mercoledì 6 maggio - Aldo Funicelli

Report: GPS, il fantasma delle province e le mascherine

Prima di affrontare il tema delle province e dei dispositivi medici, l'inchiesta di Lucina Paternesi sulle app che usano il sistema del GPS per la gestione del traffico.

Va dove ti porta il GPS
L'App Immuni servirà per tracciare l'infezione del virus: in Italia la stiamo sviluppando, in Germania stanno usando la stessa tecnologia già in uso da Google col GPS, mentre in Italia abbiamo scelto il bluetooth.
Quanto sarà affidabile questa App? Possiamo essere sicuri di come gestiranno i nostri dati?
 
Prima della pandemia Report aveva fatto una sua indagine su come funzionano le APP che usano il GPS: ma la tracciabilità di questi due colossi è sempre affidabile?
Perché col Covid non si sbaglia strada, si rischia di non bloccare una pandemia.
 
A Baunei, in Sardegna, Google faceva sbagliare sistematicamente la strada a tutti i turisti, che venivano mandati su una strada impervia, senza rete telefonica.
Oggi i percorsi sono tutti mappati ma, poco oltre, Google Maps fa perdere l'ingresso del sito archeologico del Supramonte a Nuoro.
 
Tutti si fidano di Google Maps, ma nonostante le segnalazioni, il problema rimane.
 
Sul Brennero, si creavano gorghi per tutti i furbetti che volevano evitare le code sull'autostrada, infilandosi nei paesini grazie ai suggerimenti di Google Maps (ma anche Waze o Tom Tom): succede così che camion e auto ingolfano i paesi e i loro conducenti sono stati multati.
 
Come fanno queste App a capire se c'è traffico? Quella migliore, in base ai test di Report è Tom Tom, che ha inventato street view ben prima di Google.
 
Report è andata ad Asmterdam al loro quartier generale: riescono a mappare una città in poche ore, i loro computer incrociano dati provenienti dai device (che si paga per il servizio), mentre se usiamo Google Maps, si paga cedendo i nostri dati personali.
 
Questi strumenti poi fanno spegnere una parte del nostro cervello, quello dedicato all'orientamento: se ci affidiamo alla tecnologia, perdiamo la capacità di orientarci, è come se non allenassimo più un muscolo.
 
Settimana prossima Lucina Paternesi cercherà di raccontare quel poco che si sa dell'App Immuni.
 
I soliti ignoti di Manuele Bonaccorsi
 
Report è tornata ad occuparsi dell'emergenza coronavirus, su alcune storie che non tornano: per esempio la vicenda che ha coinvolto l'ex presidente Pivetti e una sua società con sede a San Marino, che ha comprato delle mascherine dalla Cina, poi vendute alla Protezione Civile (secondo tre procure, con certificati falsi).
C'è poi la questione della società Medtronic e della lettera di Arcuri che bloccava le requisizioni (di pezzi di ricambio di loro macchinari, che Medtronic voleva vendere all'estero), “per indifferibili e superiori interessi nazionali”. Quali erano questi interessi?
E Arcuri perché era sicuro che non avremmo più avuto bisogno, nel futuro, di questi pezzi di ricambio?
Arcuri ha risposto alla giornalista dicendo che lui è sicuro, che se mai dovesse scoprire che mancano respiratori cambierà idea.. Che “forse” avevamo abbastanza respiratori.
Ma forse non basta.
 
Le province, questi fantasmi di Bernardo Iovene
 
L'Unione delle Province presenterà al presidente Conte un progetto per ridisegnarne le competenze: potrebbero essere una risorsa per far ripartire il paese, ma oggi sono solo un problema.
Oggi, con la riforma Delrio, si devono occupare solo di strade, ambiente e scuole: oggi sono l'emblema degli egoismi, per colpa del meccanismo di elezione dei membri dei loro rappresentanti.
Sindaci e assessori dei grandi comuni pesano molto di più dei voti dei piccoli comuni: così i territori più piccoli non sono rappresentati.
Iovene ha girato il paese per capire come stanno funzionando le province, partendo da Belluno, dove molti amministratori di piccoli paesi vorrebbero tornare all'antico.
 
