Pensioni, ultima chiamata per il Governo Meloni: Legge di Bilancio, Fornero ancora in campo e uscita sempre più lontana?
In vista della Legge di Bilancio per il 2027, il dibattito interno alla maggioranza si preannuncia particolarmente vivace. Trattandosi dell’ultima manovra prima della fine della legislatura, la necessità di trovare una sintesi tra la linea di rigore sui conti pubblici, sostenuta dal Ministero dell’Economia, e le proposte ad alto impatto elettorale rappresenta la principale sfida del Governo.
Una su tutte: le pensioni. L’attuale Governo, quando era all’opposizione, aveva promesso agli elettori di “superare” la Legge Fornero.
Ad oggi, però, quella promessa non è stata ancora mantenuta. Tant’è che, ferma restando la Fornero, la pensione di vecchiaia slitterà a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e tre mesi nel 2028, mentre la pensione anticipata richiederà 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027; nel 2028 si salirà a 43 anni e un mese per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne.
Insomma, la strada tracciata dalla Fornero e percorsa finora da tutti i Governi, persino da quello Meloni, il più longevo della storia repubblicana, continua ad allungare il traguardo pensionistico e a spostare sempre più avanti l’uscita dal mondo del lavoro, anche oltre i 70 anni. Come, peraltro, già avviene, seppure su base volontaria, per i medici ospedalieri, che possono rimanere in servizio fino a 72 anni.
Il sospetto, allora, è inevitabile: che l’obiettivo non sia soltanto garantire la sostenibilità del sistema, ma anche ridurre la spesa pensionistica, rinviando il più possibile il momento in cui i cittadini potranno incassare ciò che hanno versato per una vita intera nelle casse dell’INPS.
Si dice che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E quando l’età pensionabile continua ad aumentare, molti finiscono per credere che lo Stato faccia affidamento non tanto sulla speranza di vita quanto sulla speranza di morte: vale a dire che qualcuno non arrivi mai a riscuotere la propria pensione.
Se la politica vuole recuperare credibilità, la regola dovrebbe essere una sola: in pensione a 65 anni, con un assegno dignitoso, pari all’ultima busta paga e senza penalizzazioni!
Il Governo Meloni saprà accettare la sfida?
Una cosa è certa: età pensionabile e assegno previdenziale saranno il vero ‘ticket elettorale’ per chi punta a restare a Palazzo Chigi per altri cinque anni.
