mercoledì 11 ottobre - Roberto Contestabile

Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano?

Recentemente è apparso sul web un articolo di un tale Matteo Lenardon che su The Vision ha scritto qualcosa in merito alla non presunta etica dei vegani. Premesso che tutto ciò ha fatto molto discutere pareccho tra gli utenti di Facebook (soprattutto si sono sentiti colpiti nel fianco gli assidui consumatori di cibo vegetale), Lenardon colpisce a spada tratta la presunta ipocrisia del veganismo nell’appropriarsi di alcuni prodotti alimentari non propriamente sostenibili (anacardi, quinoa, mandorle ecc.ecc.).

Addirittura si colpevolizzano gli stessi di essere responsabili della distruzione della foresta pluviale. In ogni caso l’articolo si dilunga molto sull’aspetto salutistico e poco su concetti reali e coerenti del veganismo stesso. Insomma una sorta di polemica consueta ed attuale su quello che è oggi il solito chiacchiericcio mondano: dare addosso ai vegani! Ma soprattutto si è parlato molto di etica e di come essa si contrappone alle abitudini moderne.

Le risposte al testo sono state lunghe ed esorbitanti, molte addirittura pittoresche:

http://www.decrescita.com/news/wp-c...

Magari parlare di coperta che scopre il “culo” di altri non definisce propriamente l’etica di un determinato atteggiamento o comportamento. Qualcuno addirittura ha menzionato i nazisti e la loro “etica” nel preservare la razza ariana! Ma senza scendere in squallidi dibattiti fomentati da un articolo pressoché ridicolo (e di un ignoranza pazzesca) è giusto ed opportuno dire che: quello che è accaduto negli ultimi anni è certamente una novità, come lo sono state tante battaglie sociali in passato. Ma come dice bene Adriano Fragano “non è quello che i fondatori del veganismo volevano ottenere, e manco a dirlo ci ritroviamo a perdere tempo (io per primo) per discutere sull’ultimo (in ordine di tempo purtroppo) articolo (guarda caso) contro il veganismo.”

Parlare e discutere di liberazione animale non solo è precoce, ma azzardato ed assolutamente complesso in un sistema che mercifica le vite. L’approccio salutistico o ambientalista è stata la mossa più semplice e risolutiva per far capire alle persone quanto sia sbagliato mangiare carne ed affini (sbagliato in termini personali appunto), e continua ad accadere ogni giorno in dibattiti di ogni genere tra diete varie e strategie commerciali. Ovviamente non è la strada giusta per ottenere una concreta svolta e un radicale cambiamento. Sono necessari decenni, o forse più, di studio e condivisioni.

L’attuale empatia non è matura abbastanza per concepire la vita altrui. Il progresso morale non è sufficientemente adeguato, essendo propriamente erede di un passato egoista e prettamente egocentrico. Da qui nasce la considerazione dell’antropocentrismo legato ad ogni pensiero ed azione. Il salutismo vegano o vegetariano o vegetale che dir si voglia non è altro che una direttiva commerciale appositamente inserita dentro la speculazione, la quale ha poco da condividere con il benessere degli Animali. Lo dimostrano i casi di marketing spregiudicato a cui stiamo assistendo. Nel frattempo mangiando bio e comprando dal contadino otteniamo sicuramente un alternativa ad un mercato spregiudicato e schiacciante, ma questo c’entra ben poco con l’altruismo. Si può essere seguaci di un alimentazione 100% vegetale poi praticare di fatto tendenze da serial killer, o seguire un alimentazione con carne e derivati ed essere attivi in opere solidali e benefiche. Ecco perchè il concetto salutista non sta in piedi, perchè impone a se stessi un considerazione prettamente personale ed egoista, e cioè: lo faccio per me stesso in primis, e poi di riflesso sugli altri. Ma non è così scontato, magari lo fosse…gli Animali “da reddito” vivrebbero già liberi e sani per conto loro. E poi lo stesso concetto salutista lo praticano i difensori delle proteine nobili, quindi serve a ben poco nutrirsi con consapevolezza se poi i risultati sono controversi. Abbattere un sistema capitalista che sperpera ed uccide non è cosa da poco, e certamente non tramite spot “veganizzati”. Basta osservare ciò che sta accadendo in tv o sui vari media: dibattiti squallidi e vergognosi. Ognuno difende le proprie parti ed ognuno si impone con astuzia e caparbietà…non è questa la strada giusta. Ancora una volta si preferisce scrivere a sproposito lasciandosi coinvolgere in gossip e pettegolezzi da talk-show. Tante parole dunque, tante spiegazioni logiche, tante supposizioni sono elencate nell’articolo di Matteo Lenardon. Peccato che tutto ciò adeguatamente esteso non abbia nulla da condividere con la realtà vegana non salutista, non consumista, non modaiola, non dietetica…ovvero niente che riguarda tutto ciò che non viene raccontato dai vari personaggi famosi (vip e non) quali Giulia Innocenzi, Leonardo Caffo, Paola Maugeri, Red Ronnie, Red Canzian, ecc.ecc.ecc.