Di diverso parere i cittadini, che considerano le province un costo, meglio girare le competenze ai sindaci.
Colpa della riforma zoppa, che non ha abolito questo ente, di fatto le ha depotenziate: i loro dipendenti sono stati pensionati o collocati presso regioni, ministeri o tribunali.
Pochi hanno continuato a lavorare come prima: abbiamo risparmiato solo 52ml, mentre per la ricollocazione abbiamo speso 16ml.
Nel corso degli anni sono stati tagliati i fondi a questi enti territoriali, da Berlusconi a Renzi, per un totale di 5 miliardi di euro, anche in modo forzoso.
 
In Sicilia le province sono state trasformate in consorzi, ma a distanza di sette anni sono ancora commissariate e i dipendenti sono rimasti al loro posto e grazie al prelievo forzoso sono rimaste senza stipendio.
Non solo, nemmeno le elezioni ci sono state per dei contenziosi con chi voleva mantenere il meccanismo elettivo.
Si parla di riforma “Giletti”, Crocetta è andato ospite dal giornalista e poi il giorno dopo ha abolito le province: “avevamo già il disegno di legge che preparavamo da mesi” ha risposto l'ex governatore.
Le province non servivano a niente, tranne a fare manutenzione alle strade provinciali e a dare contributi ai comuni per le fiere paesane.
Per i dipendenti cosa aveva previsto lei – ha chiesto Iacona?
“Chi prendeva la funzione (della manutenzione delle strade, delle scuole,..) prendeva anche i dipendenti”.
Ma poi Crocetta ha mandato un commissario, dalla regione, per commissariare questi nuovi enti: “il commissario lo mandai per governare la transizione, ma c'erano tempi molto stretti per eleggere gli organi dei consorzi. Che erano organi di autogoverno.”
Ma a tutt'oggi, dopo 7 anni, in molte ex province ci sono ancora i commissari, tutto è rimasto com'era e in alcune province come Agrigento i dipendenti sono rimasti senza stipendio.
 
Così ora i dipendenti di Siracusa per sopravvivere hanno dovuto impegnarsi i loro beni di famiglia: l'ente di Siracusa non ha nemmeno i soldi per gestire le strade e la manutenzione delle scuole. Al liceo Quintiliano un lastrone è caduto dal solaio, colpendo di striscio due studentesse.
 
Le province esistono ma non possono fare nulla per scuole e strade e si è pure indebitato con gli istituti per i lavori di manutenzione svolti.
Altri crediti sono vantati da società di servizio (come Telecom) o da cooperative: l'ente ex provincia è oggi in rosso.
 
Le strade sono dissestate, ci sono segnali di blocco, ma “qui passano tutti” e si aspetta solo il disastro.
Nell'interno di Siracusa è anche peggio, per quanto riguarda la condizione delle strade.
 
Le province hanno versato allo Stato più di quanto dovevano: quest'anno circa 80 milioni torneranno a questi enti, dopo che la Corte dei Conti ha stabilito che lo stato aveva preso più di quanto doveva.
 
In tanti, tra sindaci e assessori, vorrebbero tornare alle vecchie gestioni: in Sicilia poi, il parlamento ha votato leggi per l'elezione diretta per i membri delle province, ma non si può fare, lo ha anche ribadito più volte la Corte Costituzionale.
 
“L'elezione diretta è la democrazia” dice il neo presidente Musumeci: il voto per le province è stato rinviato ad oggi cinque volte, in Sicilia.
Questa situazione, tra tragedia e grottesco, non potrà prolungarsi oltre, per rispetto nei confronti dei cittadini, dei dipendenti, degli alunni delle scuole ..
 
Dalla Sicilia al Friuli: qui le province sono state abolite dall'ex governatore Serracchiani, trasformate in Unioni Territoriali, i sindaci dovevano riunirsi in aree vaste per ottimizzare i costi. Alla fine hanno prevalso i costi e gli interessi di partito: è finita in tutti contro tutti, regione, enti, comuni.
 
Iovene ha incontrato l'ex presidente della provincia di Udine, oggi sindaco della città, che è ancora nostalgico del gonfalone.
L'ente provincia non serviva, spiega la Serracchiani: per abolire la parola provincia sono serviti diversi passaggi parlamentari, per l'approvazione.
Nel 2016 sono abolite le cinque provincie e ha suddiviso i comuni in diverse UTI, unioni territoriali: erano luoghi per prendere decisioni che vanno oltre l'interesse del comune.
Per incentivare queste unioni erano previsti degli incentivi: i comuni del centrodestra hanno disobbedito a questa “unione” (erano 50 su 216).
 
