martedì 6 febbraio - Ferdinando

Paradisi o Inferni fiscali questo è il problema

Jannik Sinner lo sportivo con i piedi per terra e il paradiso a Montecarlo.

Jannik Sinner vince gli Australia Open, l’Italia esulta e qualcuno rosica. In estrema sintesi lo stato delle cose tra giornali e mass media. L’ultimo trend che risucchia come un buco nero spazzatura e pochezza della vita politica, sociale e morale di un paese, un’Europa alla deriva. Meglio di una soap opera, al pari di una coppa del mondo di calcio, una coppa uefa, una moto gp o una formula uno, le ATP Finals e lo slam di tennis hanno dato a Sinner oneri e onori che si meritava. Tutti si vogliono congratulare con lui per la grande impresa sportiva, incominciando dal Primo Ministro Georgia Meloni, ci manca solo il Papa. Fortune e sfortune della vita sono accidentali la cornice in cui avvengono è quasi sempre contingente. Ecco che riappare la questione dei “paradisi fiscali”, quei paesi che senza tante domande, pochissime tasse accolgono capitali e sedi legali di aziende del peggio e del meglio del panorama mondiale.  

Nella soap opera mediatica Jannik Sinner c’è tutto il trash dei giorni nostri, una mistura di populismo, moralismo, patriottismo, legalismo e chi più ne ha più ne metta. C’è chi accusa Sinner di essere un traditore del bel paese, un opportunista che ha scelto la sede legale e amministrativa a Montecarlo per evadere le tasse, altri che lo giustificano perché è il miglior posto al mondo per allenarsi con fantasmagorici campi da tennis.Per qualcuno addirittura dovremmo ringraziarlo per non aver cambiato la cittadinanza, qualunque paese lo avrebbe accolto a braccia aperte. Altri ancora prendono la pallina al balzo per riaprire una annosa e presunta tassazione esagerata in Italia. Per altri non c’è nulla di nuovo all’orizzonte, sappiamo bene che calciatori, piloti F1 e motogp, gente dello spettacolo, professionisti, aziende di ogni genere e financo umili pensionati d’annata trovano rifugio in quei paradisi fiscali alla facciaccia di ogni regola morale, rispetto della comunità, identità, legalità, si tratta di pura e semplice praticità, c’è una possibilità di usufruire di vantaggi fiscali, perché non approfittarne?

E’ una questione arcinota, si potrebbe fare un lungo elenco di personaggi che sono stati beccati con le mani nel sacco con patrimoni impensabili, sfuggiti ad ogni controllo. Basti pensare al più noto degli scandali globali quello dei “Panama Papers”, coinvolte oltre 214mila società di ogni parte del mondo, imprenditori, capi di stato, uomini politici, mafiosi patentati, amministratori delegati con un bel gruzzoletto nascosto e inaccessibile a qualsivoglia azione legale. A titolo di curiosità nella lista dei furbetti non manca nessuno, dai simboli di sportività e fair play come Platinì e Messi, ai noti oligarchi russi sporchi e cattivi, per passare da eroi nazionali come Zelensky. Vere icone dei tempi moderni che di colpo si scoprono nelle loro nudità meno aulici e più terra terra. Niente di male, è tutto consentito dalla legge.

Non si contano i reati che si potrebbero nascondere dietro ogni singola moneta presente in quei “nascondigli paradisi fiscali”. Unitamente a proventi legittimamente acquisiti, tanti capitali ombreggiano provenienze ambigue. Le cosiddette “società di comodo” coprono di tutto, speculazioni finanziarie, edilizie, dal traffico di armi, droga, prostituzione, sottrazione di risorse pubbliche, corruzione, conflitti di interesse, truffe e chi più ne ha più ne metta. Non è salutare immaginare quante lacrime e sangue passano attraverso quei capitali nascosti e al sicuro. Eppure, “così è se vi pare”. E’ interessante vedere come tante inchieste giornalistiche, come quelle di Report, strada facendo scoprono tanto malaffare ma quando arrivano al punto finale pronti a dimostrare l’intero filone criminale manca un tassello importante, le informazioni bancarie sottochiave nei paradisi fiscali.

Timidi tentativi per risolvere la problematica, figli di proclami roboanti in capo all’OCSE, Europa noché in Italia, sono stati fatti, con il risultato paradossale che gli unici poveretti toccati da tanto rigore sono le persone fisiche, qualche povero pensionato che dovrà dimostrare l’effettiva presenza fisica in quei paesi per poter usufruire di un briciolo di pensione in più. Si tratta di pochi spicci, magari sommati a tanti poveretti il gruzzolo sale, ma nulla a che vedere con i capitali di società offshore o dei personaggi noti citati. Il Decreto 4 maggio 1999 si è preoccupato della pagliuzza nell’occhio dei pensionati anziché vedere la trave nel posteriore del senso civico, moralità di una intera comunità. In compenso nel Decreto si è detto a chiare lettere quali sono i paesi della “black list” ed ogni anno l’Agenzia delle Entrate aggiorna l’elenco, ma in buona sostanza rimane sempre lo stesso con buona pace di tutti. 

In conclusione, Sinner fa ciò che può, gioca nei fantasmagorici campi di tennis del Principato di Monaco ed allo stesso tempo usufruisce della migliore tassazione del mondo. I moralisti guardano le pagliuzze negli occhi, i patrioti hanno il loro momento di gloria, i giovani sognano di poter seguire le orme di Jannik nello sport elite per antonomasia, televisioni giornali e radio pucciano il biscotto, i pensionati che vivono nei paradisi fiscali sono gli sfigati di questa soap opera, mentre i politici se la ridono e tutti vissero felici e contenti. 

Foto Australian Open/Facebook




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