Si continua a seguire il tormentone, e si continua a diffondere notizie fuorvianti che con la consapevolezza vegana (etica) non ha nulla da spartire. E a malincuore ci si sente obbligati a smentire ancora, ed ancora, una volta con conseguente perdita di tempo e svogliatezza nell’affermare con convinzione che il veganismo (quello vero a favore degli Animali) non è salutismo, non è dietologia, non è ambientalismo, non è consumismo, non è moda…non è niente di tutto questo, e specificatamente niente di tutto quello che si afferma (anche e soprattutto in errore) nell’articolo in questione: “Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano.”

 In verità la parola etica viene troppo spesso utilizzata da chi usufruisce del puro significato del carnismo (che ripetiamo ancora una volta (su citazione della dott.essa Melanie Joy) è “un sistema di oppressione avvallato da ingiuste forze di potere e causa danni inutili a miliardi di individui.”): allevamenti etici, vivisezioneetica, raccolta fondi per ricerca scientifica etica, capitalismo etico ecc.

Quindi… cosa c’entra la soia non etica? Cosa c’entra la quinoa? Cosa c’entrano gli anacardi? Cosa c’entra la cheesecake-vegana? Cosa c’entrano le mandorle? Cosa c’entra l’avocado? Tra l’altro tutti cibi di prim’ordine esistenti da migliaia di anni prima ancora dell’avvento del veganismo moderno. Molti dicono che ogni iniziativa sia utile al cambiamento, tutto fa brodo come già menzionato, ma i risultati purtroppo non sono per niente soddisfacenti. Sono aumentati i vegani e i vegetariani…ma gli Animali? Come se la passano? E’ come se si cercasse di combattere l’inquinamento con le auto a batterie, senza considerare che le stesse inquinano egualmente perchè costituite da materiali altrettanto dannosi e tossici. E’ un girare intorno senza risvolti considerevoli ed utili ad una giusta ed equa introspezione. Il salutismo, l’ambientalismo e tutti gli approcci al veganismo consumista rappresentano una lotta superficiale che non affronta di petto il reale e costante problema: lo sfruttamento animale.

L’alimentazione 100% vegetale non riguarda ciò di cui il veganismo è parte integrante, ovvero un cambiamento rigoroso. Ma se i vegani dunque sono accusati di essere estremisti, prepotenti, drastici, eccessivi ed appartenenti ad una casta senza coerenza… molti di questi accusatori affermerebbero gli stessi concetti nei confronti di chi ostenta o difende la propria sessualità? Nei confronti di gay o lesbiche che hanno lottato, e lottano ancora oggi, per far valere i propri diritti di persone Umane? Quante discriminazioni hanno subito negli anni passati chi si é opposto ad uno status sociale? Quante minoranze etniche sopportano e patiscono un razzismo incontrollato che stenta a scomparire? Quante donne vengono picchiate o peggio uccise da un uomo stupido ed incapace nel sottomettere la propria natura violenta?