Così i soldi dalla regione arrivavano alle aree vaste, dei comuni non ribelli del centrosinistra: ma anziché l'interesse dell'area territoriale, prevaleva l'interesse dei singoli comuni.
Ora, con l'amministrazione leghista, si vuole tornare alle vecchie province: ma tra i primi atti della giunta leghista c'è stata la ridistribuzione delle risorse ai comuni contrari a questa riforma, tutti amministrati dal centrodestra.
 
Le Uti sono state soppresse e commissariate, sono morte per asfissia perché la giunta regionale ha tolto loro le risorse: così ora per non dover tornare in Parlamento e ripristinare le province, si è ancora cambiato nome (Enti decentrati regionali).
Ma cosa si vuole fare delle province in Friuli, a parte l'elezione diretta?
Servirà un nuovo cambio di statuto, nuove elezioni ..
 
In Sardegna la regione ha fatto il pasticcio peggiore: quattro province sono state abolite nel 2012, ma dopo otto anni regna il disordine, non è stato messo in moto il meccanismo di elezione di questi enti, ci sono sindaci che litigano per avere il capoluogo …
 
Le province in Sardegna sono commissariate, compresa quella di Sassari la più grande d'Italia: oggi il commissario, senza risorse (per il prelievo forzoso dallo Stato), deve occuparsi di strade, scuole e ambiente.
Ma poi c'è il sindaco di Olbia, che non si sente parte della provincia di Sassari, perché aspetta che si crei quella di Olbia Tempio.
Provincia che non c'è più ma che ha un subcommissario, di Forza Italia, per gestire questa zona omogenea: nonostante un referendum del 2012, qui si sta portando avanti un ribaltone, nuove province ed elezione diretta.
 
Stessa posizione di Forza Italia ce l'hanno gli amministratori del M5S, di FDI e anche la regione Sardegna, per voce dell'assessore Sanna.
Saranno create nuove province, sei più due aree metropolitane, Cagliari e Sassari, con elezione diretta e con i tanti litigi per definire i capoluoghi.
Qui vanno avanti, anche se la Corte Costituzionale ha bocciato, come in Sicilia, l'elezione diretta.
 
Lo ha spiegato bene il ministro Boccia: deve decidere il Parlamento, se ci deve essere o meno l'elezione diretta.
 
76 province nelle regioni ordinarie, due in Trentino, sei liberi consorzi in Sicilia, il Friuli le rivorrebbe: in Italia i territori sono frammentati in enti che non parlano tra di loro, dove le funzioni sono spalmate tra enti diversi e agenzie diverse.
152 comunità montane, enti di bonifica ..
 
Bernardo Iovene è andato dall'ideatore della legge di elezione delle province, Graziano Delrio: “La provincia esiste ed è governata dai sindaci: il problema del pasticcio delle province nasce dal fatto che le regioni davano loro delle funzioni ma non i soldi e adesso è arrivato il momento in cui l'ente deve trovare delle figure apicali e dirigenziali.. Io sono convinto che questa non sia stata una rivoluzione mancata.”
 
I tagli fatti alle province sono stati superiori ai bilanci delle stesse: i conti sbagliati le hanno lasciate senza soldi, senza risorsi per strade e scuole.
Risorse che devono essere trovate da parte del MEF: la sottosegretaria Castelli ha sì parlato di nuove risorse, ma i prelievi forzosi continueranno.
 
L'Unione delle province oggi hanno presentato al governo un piano, contenente nuovi progetti per scuole e strade: c'è un DDL che al momento è ancora vago sul riordino degli enti locali.
Iovene ha intervistato anche il sottosegretario agli interni Variati, che dovrebbe seguire proprio questo riordino.
 
Ma qui arriviamo al problema: meno funzioni o più funzioni?
In questo momento potrebbero essere un volano per la ripartenza: ammodernare il paese, dare ossigeno alle imprese locali.
 
E per evitare disastri come il crollo del viadotto nella provincia di Massa Carrara,
sulle cui competenze c'è stato un rimpalleggio con Anas.
Il presidio del territorio è importante, come ha dimostrato l'emergenza per il coronavirus: forse, anziché tagliare, si poteva provare a far funzionare questi enti, con politici competenti e non scelti per fedeltà ai partiti.



Lasciare un commento