venerdì 19 novembre - UAAR - A ragion veduta

Rapporto 2021 sulla libertà di pensiero: ecco lo stato del mondo

Atei e agnostici sono discriminati in 144 paesi del mondo: in 39 c’è una religione di Stato; in 35 la legislazione deriva, in tutto o in parte, dal diritto religioso; in 12 esponenti del governo o agenzie statali emarginano, molestano o incitano all’odio o alla violenza contro le persone non religiose; in 83 la blasfemia è un reato e in 6 tra questi è punibile con la pena di morte; in 17 l’apostasia è un reato e in 12 tra questi è punibile con la morte; in 79 vige un discriminatorio sistema di finanziamento della religione; in 19 è possibile il ricorso a tribunali religiosi su questioni familiari o morali; in 26 è fatto divieto ai non religiosi di ricoprire alcuni incarichi; in 33 l’istruzione religiosa è obbligatoria nelle scuole statali senza un’alternativa laica; in 16 è difficile o illegale gestire un’organizzazione apertamente umanista.

È questo il quadro che emerge dalla nuova edizione, diffusa oggi, del Rapporto sulla libertà di pensiero nel mondo, promosso dall’Humanists International (di cui l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti fa parte).

Ogni anno, un terzo di tutti i paesi del mondo viene esaminato nell’ambito di un ciclo continuo di aggiornamenti, e a partire da quest’anno anche alla luce di due nuovi parametri che vanno ad aggiungersi a quelli utilizzati nelle edizioni passate: il modo in cui l’influenza della religione nella vita pubblica mina il diritto all’uguaglianza e/o alla non discriminazione, colpendo in modo particolare i diritti delle donne e delle persone lgbti+; e il modo in cui la mancata regolamentazione dell’obiezione di coscienza si traduce nella negazione di servizi alle donne e alle persone lgbti+.

Tra i focus da segnalare quelli sull’Afghanistan post ritiro truppe statunitensi; sul Ghana, con la discussione in corso su un progetto di legge che prevede una pena fino a cinque anni di reclusione per le persone lgbti+ e una pena fino a dieci anni per chiunque si impegni in attività di advocacy in materia; sul Myanmar, dopo il colpo di Stato del febbraio scorso; e sull’Uruguay, dove la Ley de Consideración Urguente approvata nell’ottobre 2020 concede alla polizia maggiori poteri nell’uso della forza per sedare le proteste, frappone maggiori ostacoli alle manifestazioni e al lavoro dei sindacati, e criminalizza le critiche alla polizia.

«Il Rapporto sulla libertà di pensiero di quest’anno offre, ancora una volta, una lettura cupa», ha dichiarato il presidente di Humanists International, Andrew Copson. «questo diffuso e continuo disagio è fonte di dolore per tutti noi, ma quest’anno voglio anche esprimere una nota di soddisfazione: questa è la decima edizione annuale del Freedom of Thought Report. Dieci anni fa, pochissima luce illuminava la situazione globale degli umanisti e delle altre persone non religiose e la situazione globale in materia di diritti legali e umani che ci riguarda non era presa in considerazione. Negli ultimi 10 anni il nostro rapporto si è guadagnato una reputazione per la sua qualità solida e affidabile, per il suo approccio progressista e intersezionale ai diritti umani, e per essere un punto di riferimento indispensabile per politici, parlamentari, e attivisti a livello internazionale».

«Il Rapporto sulla libertà di pensiero è uno strumento fondamentale per leggere il nostro presente», ha fatto eco Roberto Grendene, segretario dell’Uaar, «tanto più considerato che, nella drammatica situazione che viviamo, tra guerre e pandemia, una delle categorie maggiormente colpite è proprio quella dei non credenti, priva di qualsivoglia protezione specifica e spesso e volentieri perseguitata a casa propria. Basti pensare al finanziamento vergognosamente limitato alle sole minoranze cristiane perseguitate approvato nel nostro Paese nel 2019, che ammonta a 4 milioni di euro l’anno e che non ci risulta decaduto. L’Italia al solito si vanta di essere una democrazia contemporanea e pluralista quando poi nei fatti la stessa esistenza della nostra associazione dimostra come sia ancora necessario lottare per una completa pari dignità nella libertà di coscienza».

«Accolgo con favore la pubblicazione del Rapporto 2021 sulla libertà di pensiero», è stato il commento di Ahmed Shaheed, relatore speciale delle Nazioni Unite per la libertà di religione o di credo: «esso raccoglie le esperienze non solo di umanisti e non credenti di tutto il mondo, ma anche di coloro che, pur profondamente religiosi, sono dissenzienti, illuminando sia le tendenze chiave sia i singoli casi che destano preoccupazione. Prendere di mira qualcuno con odio, violenze e discriminazioni basate sull’identità religiosa o di credo è contro il diritto internazionale e non ha posto in nessuna società».

Quest’anno il lancio del rapporto coincide con il 40° anniversario dell’approvazione della Dichiarazione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione basata sulla religione o sul credo (25 novembre 1981).

Maggiori informazioni: fot.humanists.international

Comunicato stampa

 




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