mercoledì 21 luglio - UAAR - A ragion veduta

Religione | Una macchina da soldi, un sistema di potere

Oltre tre miliardi di euro annui di buoni motivi già sarebbero più che sufficienti, in una economia scricchiolante ben prima della pandemia e tendente a tagliare il welfare piuttosto che i privilegi ecclesiastici, per poter dire che sarebbe davvero ora di abolire il Concordato.

Un miliardo dall’8permille, soprattutto grazie al meccanismo perverso delle quote inespresse, ancora di più per lo stipendio degli insegnanti di religione nella scuola pubblica, scelti dal vescovo ma pagati da tutti noi, ai quali vanno aggiunti esenzioni fiscali e doganali nonché l’obbligo a carico dello stato di garantire la sicurezza tra le mura del Vaticano (altro che guardie svizzere).

Tutto per il Concordato. Quello che proprio in questi giorni è tornato alla ribalta perché invocato contro il Ddl Zan dal Vaticano come trattato internazionale, natura giuridica peraltro sostenuta dalla nostra stessa Consulta nell’atto di dichiarare impossibile la sua sottoposizione a referendum abrogativo ex art. 75 Cost. Quel figlio diretto dei fascisti patti Lateranensi del 1929, stipulati il giorno della supposta apparizione della madonna di Lourdes e nominati nella non più fascista nostra Costituzione nel tragico articolo 7, che nella sua revisione craxiana del 1984 pur eliminando la dicitura di religione di Stato conferma l’indipendenza e la sovranità degli ordinamenti, introduce il meccanismo dell’8permille sostituendo la vecchia e ben più ridotta congrua, rende facoltativo l’insegnamento della dottrina cattolica negli istituti pubblici ma la impone fin dalle scuole dell’infanzia, disciplina un sistema facilitato per il riconoscimento delle sentenze di nullità del matrimonio e un altrettanto accurato sistema di impunità e immunità per le gerarchie ecclesiastiche. Per non parlare della parificazione delle scuole e dei titoli degli istituti confessionali o della garanzia delle festività religiose: oltre a tutte le domeniche e al santo patrono di ogni città, delle undici giornate festive della Repubblica italiana, sette sono esclusivamente cattoliche. Il 15 agosto, per dirne una, è festivo perché assunzione di Maria (sic.) Un ossimoro in un paese così proibizionista.

E, a torto o ragione, questo Concordato (ma con chi?) permette persino di intervenire in suo nome a gamba tesa nei procedimenti legislativi di uno Stato a tutti gli effetti estero. Chissà perché quando potrebbero per una volta aver ragione i sovranisti non si palesano mai. Di più, subiscono una metamorfosi che li porta a ringraziare il Vaticano per l’ingerenza diplomatica (Salvini si è aggiudicato la “clericalata” assegnata dall’Uaar la scorsa settimana proprio per questa prodezza).

D’altronde seppur non unico esempio europeo (fra gli altri San Marino e Polonia) il nostro è senz’altro il più lampante di come dover scendere a compromessi reciproci con una entità religiosa specifica per quanto riguarda la disciplina di molteplici aspetti della vita civile si trasformi in concreto in un sostanziale privilegio per la parte confessionale.

La stessa Uaar è nata, più di 30 anni fa, proprio a seguito del silenzio assordante seguito, e che segue tuttora, alla stipula degli accordi di Palazzo Madama. E ancora oggi infatti nonostante la progressiva secolarizzazione e la sempre più pluralistica composizione della nostra società, retaggi fascisti riaffermati ogni giorno nella quotidianità di ciascuno di noi comportano privilegi ingiustificati ed esborsi diretti anche per i cittadini non o diversamente credenti. E visto che la stessa Santa Sede si appella al diritto internazionale, bisognerebbe applicarne bene i due principi fondamentali: pacta sunt servanda, sì, i patti vanno rispettati, ma rebus sic stantibus, finché le cose non cambiano. E di cose invece ne sono cambiate parecchie e, ci auguriamo, continueranno a cambiare. Perché al posto dei privilegi si riconoscano equanimi diritti. Noi nel frattempo come cittadini, contribuenti, non credenti come sempre e dall’inizio, non concordiamo.

La redazione

Articolo pubblicato su Left del 2 luglio 2021

 




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