Papa Leone incontra Matteo Salvini in Vaticano tra dubbi e malumori di sacerdoti e fedeli
Non era mai successo prima d’ora che un papa accogliesse un leader della Lega. Tutti, da Wojtyla a Bergoglio, si sono tenuti lontani dal partito più estremista che ci sia in Italia. Un movimento che fin dal 1989 ha mostrato la sua natura radicale. Eppure, pochi giorni fa, Papa Leone ha accolto in Vaticano Matteo Salvini e molti si sono chiesti come mai un pontefice abbia stretto la mano a un capo politico che segue ideologie razziste e xenofobe che mal si conciliano con gli insegnamenti del Vangelo.

L’incontro tra due anime antitetiche del Paese-un politico che semina ostilità contro razze che non appartengono alla “pura razza padana” e un religioso che predica la pace tra i popoli-è stato visto come qualcosa di incomprensibile se si pensa che papa Leone ha vissuto per molto tempo in Italia, dopo aver fatto il missionario in Sud America, invitato da papa Francesco, e che conosce bene le idee di un partito che basa la sua politica sull’ostilità verso altri popoli, meridionali o immigrati che siano. Un leader che mischia il sacro con il profano, baciando crocifissi sui palchi elettorali per accattivarsi le simpatie del popolo cattolico e non perché amante del Vangelo.
Qualcuno, per giustificare la disponibilità di papa Prevost ad accogliere uno dei peggiori politici italiani, ha tirato in ballo Gesù Cristo, che puntava a incontrare i peccatori, i ladri, gli assassini, le prostitute per cercare di recuperarli. Ma Salvini è solo un cinico opportunista che, pur di strappare elettori alla sua amica e alleata Giorgia Meloni, usa i simboli religiosi a suo uso e consumo, tirando in ballo perfino Gesù Cristo come se il fondatore del Cristianesimo gli avesse conferito un incarico che mal si inquadra nella propaganda carica di avversione del leader del Carroccio.
Del resto, basta ascoltare le parole di Salvini per capire che queste parole, al netto di rosari sventolati nei comizi, con il Vangelo c’entrano come il cavolo a merenda. “Sono orgoglioso di andare in giro col rosario sempre in tasca. Noi stiamo garantendo più sicurezza agli italiani. Io sono credente, il mio dovere è salvare vite e svegliare coscienze”. Ed ancora: “Io sono orgoglioso delle nostre radici, della nostra storia e di testimoniare quella che è una società accogliente e generosa”. E poi in televisione o sui quotidiani nazionali lo senti parlare di lotta alle navi umanitarie, di respingimenti dei migranti, di ruspe contro i campi nomadi, di castrazione chimica, di simpatie per il carnefice Netanyahu. Insomma, non proprio la personificazione del Vangelo.
L’incontro tra Prevost e Salvini è servito sicuramente a quest’ultimo per conquistare voti ben sapendo che se si andasse a votare domani mattina farebbe la fine di Renzi o di Calenda. Ma c’è da chiedersi come mai papa Leone, a differenza dei suoi predecessori che hanno considerato la Lega peggio della peste, fin da quando con Bossi parlava di spaccare l’Italia in due parti, minacciando di inviare carri armati sulle rive del Po, abbia accettato un summit che ha causato malumori a non pochi cardinali e mal di pancia a molti preti impegnati a combattere il pensiero leghista.
