venerdì 17 settembre 2010 - Damiano Mazzotti

Reality Italia. L’Italia vista con gli occhi di Riccardo Iacona

“L’Italia in Presadiretta” è il primo libro del giornalista televisivo Riccardo Iacona (www.chiarelettere.it, 2010).

Iacona è un giornalista vecchia maniera a cui piace consumare le suole delle scarpe per toccare con mano le problematiche e i fatti del momento. Infatti questo libro è un impegnativo viaggio nelle regioni italiane abbandonate dalla politica e abitate da uomini stanchi dei soliti politici.

I temi centrali di questo libro sono la criminalità, la giustizia, la scuola, il terremoto abruzzese, la gestione pubblica e privata dell’acqua, l’edilizia popolare. In genere queste cose non si approfondiscono in Tv, poiché gran parte dei giornalisti Rai ha rinunciato all’autonomia professionale e ha lasciato l’interpretazione e la spiegazione dei fatti ai politici: “la Rai si è lasciata dettare l’agenda dagli interessi della politica anziché del suo pubblico, dei suoi abbonati” (p. 30).

Scuola. Bisogna sottolineare che “Dal 1990 al 2009 la spesa per la scuola è passata da quasi il 4 per cento al 2,8 per cento del Pil, cioè la scuola ha ricevuto 17 miliardi di euro in meno”. E ora siamo al penultimo posto in Europa (dopo di noi c’è la Slovacchia). Inoltre lo Stato non trasferisce alcuni fondi alle scuole, che hanno i conti in rosso e sono a rischio chiusura (p. 116 e 117).

Edilizia popolare. “La politica ha rinunciato a governare. E sono state le grandi società immobiliari a i costruttori a cambiare la faccia delle città. A Milano ormai vive solo chi si può permettere i prezzi imposti dal privato” (p. 126).

Gestione idrica. Per comprendere la questione delle forme di gestione privatizzata dell’acqua è sufficiente riportare questa testimonianza del sindaco di Anghiari (Arezzo): “Oggi non decidono più i singoli comuni, decidono tutto le banche, persino l’ordine del giorno delle riunioni” (p. 148).

Giustizia. “Si è tagliato così tanto che si è raggiunto un livello sotto il quale anche i soldi stanziati sono buttati, perché mantengono un sistema dove centinai di migliaia di processi all’anno saltano per prescrizione e finiscono nel nulla” (Iacona, p. 67). Però se si formasse la volontà politica si potrebbero applicare soluzioni pragmatiche a costo quasi zero: si potrebbero depenalizzare alcuni reati, “come quelli legati al consumo della droga, per esempio, o all’immigrazione clandestina, il cui spostamento dalle aule di giustizia e dal carcere all’ambito amministrativo alleggerirebbe di un colpo solo il carico di lavoro dei palazzi di giustizia e svuoterebbe di più del 30 per cento le carceri italiane” (Alfredo Robledo, magistrato). Del resto i veri criminali vengono lasciati agire poiché procurano un sacco di liquidità alle banche: “Il fatturato della ‘ndrangheta è di 44 miliardi di euro, il 2,9 per cento del Pil italiano” (Nicola Gratteri, Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria).

Indubbiamente c’è molta distanza tra il paese descritto da Iacona e quello decantato dal presidente del nostro Stivale. Finora Berlusconi è riuscito a trasmettere un’Italia immaginaria e attraverso i suoi media ha creato un esercito di spettatori-elettori passivi, "dopati" e rassegnati.

Ma il problema vero dell’Italia è la nostra vecchia concezione di italianità e la relativa inciviltà.




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