giovedì 10 gennaio - Emilia Urso Anfuso

Reddito di cittadinanza: importare un errore tedesco provocherà disastri

Su Libero in edicola lo scorso 31 Dicembre, è stato pubblicato un mio approfondimento in relazione al tanto sbandierato, e propagandato, “Reddito di cittadinanza” fortemente sostenuto dal M5S e dal suo elettorato.

In fondo a questo articolo, l'immagine dell'articolo in questione.

Non è la prima volta che tento di spiegare agli italiani, attraverso i miei articoli, che questa misura non è affatto la panacea dei mali di chi versa in condizioni economiche disastrose e di chi è disperatamente alla ricerca di un posto di lavoro che torni a dare dignità a padri e madri di famiglia, a giovani e meno giovani.

Le ragioni per cui questa misura non è risolutiva ma, anzi, peggiorativa della condizione di milioni di italiani, le dà la stessa Germania che varò, nel 2005, la riforma Hartz IV, applicando – di fatto – la stessa misura che ora sta per essere introdotta nel nostro paese.

Peccato che, a distanza di 13 anni dall’avvio in Germania di questa riforma, la stessa sinistra tedesca che l'ha fortemente sostenuta e varata, ora stia premendo affinché sia cancellata. Le ragioni sono semplici: non ha affatto promosso e sviluppato il mercato del lavoro, ma creato precarietà e disperazione, oltre a un sistema che impone ai tedeschi di accettare qualsiasi tipi di lavoro, anche per pochi giorni – i cosiddetti Minijobs – e spostandosi come ebrei erranti su tutto il territorio nazionale. Roba da brividi.

Ora, ecco che in Italia si pretende di importare un grosso errore tedesco. Basta parlare con un po’ di cittadini tedeschi per comprendere la situazione reale, e ne avevo parlato in questo articolo pubblicato nel 2013: non è vero che la Germania è migliore dell’Italia.

Oltre tutto questo, è necessario fare una riflessione: le condizioni preliminari esistenti in Germania nel 2005 erano del tutto diverse da quelle italiane attuali. I centri per l’impiego erano efficienti e vi erano impiegate il giusto numero di risorse atte ad avviare la riforma.

Da noi, oltre il fatto che ora si pretenda di riformare i centri per l’impiego in circa due mesi, non avendo nemmeno chiaro in mente come assumere gli impiegati necessari a realizzare la riforma tanto cara ai grillini (tramite concorso? A chiamata diretta?) mancano le coperture necessarie a saziare l’intera platea di cittadini che, a buon diritto, potrebbero rientrare nel progetto.

Non basta: a breve, per realizzare il reddito di cittadinanza, sarà sospeso il REI varato dal governo Gentiloni, a causa dell'entrata in vigore della riforma grillina.

Tra coperture mancanti, centri per l’impiego da riformare, e una riforma che fa acqua da tutte le parti e che la stessa nazione da cui è stata interamente copiata sta tentando di cancellare, sarà interessante osservare come, probabilmente, le prime vittime di tutto questo bailamme saranno proprio i sostenitori più agguerriti: quella parte di elettorato che nel reddito di cittadinanza modello tedesco vedono la soluzione alla crisi economica e del mercato del lavoro, e quella parte di governo che ha fatto del reddito di cittadinanza il cavallo di battaglia politico, anche in vista delle elezioni europee.

Nel frattempo la popolazione nazionale di classe media soffoca, affossata da un sistema politico che ormai – palesemente – è interessata solo a pavoneggiarsi e a dimostrare che “il cambiamento è iniziato”.

Peccato che non abbiano chiarito di quale cambiamento stessero parlando…

 




Lasciare un commento