martedì 9 febbraio - Aldo Funicelli

Presadiretta: la guerra all’Amazzonia, il polmone del pianeta

Il reportage di Presadiretta ha fatto conoscere l'ecosistema più bello al mondo, quello dell'Amazzonia e chi lo sta distruggendo e perché. E cosa possiamo fare noi in Italia per salvarlo.

Cosa succede quando un leader sovranista come Bolsonaro prende il potere? Succede, come capitato in Brasile, un disastro: il disastro degli incendi scoppiati in Amazzonia, che si vedevano anche dal satellite, il cui fumo è arrivato fino a San Paolo, a 2700km di distanza.

Incendi durati fino ad ottobre, che hanno distrutto parte della foresta: si tratta di incendi dolosi, un numero in crescita di più dell'80% rispetto al 2018.

Ma secondo Bolsonaro non è colpa degli allevatori, è colpa delle Ong che denunciano gli incendi: ma ormai il mondo si è accorto del disastro in Amazzonia, così Macron al G7 nel 2019 decise di mettere il tema al centro dell'incontro.

Per salvare l'Amazzonia al G7 si decise di dare un sostegno finanziario da 20ml di euro, rifiutato da Bolsonaro, con la scusa delle ingerenze esterne e del colonialismo.

A fine settembre, all'assemblea dell'Onu Bolsonaro non arretra di un passo col suo negazionismo ambientale: usa la leva del patriottismo, per nascondere i crimini ambientali effettuati in Brasile.

E così nel 2020 le cose vanno anche peggio, gli incendi crescono del 60%, a settembre: il paradiso della biodiversità del Pantanal ha ceduto alle fiamme, sparito assieme alla vita che ospitava.

Le parole negazioniste di Bolsonaro aiutano chi sta distruggendo la foresta, creano un clima di impunità, si negano fondi a chi lotta per l'ambiente e non si fanno multe.

Se è arrivato il covid è anche perché abbiamo distrutto le foreste e avvicinato specie animali con cui prima non eravamo in contatto: oltre a questo, se l'Amazzonia sparisce, tutto il pianeta ne soffrirà, perché nonostante quello che pensa il presidente brasiliano, è ancora il polmone del pianeta.

Lo stato di Rondonia era, fino agli anni '70, un'unica distesa di foresta pluviale mentre oggi è stata trasformata in una distesa di campi di monoculture di soia e di pascoli per i bovini. Dagli anni '80 assieme alla prima strada è arrivata l'agricoltura e ad oggi è sparito un terzo della vegetazione nativa dello stato.

Lungo l'autostrada che divide in due lo stato, dove viaggiano i camion pieni di soia, si vedono le colonne di fumo e alberi carbonizzati in mezzo ai pascoli.

Presadiretta ha seguito la pattuglia della polizia ambientale, che lotta contro i trafficanti illegali di alberi: in Rondonia ci sono terreni contesi tra le popolazioni indigeni e gli allevatori, c'è il rischio di essere presi alla sprovvista nella foresta.

Gli incendi hanno disboscato centinaia di ettari: ma chi ha appiccato l'incendio non finirà in galera perché non è stato colto in flagrante, cosa difficile perché gli agenti che pattugliano sono pochi per il territorio da controllare.

Basta dire di non aver visto niente, di non aver con sé i documenti...

E poi c'è la lentezza della giustizia che consente agli allevatori di continuare ad incendiare le foreste protette, senza temere conseguenze.

Nonostante i sequestri di legname, nonostante l'impegno della polizia ambientale, gli incendi continuano: ci sono solo 225 agenti per lo stato di Rondonia, molto al di sotto del numero accettabile per i controlli.

L'Ibama è la principale agenzia federale contro i reati ambientali, hanno mezzi e risorse molto più ampi di molte altre polizie ambientali, si occupano delle operazioni più grandi come le miniere illegali o lo sfruttamento illegale del legname nelle zone più irraggiungibili della foresta.

Fanno indagini e operazioni in tutti gli stati, essendo una polizia federale.

Nonostante l'aumento dei crimini ambientali in atto il Brasile, secondo quando riporta l'agenzia di giornalismo investigativo Publica, lo scorso anno il numero delle operazioni dell'Ibama è crollato e si è addirittura azzerato nelle provincie più problematiche

Il budget è stato ridotto da Bolsonaro dal 2019, del 25 % nel 2021, rischiando di mettere in ginocchio questo ente federale: Bolsonaro pensa che l'Ibama sia solo una fabbrica di multe, inutile per la sua politica anti ambiente.

