martedì 21 giugno - Yvan Rettore

Partiti e Movimenti antisistema: prove generali per l’ammucchiata elettorale

Nel corso delle ultime elezioni amministrative, il flop delle coalizioni elettorali dei partiti e movimenti antisistema (Partito Comunista, Ancora Italia, Riconquistare l’Italia, Italexit, Alternativa e altri…) si è affermato praticamente dovunque.


Oggi, 18 giugno 2022, queste entità si sono ritrovate a Roma per una manifestazione di protesta (l’ennesima) contro il governo Draghi.
Non c’è nulla di male nell’unirsi per protestare, ci mancherebbe.
Come pure a prima vista potrebbe sembrare logico realizzare delle coalizioni per riuscire ad avere degli eletti.
Il problema è che qualsiasi protesta diventa fisiologica al mantenimento del sistema se non si traduce con interventi e azioni concrete su tutto il territorio in difesa dei diritti degli ultimi, dei diritti civili, sociali e ambientali.
E da questo punto di vista bisogna ammettere che l’assenza di gran parte delle forze politiche oggi presenti a Roma da tali contesti risulta piuttosto evidente.
Non si può infatti pretendere di ottenere un consenso elettorale concreto, numericamente significativo, diffuso e duraturo, limitandosi al ricorso quotidiano (anche massiccio) ai social o ad altri strumenti offerti della rete come possono essere youtube o siti di informazione alternativi al mainstream.
Non basta perché alla fine della fiera si nota che in quasi tutti i punti di criticità del Paese ad essere presenti e a lottare davvero sono soprattutto realtà locali svincolate dai partiti e sindacati di base.

Questo denota l’evidenza che le formazioni politiche antisistema sono fossilizzate sulla comunicazione e sulle proteste, anziché sulle proposte alternative al sistema attuale sostenendole e diffondendole attraverso azioni concrete e continue sul territorio.
È ovvio che se manca questa militanza attiva, la speranza che tali partiti e movimenti possano ottenere un risultato significativo alle prossime elezioni legislative scema quasi del tutto.
Ma oltre a questo aspetto fondamentale, a remare contro le ambizioni di tali entità, permane l’incapacità di operare in vista della realizzazione di un unico soggetto politico, con un solo programma condiviso, un medesimo simbolo comune a tutti e la formazione di una rete coordinata di azioni da attuare sull’insieme del territorio in difesa dei diritti e nella lotta contro i soprusi di uno Stato che appare ogni giorno meno democratico e praticamente assente dal dibattito sociale e ambientale.
L’elettorato oggi è costituito da una percentuale importante di anziani che non hanno grande dimestichezza con la rete e che mantengono un peso elettoralmente determinante da una parte e da una componente notevole di cittadini che vedono nelle coalizioni di formazioni politiche da prefisso telefonico soltanto un tentativo disperato di riuscire a strappare qualche eletto in parlamento dall'altra.
Detto questo, se non verranno superati questi limiti evidenti, temo proprio che nessuno di questi partiti e/o movimenti politici riuscirà a portare a casa dei risultati significativi e l’esperimento “Ingroia” di alcuni anni fa come quello più recente (che si è rivelato dannoso per il Paese e suicidario per la Sinistra) di “Leu” avrebbero dovuto insegnare qualcosa in proposito.
Invece si rischia di ripetere per l’ennesima volta il percorso fallimentare di un’ammucchiata elettorale inconcludente per chi la propone e vi aderisce con la conseguenza di lasciare nuovamente gran parte dei cittadini nell’impossibilità di poter effettuare delle scelte elettorali che possano incidere veramente in modo determinante sulla politica del Paese e quindi sul suo futuro, con tutti i drammi e le tragiche conseguenze che ciò comporterà comunque per la maggioranza degli italiani.

Yvan Rettore
 

 




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