martedì 3 dicembre - Alberto SIGONA

Pallone d’Oro 2019: la sesta di Messi

Leo Messi conquista il sesto Pallone d'Oro in carriera, diventando il più premiato di sempre (staccato il rivale per antonomasia Cristiano Ronaldo)

Da oltre un decennio la leggenda argentina rimane stabile ed indisturbata sulla cima della gloria...

UN ASSO OTHER CATEGORY

Il sesto Pallone d'Oro conseguito dall'argentino Lionel Messi (32 anni) è l'allegoria ideale di una carriera, quella della "Pulce atomica", che nella storia del calcio europeo, e per certi versi Mondiale, non ha avuto eguali. Un percorso sportivo che per la stella del Barcellona sin dal principio è stato...costellato dall'eccellenza nell'accezione più completa e maestosa del termine. In oltre un decennio il fantasista blaugrana ha pennellato pagine infinite di leggenda del calcio, ergendo la sua effige ai piedi di Pelè - pietra di paragone di chiunque ambisca all'immortalità - l'unico verso il quale Messi si vede costretto a genoflettersi. Il numero dieci dell'albiceleste in quest'arco temporale, con le sue prestazioni d'antan, ha ridato slancio ed imperiosità ad uno sport che da troppo tempo non sfornava gente di categoria divina. L'ultimo immortale other category era stato Diego Maradona, che negli anni Ottanta aveva deliziato il palato delle verdi platee. Il Pibe de Oro aveva rappresentato un piacevole "terremoto" per il mondo del calcio, che negli anni a venire avrebbe vissuto sull'onda dei ricordi delle sue imprese, consolandosi con qualche controfigura ben riuscita, uno su tutti il brasiliano Ronaldo, che in parte ne ha ripercorso le orme e le gesta, senza però lambirne le latitudini aliene, quelle, per intenderci, saggiate dai vari Pelè, Crujff, Di Stefano o dallo stesso Diego, ovvero da coloro che anni addietro avevano incarnato il football, proiettandolo su galassie sconosciute ai comuni mortali. Con l'avvento di Messi abbiamo così assistito (era ora!) allo schiarimento di orizzonti extragalattici ormai dimenticati, che negli ultimi anni erano rimasti celati dietro un plotone massiccio di nubi, generate da un coacervo di presunti fenomeni, Neymar in testa, che a detta di molti esperti avrebbero dovuto disseppellire i fasti dell'epoca eroica, salvo poi localizzarne a mala pena lo stampo abborracciato. Messi ha perciò rimesso in moto l'astronave dell'irreale, riportando il calcio in orbite distanti anni luce dalla convenzione, lasciandosi dietro una scia ben più luminosa, densa e duratura di una cometa.

 

UN SENSO DEL GOL INIMITABILE

In oltre 3 lustri la Pulce ha riscritto a caratteri giganti la storia del calcio. E lo ha fatto esprimendo una classe cristallina, una tecnica formidabile, esibendosi quasi sempre su livelli sovrumani e con una continuità irreale, specialmente con la casacca catalana, ma soprattutto lo ha fatto con ciò che più di ogni altra cosa eccita la fantasia popolare, ovvero a suon di gol. In effetti, da quando gioca col Barça (l'unico amore della sua carriera) l'attaccante argentino ha gonfiato le reti altrui un'infinità di volte, sfiorando i limiti delle possibilità umane. Su 733 partite ha iscritto il suo nome nel tabellino marcatori ben 625 volte, per un totale, comprendendo le nazionali, che sale alla vertiginosa quota di 711 segnature su 894 match disputati, alla media, assurda per i tempi attuali, di 0,80 a partita. Una percentuale che sarebbe persino più eclatante se non si tenessero in considerazione i primi anni, quelli in cui il vero Messi doveva essere ancora forgiato. La sua confidenza col gol, rapportandola all'epoca storica, risulta alquanto sbalorditiva, superiore persino al sommo Pelè, che però gli è stato superiore in Nazionale, in cui invece il dio argentino non è mai stato all'altezza della sua fama mitologica. Per il resto la tremenda forza d'urto di Messi fa traballare la nomea di goleador mostruosi come F. Puskas, G. Muller, J. Fontaine o G. Nordahl (per tacere del mostro contemporaneo C. Ronaldo), che nei periodi più fulgidi della loro carriera davano del tu alla rete avversaria, ponendo l'asticella delle possibilità realizzative su quote da Everest. Quella quota che ormai il campionissimo argentino conosce molto bene, tanto da dimorarvi stabilmente come fosse casa sua.

QUEL PALLONE D'ORO DIVENTATO UNA REGOLA (con annessa doppietta con CR7)

Casa sua come quel Pallone d'Oro che lo vede salire ininterrottamente (o quasi) sul podio da ben 12 anni, quasi fosse una prassi irrinunciabile, alla pari dell'altro super eroe rispondente al nome di C. Ronaldo, l'unico che in questi anni è riuscito a tenere testa al suo strapotere da marziano, senza farsene assogettare, riuscendo in certi casi persino a sopravanzarlo (in materia di gol, in certe statistiche, gli è superiore). La prima volta che Messi conobbe il podio fu nell'ormai lontano 2007, quando finì 3° alle spalle di CR7, inaugurando quella lunghissima sequela di doppiette che avrebbe fatto la storia dell'ambìto premio istituito da France Football nel 1956. Poi sarebbe arrivato il 2° posto del 2008, dietro l'asso portoghese, per quella che può considerarsi la prima vera doppietta interessante i due assi. Quindi sarebbero arrivati in rapida sequenza i trionfi del 2009, 2010, 2011 e 2012, quasi sempre conseguiti davanti al marziano lusitano. Dopodichè si registrarono altri due secondi posti (rigorosamente alle spalle di Cristiano), prima di tornare a vincere nel 2015, naturalmente ancora davanti al bomber del Real Madrid. La tradizione sarebbe continuata, collezionando altri due seconde piazze, nel 2016 e 2017, sempre alle spalle del gigante portoghese. Quindi l'anno scorso vi sarebbe stata la prima discesa dal podio (e l'"intrusione" di L. Modric), prima del prepotente rientro di quest'anno, toccando la fantascientifica quota 6 vittorie – che gli consente di staccare il rivale di sempre, come a voler assecondare una sorta di "giustizia meritocratica" – per un totale, altrettanto fantascientifico di 12 podi (5 "argenti" ed 1 "bronzo"). Per la gioia irrefrenabile dei cultori del bel calcio, spettatori fortunati di un'epoca magica nonchè irripetibile, l'epoca di Leo Messi. Ad multos annos.

Alberto SIGONA

Foto di Abdullah Munzer da Pixabay 




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