E' stato ordinato all'Ibama di fare meno operazioni possibili, racconta un'ex dirigente dell'ente.

Che il governo Bolsonaro stia volontariamente indebolendo il sistema di difesa dell'ambiente in Amazzonia non è solo un'impressione, è scritto nero su bianco su questo documento, una richiesta di impeachment verso il ministro dell'Ambiente Riccardo Salles, firmata da 12 procuratori della repubblica federale.

All'interno del documento di descrive come nei due anni del governo Bolsonaro sia avvenuta una “destrutturazione normativa” e come il ministro Salles si sia impegnato nello svuotare dei propri poteri il ministero dell'ambiente.

Per capire chi sia Salles, basta ascoltare cosa suggerisce durante un consiglio dei ministri brasiliano: si deve approfittare della pandemia di covid per cancellare il maggior numero di leggi ambientali.

“Dobbiamo approfittare di questo momento in cui la stampa è distratta e parla solo di Covid, per far passare tutte le leggi che vogliamo, questo è il momento”.

Deregolamentazione , semplificazione, tutto quanto riguarda la normative agricole e ambientali, “perché sappiamo che tutte le nostre modifiche appena le variamo gli ambientalisti ce le impugnano di fronte alla corte suprema federale.”

La prima firmataria contro Salles è la procuratrice Braganca, della forza speciale dell'Amazzonia: al giornalista racconta di come il governo Bolsonaro stia proteggendo chi disbosca la foresta con le tante sanatorie.

Il piano di difesa dell'Amazzonia non viene rinnovato, nonostante la legge lo obblighi. Oltre al taglio del budget: il governo vede la difesa dell'ambiente come un intralcio dello sviluppo.

Il governo Bolsonaro ha dichiarato guerra all'Amazzonia: reati e crimini contro l'ambiente sono reati amministrativi, tagli alla difesa dell'ambiente, gruppi armati al soldo dei proprietari terrieri che uccidono e terrorizzano chi tutela l'ambiente.

Sono 168 i martiri dell'ambiente negli ultimi cinque annoi, non solo parte della popolazione indigena, ci sono anche i missionari della chiesa.

Il 6 ottobre 2019 in Vaticano si celebra il Sinodo dell'Amazzonia dove il papa ha parlato del fuoco appiccato per distruggere, di modelli di sviluppo predatori: la chiesa in Brasile da un supporto legale a chi difende l'ambiente, come gli indios, ma il governo ha istituito commissioni di inchiesta contro il consiglio dei missionari, ha scatenato contro anche i servizi segreti, hanno violato i loro dati fiscali, per trovare appigli per denunce.

Bolsonaro, con dietro gli allevatori e i produttori di soia, si è messo contro il Vaticano: i missionari in Brasile come Roque Paloschi qui rischiano anche la vita per la loro battaglia, il Brasile è il paese che uccide il maggior numero di difensori dell'ambiente.

Oggi non si uccidono più preti, per evitare troppi problemi, il governo Bolsonaro preferisce uccidere gli indios, perché tanto sono gli ultimi della terra, per loro non val la pena di preoccuparsi.

Negli ultimi cinque anni sono stati uccisi 168 “guardiani della foresta” della tribù dei Guajajara nello stato amazzonico dello Maranao: loro compito è vigilare sui trafficanti di legname che vengono a depredare nella foresta. Hanno deciso di difendere la loro terra da soli perché stanchi di aspettare invano l'aiuto del governo dando vita ad una guerriglia contro i trafficanti.

Grazie alla loro lotta sono riusciti a suscitare l'attenzione internazionale sulla distruzione delle terre indigene in Brasile, al prezzo però dei 168 morti: tra questi Paolinho, uno dei leader di questa lotta, ucciso il 1 novembre del 2019.

Un altro guardiano, Tainaki, sopravvissuto ad una imboscata, vive nascosto da sei mesi per non farsi uccidere dai trafficanti.

La morte di Paolinho non ha fermato i trafficanti, si sono solo calmati in attesa che la notizia non girasse più in televisione, poi ricominciano daccapo – spiega al giornalista, che gli ha chiesto che futuro c'è per la sua gente:

“Io non smetterò mai di lottare, io non posso scappare come altri che già sono morti magari moriremo anche noi lottando, ma non abbiamo scelta. Sono già stati uccisi cinque guardiani e non possiamo aspettare la giustizia brasiliana che non farà mai niente. Prendi il caso di Paolinho, a più di un anno dalla sua morte non è stato ancora fatto niente.”

