigliere di Obama: il reddito di base è un diritto di ogni cittadino e questo sta diventando un mantra di tutti i big della Silicon Valley.
Come mai Google, Facebook vogliono il reddito di base universale? Perché sanno che l'automazione farà perdere posti di lavoro, così lo Stato deve sopperire a questa nuova ondata di povertà fornendo il reddito di base.
 
Nella Tesla di Elon Musk (altro fan del reddito universale pagato dal pubblico) non ci sono sindacati, gli stipendi sono i più bassi, meno di un fast food: eppure Musk vuole il reddito di cittadinanza, ma forse dovrebbe preoccuparsi di più dello stipendio dei suoi dipendenti.
 
In Italia se volessimo arrivare ad un reddito universale per tutti, che sostituisca il welfare, servirebbe una spesa pari al 25% di PIL.
Una cosa irrealizzabile, bisognerebbe tagliare buona parte della spesa pubblica.
 
Il M5S, con Di Maio punta al reddito di cittadinanza, già da maggio.
Mentre con Casaleggio o Di Battista parlano di reddito universale, due visioni completamente diverse.
Il rischio è che si sta facendo tutto troppo in fretta e che questa riforma si trasformi in un assistenzialismo.
 
Presa diretta aveva proposto, l'anno scorso, di far pagare ai big della rete, una tassa con cui finanziare il reddito di cittadinanza universale: i big della Silicon Valley, quelli che hanno nascosto i loro profitti nei paradisi fiscali, che sfruttano i loro dipendenti e che oggi vogliono il reddito universale ma pagato dallo Stato.



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