venerdì 19 febbraio - Antonello Laiso

Raffaele Cutolo, la fine di un epoca lontana

Il capo della camorra Raffaele Cutolo è deceduto in carcere per un grave forma di polmonite.
Lo scorso 19 febbraio 2020 era stato ricoverato per una ventina di giorni in ospedale .

 
A metà aprile, la richiesta di scarcerazione con sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari e il provvedimento di rigetto. Cutolo come sappiamo fondò negli anni '70 la nuova camorra organizzata che, nel giro di pochi anni, divenne una delle organizzazioni criminali più potenti d'Italia. Rapida l’ascesa così come veloce fu il declino. La Nco è stata considerata sconfitta alla fine degli anni '80 con l'arresto o la morte di numerosi boss.

Da sempre scrivo e invito alla riflessione su “quella pena” ampiamente descritta nel nostro codice penale come un mezzo di espiazione ad un delitto, volta a rieducare chi la subisce, volta a reinserire in quella società li dove il reato lieve o grave che sia è stato commesso, e che questa (pena) non debba coinvolgere oltre l’anima anche il fisico dello stesso detenuto per un espiazione ad un debito.

Ma un diritto umano come quello per gravi condizioni di salute accertate unite ad un età avanzata può prescindere da un pur seppure fatto di gravità e ferocia e pur punito con l’ ergastolo od anche piu ergastoli come nel caso di Cutolo? Le sentenze di un Giudice vanno sempre rispettate come si rispetta quella nel caso in questione di Cutolo anche se possono non essere condivise.
 
Chi scrive lo fa in duplice veste, di semplice cittadino ed in quella di funzione di servitore della Giustizia che in vari anni ha esercitato come Giudice popolare di Corte D’Assise, li dove sono (solo) all’ordine quei processi per fatti particolarmente gravi a pena quasi sempre di ergastoli.
Una pena, qualunque essa sia, mira lo scopo di piu’ funzioni, quella primaria temporale secondo il regolamento del nostro codice penale di punire un delitto, quella preventiva di attenuare od eliminare le verosimili causa della criminalità ovvero alla dissuasione del condannato ad evitare quei nuovi delitti in societa’.

Quelle funzioni rieducative e correttive di una pena non possono essere un optional ma devono necessariamente coesistere anche se pur concesse in casi particolari dal Giudice di sorveglianza per quei detenuti condannati all'ergastolo, non solo perché lo dice la Consulta ma, finanche per dare più spessore a tale pena.

Detto questo senza alcuna polemica per un rispetto della pena e della promulgazione della stessa, dovrebbe coesistere anche quello spessore umanitario ancor di più se coesistono quelle condizioni precarie accertate di salute e di eta' come del resto veniamo a conoscenza dalla stampa periodicamente.
 
Antonello Laiso



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