Altre tribù hanno seguito l'esempio dei Guajajara: Presadiretta ha seguito una pattuglia della tribù dei Suruì nel loro giro di controllo, per dissuadere i trafficanti di legname.

Il legname più pregiato che arriva in Europa spesso è frutto di questi traffici illegali.

Nonostante le foto, i video delle segherie illegali, il governo fa poco, anche per contrastare il commercio illegale di legname: legno verso la Francia, verso l'Italia e verso gli Stati Uniti.

Purtroppo il grande lavoro della polizia federale non blocca l'export del legname tagliato in modo illegale, che riesce ad uscire dal Brasile grazie a documenti contraffatti: il problema è che in Europa si fanno pochi controlli, nei grandi porti a cui arriva questa merce, perché la legge dell'Unione Europea è troppo permissiva e l'ente certificatrice del legname in Brasile fa certificazioni solo fittizie.

In Brasile l'1% della popolazione, la bancada ruralista, possiede tutte le ricchezze del paese: appoggia Bolsonaro perché li sta aiutando a togliere tutti i vincoli ambientali per mettere le mani sulle ricchezze della foresta.

Come le piantagioni di soia, che dal Mato Grosso questa viene trasportata nel resto del mondo, anche verso l'Italia, in crescita anno dopo anno.

Come in crescita le superfici seminate a soia, nello stato di Rondonia: l'export assomma a 1,3 miliardi di dollari, l'anno. Sono soldi che arricchiscono i trasportatori e i produttori di mais e riso e che, dunque, hanno tutto votato Bolsonaro.

Uno di questi produttori è un quasi senatore, Bagattoli: è uno di quegli imprenditori che considerano le limitazioni nel taglio del legname un crimine, e così ha preferito investire nelle piantagioni lasciando perdere il legname.

Le preoccupazioni sugli effetti della piantagioni intensive?

Inutili, perché tanto quelle aree erano già disboscate, usando le terre degli allevatori di bovini che così, per avere terreni, sono costretti a disboscare.

La crescita della soia crea una pressione che porta a nuovi disboscamenti, anche nelle riserve naturali, nelle persone che vivono vicino a queste aree hanno solo la loro povertà, non possono permettersi una coscienza ambientale.

I grandi proprietari mandano avanti i piccoli, per disboscare i terreni che poi vengono comprati dai grandi in un gioco perverso: nei pascoli si vedono gli zebù, bovini resistenti al caldo allevati senza distinguere tra quelli legali e quelli allevati in pascoli illegali.

Il tracciamento della carne funziona in Brasile?

Amnesty International è venuta in possesso di documenti che attestano come animali allevati e macellati illegalmente dentro riserve naturali nello stato di Rondonia siano entrate nella catena di produzione di JBS, la più grande azienda produttrice di carne al mondo.

Secondo questi documenti, bovini sarebbero stati fatti transitare brevemente in un'azienda legale e poi rivenduti alla JBS, una truffa che in Brasile chiamano “lavaggio del bestiame”.

Altre volte invece il bestiame illegale è stato acquistato direttamente da JBS: la conferma che quanto denunciato da Amnesty International non sia un caso isolato la da il procuratore federale Rafael Rocha, che guida le indagini sul traffico di carne nello stato di Rondonia.

Il giornalista ha riportato al procuratore quanto visto lungo la strada che attraverso lo stato a nord del Mato Grosso: colonne di fumo, alberi inceneriti e bestie in questi pascoli abusivi. Come fanno questi animali ad entrare in commercio in modo legale?

“Le vacche non muoiono di vecchiaia nei pascoli, le aree che ha visto sono quelle dove, anche se è proibito allevare bestiame, non è ancora arrivata una denuncia formale e finché la polizia non produce un verbale che attesti l'infrazione non c'è niente che impedisca a quel bestiame di andare al macello. Oggi noi usiamo le immagini satellitare per contrastare gli alleva animali nelle aree disboscate.”

Trovate spesso irregolarità nei mattatoi, è un problema esteso?

“Ogni volta che indago trovo delle irregolarità, prima era il 30% dei casi, da quando abbiamo cambiato sistema è il 100%.”

In Europa ci chiediamo se la carne brasiliana arrivi da catene coinvolte con la deforestazione. Secondo lei la catena della carne è affidabile?

