lunedì 2 dicembre - Phastidio

Pil italiano: la bangladeshizzazione e il giornalista orwelliano

La stima definitiva della variazione del Pil italiano del terzo trimestre non ci dice nulla di inedito: siamo sempre col motore al minimo, gli investimenti sono frenati dalla crisi dell’automotive, la domanda interna è viva ma lotta poco assieme a noi. Scopriamo invece ulteriori elementi di conferma ad un fenomeno a dir poco inquietante, che mostra come il nostro paese stia percorrendo la strada opposta a quella dei paesi emergenti.

Questi ultimi, come noto, tentano di salire lungo la scala del valore aggiunto, spingendo sulla produttività. L’Italia, per contro, continua a scendere quei gradini, ponendo le basi per un futuro assai gramo.

Scopriamo ad esempio che, su base trimestrale, il numero di ore lavorate è aumentato dello 0,4% a fronte di un Pil aumentato dello 0,1%. Con un complesso algoritmo, scopriamo quindi che la produttività nel trimestre è calata dello 0,3%. Se -giustamente- non volete trarre inferenze da un dato puntuale, sappiate che su base tendenziale (cioè annua), la crescita delle ore lavorate è pari allo 0,5% a fronte di un Pil cresciuto dello 0,3%. Quindi il problema resta.

Come noto, per la politica italiana il concetto di produttività è qualcosa da ignorare, perché troppo esoterico ma anche difficile da maneggiare. Per non parlare di quell’altro UFO noto col nome di produttività totale dei fattori, che ci spiega come performa il sistema-paese. Meglio lasciare campo libero a letture analfabete del tipo “produttività è quella cosa che produce sovrapproduzione e quindi crisi!!1!1!”, oppure la variante “produttività vuol dire meno salario e più orario, produttività è il cottimo!!!1!1”

L’Italia, col suo lento ma inesorabile sanguinamento di produttività, sta quindi esattamente compiendo il percorso opposto a quello dei paesi emergenti, che risalgono la scala del valore aggiunto. Quale miglior garanzia di un futuro assai gramo? Non possiamo neppure dire che ci stiamo vietnamizzando, perché da quelle parti stanno rapidamente risalendo la scala del valore aggiunto. Forse dovremmo dire che ci stiamo bangladeshizzando, almeno sin quando quel paese non farà a sua volta il Grande Balzo in avanti nel valore aggiunto.

Meglio quindi concentrarsi sui dati mensili del mercato del lavoro: quelli sono garanzia di frastuono delle tifoserie. Ad esempio, oggi su alcuni giornali si rimarca(va) la “buona notizia” del robusto calo mensile della disoccupazione nella fascia 15-24 anni in ottobre. Ben lo 0,7% in meno su base mensile, signora mia. Ecco la conferma che “la strada è quella giusta”, si affrettano a proclamare gerarchi, gerarchetti, e dattilografi di complemento.

Dolente di informarvi che l’illusione ottica è sempre dietro l’angolo. Dal dato mensile della coorte 15-24 anni scopriamo quindi che, a fronte di un aumento di occupati risultato nullo nel mese, abbiamo 16 mila disoccupati in meno, ma compensati da 16 mila inattivi in più. Con un ulteriore complesso algoritmo, poiché il tasso di disoccupazione è il quoziente tra numero di disoccupati (al numeratore) e la somma del numero di occupati e disoccupati (al denominatore), ecco che riscontriamo il calo della disoccupazione. Eureka!

Come vi ho già spiegato in passato, ma non siete obbligati a ricordarvelo, situazioni in cui si verifica un calo di disoccupati ed un aumento di inattivi sono quelle in cui si crea l’illusione (politica, prima che ottica) che la disoccupazione sia scesa. Solo per l’aritmetica.

Un vero peccato che questi pedanti dettagli non siano subito colti da parte della nostra stampa, che parte col bicchiere pieno all’orlo e solo dopo “segnalazione” arriva a rettificare, pur senza ringraziare per la collaborazione. Per fortuna non soffro di carenze affettive. E comunque: mai stati in guerra con l’Estasia!

Foto di Yücel Ünlü da Pixabay 

Prima…

…Dopo!

Ottimo, vedo che avete cambiato il testo della notizia. Diciamo che il giornalismo anglosassone di solito segnala le correzioni ma non vorrei pretendere troppo. È stato un piacere avervi dato una mano, @petergomezblog. Alla prossima. pic.twitter.com/w0ZNCH619e

— Mario Seminerio (@Phastidio) November 29, 2019




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