martedì 2 novembre - Vincenzo Manna

Pericoli totalitari

Per un'ironia matematica, questo 2021 che volge al termine – l'anno della vaccinazione e dei “Green Pass”, della salute pubblica come priorità rispetto a qualsiasi minoranza – segna anche il centenario di Noi, il romanzo di Evgénij Ivánovič Zamjátin, scrittore russo poco organico, socialdemocratico avverso al socialismo reale (gli zaristi prima e i bolscevichi poi lo rinchiusero nella stessa prigione).

Noi, infatti, fu pubblicato in inglese nel 1924, e solo nel 1988 uscì finalmente in patria, sulle pagine della rivista "Znamja".

Archetipo del romanzo distopico a cui s'ispirarono, apportando diverse migliorie, sia Huxley che Orwell, è una storia fantastica ambientata nel XXVI secolo, in uno Stato Unico totalitario dimentico delle antiche forme di democrazia.

I cittadini dello Stato Unico sono stati privati della libertà, vengono identificati col numero di matricola, si accoppiano per via burocratica senza formare famiglie, e sono governati dal Benefattore, eletto con voto unanime ogni anno, durante il Giorno della Concordanza.

Uno di loro è D-503, ingegnere costruttore dell'Integrale, il bolide spaziale con cui lo Stato Unico, dopo aver assoggettato l'intero globo, vuole estendere il suo dominio allo spazio, in cerca di alieni che “vivono ancora allo stato primitivo di libertà”.

Sennonché proprio lui sarà adescato dalla fascinosa I-330, dissidente che in realtà vuole carpirgli informazioni da girare al suo commando che trama una rivoluzione.

La trappola, però, non riesce: è ancora una volta la tirannia matematica, la Scienza Unica, a imporre un Intervento Supremo chirurgico con cui D-503 sarà curato dalla malattia dell'anima, dalla “fantasia” sovversiva che possa esistere un'altra società, tradendo infine l'amata I e i suoi compagni, che saranno condannati a morte: “La vittoria deve essere della ragione!”.

Quindi, come proprio Orwell notava in Libertà e felicità, un suo saggio critico del 1946, l'apologo di Zamjátin non sferza tanto il regime sovietico quanto la civiltà industriale, il suo potere omologante e disumano.

“Dieci matricole rappresentano a stento la centomilionesima parte della massa dello Stato Unico, con calcoli pratici – è una funzione con un infinitesimo di terzo ordine. Solo gli antichi conoscevano la pietà analfabeta-di-aritmetica: noi la riteniamo una cosa ridicola”.

In nome del bene collettivo, della felicità o salute imposta dall'alto, si disprezza l'Io e poi le masse, si uccide la stessa democrazia.

Un monito attuale per uno “stato di pulizia” che rischia di considerare la vita umana un effetto collaterale di calcoli sbagliati.

 




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