giovedì 20 giugno - Valerio Mirarchi

Perché il liberalismo sta scomparendo?

Le ultime elezioni hanno dato un segnale chiaro in tutta Europa. Escono vincitori i due poli estremi della destra e della sinistra, mentre vengono pesantemente ridimensionati i partiti liberali e di centro: il gruppo Renew Europe perde circa una ventina di seggi in Parlamento e in Italia (Azione, Italia Viva, +Europa) non riescono nemmeno a superare la soglia di sbarramento. 

In Austria vince il movimento anti-immigrazione e anti-islam Partito della Libertà. In Francia il partito di Marine Le Pen doppia il partito di Macron, con un risultato incredibile che ha costretto il Presidente francese a sciogliere il Parlamento e a indire nuove elezioni legislative. In Germania il partito di estrema destra AfD supera il Partito Socialdemocratico attualmente al governo. Quasi ovunque socialisti, cristiani e populisti surclassano i liberali. Il liberalismo, che è stata l’ideologia fondante dell’Occidente tra la seconda metà dell’800 e i primi anni dell’900, sembra oggi essere destinato a sparire. Come si è arrivati a questo punto?

In verità il dato su cui ci si dovrebbe concentrare di più è quello dell’affluenza alle urne. In Italia solo il 49,7% degli aventi diritto al voto è andato a votare. Ciò significa che la maggioranza degli italiani o si disinteressa alla politica, o non si riconosce in nessuno dei partiti che si sono presentati alle elezioni. L’astensionismo, come è noto, è diffuso soprattutto tra i giovani. Dovremmo allora chiederci: cosa hanno fatto i partiti liberali per attrarre il voto dei giovani? Secondo un sondaggio di Eurobarometro molto recente, i temi politici a cui i giovani europei tra i 15 e i 30 anni sono più interessati sono i diritti umani (34% del campione), seguiti dalle politiche per il clima e la salute; in Italia la percentuale dei giovani intervistati interessati ai diritti umani sale al 40%. Dobbiamo allora notare il fatto che, con la parziale eccezione di +Europa, i partiti liberali italiani sembrano da tempo aver abbandonato l’impegno per i diritti civili. Sia Renzi che Calenda si sono dichiarati contrari alla legalizzazione delle droghe leggere; i loro partiti non hanno preso una posizione netta sul tema dell’eutanasia e del suicidio assistito, né su quello del sex working; non si battono per il matrimonio e le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso; sono timidi persino sulla difesa del diritto all’aborto recentemente attaccato dalla maggioranza. Non è un caso che, secondo un sondaggio di YouTrend, a queste elezioni la maggior parte dei giovani tra 18 e 29 anni abbia votato per PD (18%), Movimento 5 Stelle (17%) e Alleanza Verdi-Sinistra (16%), che sono i partiti che più hanno spinto per i diritti civili negli ultimi anni. 

I partiti liberali sembrano avere sostanzialmente abdicato alla loro funzione originaria, quella di aumentare progressivamente la libertà dei cittadini nella società. I liberali odierni si sono trasformati in liberal-conservatori, che vogliono mantenere le libertà conquistate in passato ma che non hanno alcuna intenzione di conquistarne delle altre. In questo modo credono di mantenere una presa sull’elettorato più anziano, ma in realtà perdono una fetta molto più grande dell’elettorato under-30. Se i liberali non vogliono sparire in futuro, forse è il caso che ricomincino ad essere veramente liberali. Liberalismo e conservatorismo sono due ideologie storicamente contrapposte e questo connubio non può che generare confusione e diffidenza tra gli elettori.




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