mercoledì 3 settembre 2025 - La bottega del Barbieri

Partorirai con umiliazione: i numeri definiscono la violenza ostetrica

Sutura senza anestesia, niente aiuto per l’allattamento, minacce verbali ed epidurale negata: così le mamme vengono lasciate sole e impreparate.

di Daniela Larocca (*)

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Non sei capace nemmeno di spingere. Che sarà mai, si partorisce da centinaia di anni. Non sei mica la sola. 

In Italia, troppe donne vivono il parto come un momento di violenza, non di accoglienza. Secondo i dati del progetto Forties dell’Università di Padova (2025), quattro donne su dieci subiscono maltrattamenti fisici o psicologici nel periodo del parto: si va dalle offese verbali a interventi medici invasivi senza consenso o anestesia.

“Partorirai con dolore”, sono le parole che Dio disse ad Eva nella Genesi. Dolore sì. Umiliazione, anche. 

I numeri in Italia

Non ci si deve stupire se oggi molte donne scelgono di non fare il secondo figlio per paura di «ripassarci». Un’esperienza che dovrebbe essere rispettosa diventa spesso fonte di dolore e umiliazione. Il 43% delle donne definisce il parto traumatico; il 33% ha subito un’episiotomia senza anestesia, il 32% manovre mediche non sempre necessarie e il 15% nessuna analgesia. Più della metà di chi partorisce con cesareo non ha una persona accanto, e quasi una su tre si è sentita giudicata per non aver iniziato subito ad allattare.

Per quanto riguarda il post partum, in particolare l’allattamento, un terzo delle donne non ha ricevuto istruzioni, mentre il 28% ha sperimentato disagio per il ritardo nell’allattamento. Addirittura un terzo delle madri non ha ricevuto spiegazione su come attaccare il bambino al seno. Un quarto delle madri ha dichiarato che il proprio dolore è stato sminuito: “Capita a tutte, non sei la prima nè l’ultima”. 

Tutto questo è violenza ostetrica e per fare un cambio di passo in questa cultura che vede il parto come un atto sanitario, da fare velocemente e senza complicazioni, senza sentimenti, bisogna prima capire come nasce il fenomeno e dove affonda le radici, con dati e testimonianze. 

Perché si chiama violenza ostetrica

La violenza ostetrica, secondo lo studio dell’Università di Udine “Obstetric violence in the European Union: Situational analysis and policy recommendations”, è una violazione dei diritti umani e una forma di violenza istituzionale di genere, derivante dalla pratica di azioni inappropriate, dolorose, o non consensuali, e di comportamenti sessisti durante l’assistenza al parto. Non è una violenza di tipo individuale, ma strutturale di sistema.

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