“Lasci che le risponda così, fintanto che ci sarà deforestazione a questi livelli in Amazzonia no, non è possibile dire che la catena della carne brasiliana sia affidabile.”

Non è possibile assicurare una filiera legale della carne brasiliana, dice il procuratore: carne illegale che contribuisce al disboscamento dell'Amazzonia.

L'Italia è il primo importatore di carne in Europa: come mai importiamo tanta carne congelata?

Serve per i preparati di carne, dall'industria di trasformazione della carne, che è poco trasparente e che sta uccidendo i nostri allevatori italiani.

Le aziende italiane (come Minerva Foods, Bervini, Gamma Carni SRL e Cremonini) hanno poco piacere a rispondere alle domande di Presadiretta: aziende che importano carne surgelata poi venduta a mense e ad altre aziende di trasformazione. PEr esempio Inalca, gruppo Cremonini, che importa la carne dal Brasile, ma non la utilizza per la carne in scatola, dice.

La carne che arriva dal Brasile ha un alto tasso di pesticidi, spiega Anna Cavazzini dall'Unione Europa: l'Europa sta trattando per importare una maggior quantità di carne dal Brasile dunque c'è molta pressione.

Dovremmo esportare controlli in Brasile, ma come consumatori europei non possiamo fidarci di quanto succede in Brasile, dove nel passato ci sono stati casi di corruzione e scandali.

La carne brasiliana finisce nelle mense e nel catering ma viene anche usata per produrre la bresaola italiana, uno dei prodotto italiani più consumati.

Facendo concorrenza ai produttori italiani, come quelli di Livigno che portano i loro animali in alpeggio, allevati e cresciuti in quelle zone.

Nei supermercati possiamo trovare brasola di carne brasiliana, di Zebù: il consorzio non lo vieta, l'importante è indicare dove viene prodotta la bresaola.

La carne brasiliana costa poco, dunque ai produttori con pochi scrupoli conviene importare dal Brasile e a chi importa se la tracciatura della filiera è solo sulla carta?

In Piemonte, al consorzio Coalvi, producono la carne nostrana, di razza Fassona, alimentati con prodotti naturali, gli antibiotici si usano raramente e assolutamente non si usano anabolizzanti.

Questi allevatori devono puntare sulla qualità, perché rispettando standard alti non possono competere con gli allevatori che usano carne dall'estero.

Riescono a sopravvivere grazie ai contributi pubblici, altrimenti non ce la farebbero: soldi per fare un vero tracciamento, per far crescere gli animali senza antibiotici e steroidi.

La concorrenza della carne straniera sta mettendo in crisi sia i piccoli produttori che i grandi: all'Italia e all'Europa chiedono trasparenza, che tutti i produttori mettano in etichetta tutte le informazioni come fanno loro. E così il consumatore sceglie: ma la legge sull'etichettatura è molto lasca, nelle etichette sui preparati di carne (sughi, prodotti per l'infanzia) non hanno obbligo di dichiarare l'origine della carne.

Anche la carne fresca può prepararsi in preparato di carne, basta aggiungere un po' di rosmarino o senape e il gioco è fatto: si può non dichiarare l'origine.

E lo stesso vale per hotel e strutture di catering: servirebbe una nuova legge europea per l'indicazione del paese d'origine della carne.

Un grossista di carne ha raccontato al giornalista di Presadiretta la realtà di questo mondo: il buyer tratta la carne per supermercati e l'industria della carne, c'è una guerra tra grossisti per vendere al prezzo più basso, perché ogni supermercato ha più grossisti.

Quello che conta è solo il prezzo: “difficilmente troverai un prodotto ad un prezzo superiore a cinque euro..”

La pratica di risparmiare sulle materie prime è diffusa nell'industria della trasformazione: lo spiega una rappresentante di questo mondo, che parla di carniccio, la pelle dell'animale che viene usata per i ripieni.

Più spezie e aromi si mettono nella carne, più significa che c'è stato bisogno di un'operazione di maquillage.

Consumiamo tanta carne in Italia, ma questa ha un impatto ambientale: è il costo degli allevamenti intensivi (come quelli in Lombardia, che ha un sistema di allevamento non sostenibile), si livella al ribasso il costo della carne, uccidendo i piccoli allevatori e quelli onesti.

La puntata si è conclusa con una dedica a Patrick Zaki, affinché possa tornare ad essere un cittadino libero, liberato dalle prigioni del regime egiziano.




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