martedì 3 marzo - Kocis

Profughi: oggi come ieri, di ottanta anni addietro

Per i profughi provenienti dalle aree di guerra, che cercano rifugio in Europa, non è cambiato nulla.

Eppure, nel mezzo di questo lungo calendario, ci sono state le guerre: in Spagna, la seconda guerra mondiale, in Iugoslavia…..; la dichiarazione universali dei Diritti umani, il consolidamento e l’allargamento della Comunità europea, vari Trattati internazionali per il salvataggio, l’accoglienza e la solidarietà.

La guerra, prima in Iraq, e poi quella ancora in corso in Siria – provocate dai soliti noti internazionali che vogliono sempre guidare il mondo con ingordigia militare mai sazia - continuano ad essere i “serbatoi” umani di Chi fugge dalle bombe, e cerca rifugio.

Le cronache di questi ultimi giorni sono altamente drammatiche, per chi cerca di passare la frontiera terrestre tra Turchia e Grecia ( e Bulgaria) o di sbarcare nell’isola di Lesbo e nelle altre isole che si trovano a breve distanza dalla coste turche. Una nuova “marea” umana si è mossa. In un quadro che vede la forte strumentalizzazione della Turchia ( che come ben noto da anni ha visto una presenza di rifugiati siriani – o provenienti da aree di guerra collaterali - di oltre 3 milioni e mezzo) che con le imprese guerresche in Siria e Libia vorrebbe riproporre in tutta l’area un nuovo modello di impero ottomano.

Il CORONAVIRUS rafforza l’ingordo alibi dei paesi europei... prima, in grande abbondanza, vendono armi e supporti guerreschi, a chicchessia, poi, tra le risse dei vari governanti – come costantemente avvenuto negli ultimi anni -, abbandonano i profughi che hanno contribuito a determinare, al loro triste destino.

Nella lunga cronaca pubblicata ieri ( 1 marzo) dal quotidiano La Repubblica, con il titolo “ I dannati di Lesbo” a cura dell’inviato Marco Mensurati, riguardo alla parte di campo di Lesbo chiamata “ giungla” che vede la presenza della maggioranza dei 20.000 profughi nell’isola, tra l’altro si legge:

Le abitazioni, per lo più delle semplici tende da campeggio economiche e non impermeabili e per questo coperte da teli di plastica che non fanno passare l’aria, non hanno nessuna forma di riscaldamento. E anche l’acqua manca del tutto, come i servizi igienici. Il vero combustibile della violenza è l’affollamento, la promiscuità, la varietà di etnie e culture, e la disperazione dell'attesa…... e per i bambini vige una sorta di coprifuoco. I genitori non li fanno uscire dalle tende con il buio, nemmeno per andare in bagno...”.

Inoltre, al confine con la Grecia i profughi vengono respinti con la forza brutale utilizzata dai militari greci. Uomini, donne e bambini, vengono caricati e dispersi tra le campagne.

Nel libro “ Lungo petale di mare” di Isabel Allende, riferito, tra l’altro, ad una certa fase di permanenza dei profughi spagnoli all’inizio del 1939repubblicani sfuggiti alle repressioni fasciste dei falangisti del generale Franco - nel campo profughi francese di Argelès sur-Mer, a pag 83 si legge:

I Rifugiati venivano lasciati alle intemperie, esposti al freddo e alla pioggia, senza il rispetto delle minime condizioni igieniche, non avevano a disposizione né latrine né acqua potabile. Dai pozzi che scavavano usciva acqua salmastra, torbida e contaminata da feci,urina e dai cadaveri che non venivano appositamente rimossi. Le donne stavano insieme in gruppi compatti per difendersi dalle prevaricazioni delle guardie e di alcuni rifugiati………...”

 

Eppure…..sono passati ottant'anni.

 

domenico stimolo

 




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