Tutte considerazioni figlie dello stesso delitto. E' pur vero che non siamo tutti uguali, ma la società Umana è specista per sua natura. E la ricerca di potere e profitto è intrinseca nel suo creatore. Egli non è mansueto e, pur essendo sopravvissuto a migliaia di anni in evoluzione, non puó considerarsi migliore di altre specie viventi. Se decide a priori che i propri bisogni personali sono più esigenti di altri, allora sì che commette un estremismo, una drasticità razziale che implica una discriminazione. Tanto verso un omosessuale, un migrante, un disabile, un bambino, una donna… o anche semplicemente verso un Animale, senza che egli sia per forza un Cane o un Gatto o un qualsiasi compagno d’affezione. La differenza sostanziale tra un essere vivente rispetto ad un altro è costituita da evidenti sottigliezze che non pregiudicano nulla. Con la stessa facilità con cui affermiamo che cun Cane particolare ha lo stesso sguardo del suo ‘padrone’…in egual misura dovremmo farlo verso una Mucca, un Maiale, un Tacchino, un Agnello ecc.ecc.ecc…, senza perseguire il proprio istinto di possessione.

Se ció non avviene commettiamo un estremismo, una dissonanza cognitiva, una grave colpa che si ripercuote sui deboli e gli indifesi, ovvero su chi decidiamo di sottomettere al nostro volere. Non concepire questo avvalora la tesi specista, tanto criticata e nascosta dai detentori del potere. Tanto evidenziata e diffusa da chi non conosce il concreto significato della parola stessa. Credere che un allevamento non intensivo sia la soluzione alla sofferenza animale significa perseguire obiettivi contrari e favorevoli ad un sviluppo commerciale alternativo (vedi carne sintetica) che non annienta il capitalismo bensì lo rafforza. In tutto questo (surrogati biologici/vegetali… vedi il recente brevetto dell’uovo “vegano”) gli Animali continueranno a soffrire e a morire. Non dimentichiamo che le vittime da alimentazione Umana rappresentano solo una parte del genocidio animale, esiste tutto un altro apparato (vivisezione, intrattenimento, vestiario ecc.) che occupa un posto da primato nella crescita economica e quindi specista. Sostanzialmente nessuno conosce il giusto metodo e nessuno può meglio approcciarsi al cambiamento, è piuttosto una questione di equilibrio e compromesso, questo perchè si rischia di scendere in oscuri ed ipocriti radicalismi che produrrebbero un nulla di fatto. Il salutismo ed ogni pratica cosiddetta funzionale al veganismo si avvicina alla massa proprio perchè intacca il bisogno personale ed individualista di un soggetto. E’ utile ma altrettanto rischioso per gli eventuali risvolti negativi, purtroppo consequenziali perchè appartenenti ad un sistema mercificante che non risparmia nessuno…neppure i vegani, o chi crede o finge di esserlo.

Ecco perché l’articolo “Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano” può essere indirizzato a tali soggetti, ovvero chi sceglie di adottare un alimentazione vegetale o similare senza nessuna consapevolezza. 

E anche perché come giustamente ha detto un articolo:

“Ora, io lo so che in Italia Berlusconi e la Brambilla hanno fatto un partito animalista e cose come queste ti fanno perdere la cognizione del presente. Ma i vegani (quei “cacacazzi”) sono persone che si sbattono da tanto prima che tu e la tua costoletta di maiale vi chiedeste che senso ha mangiare biologico.

E se le marche industriali che magari compri al supermercato fanno anche la mozzarella bio e se gli hipster si stanno mangiando tutto sto farro quello, purtroppo, lo devi sì al capitalismo. Perché capitalismo si mangia tutto: Che Guevara, il punk, il veganismo… le mandorle, la soia e la quinoa.”




Lasciare un commento