mercoledì 17 novembre - Pressenza - International Press Agency

Oranghi, con il 96,4% dei geni umani, sono “persone della foresta”

Dobbiamo salvaguardare la rete della vita e prenderci cura delle altre specie viventi con cui condividiamo questo pianeta. I tarsi pigmei (piccoli primati, n.d.r.) mangiano e ospitano insetti che già conosciamo: cimici, pidocchi, pulci, ragni, lucertole, ascaridi e vermi solitari.

Manila, Filippine - Mona Gonzalez

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Orango Pongo pigmeo del Borneo allo zoo di Singapore (Foto di Wikimedia Commons)

Dobbiamo salvaguardare la rete della vita e prenderci cura delle altre specie viventi con cui condividiamo questo pianeta. I tarsi pigmei (piccoli primati, n.d.r.) mangiano e ospitano insetti che già conosciamo: cimici, pidocchi, pulci, ragni, lucertole, ascaridi e vermi solitari. Le vaquita (piccoli cetacei, n.d.r.) sono preda di grandi squali e orche, che le tengono lontane da noi. Ma sono rimaste solo dieci vaquita e, in loro assenza, la dieta di squali e balene potrebbe cambiare. Una tigre allo stato brado indica che la foresta in cui vive è sana ed eterogenea. Attualmente, ci sono 3.900 tigri allo stato brado in tutto il mondo e più del doppio (8.000) in cattività. Tutelando la rete della vita, costruiamo un mondo più gentile per tutti.

“Dicono che se dai un cacciavite a uno scimpanzé, lo rompe; se dai un cacciavite a un gorilla, lo lancia alle sue spalle; ma se dai un cacciavite a un orango, apre la sua gabbia e se ne va.” Michelle Desilets, direttrice esecutiva, The Orangutan Land Trust.

Gli oranghi sono bellissimi con il loro pelo rossiccio, alcuni denti simili a quelli umani e i loro occhi espressivi. Sono anche estremamente intelligenti. Sono esigenti sui loro giacigli, che costruiscono con delle foglie fino a una trentina di metri di altezza sugli alberi. Cambiano il letto ogni giorno, più spesso di quanto le persone cambino le lenzuola. Potrebbero anche cambiarlo due volte al giorno, se fanno un pisolino. E se riutilizzano un letto di notte, aggiungono almeno qualche ramo.

Sono i più grandi mammiferi che vivono sugli alberi del mondo. Il peso dei maschi di orango del Borneo (Pongo pygmaeus) e di Sumatra (P. abelii) varia tra i 50 e i 90 chili. Una terza specie di orango, l’orango Tapanuli (Pongo tapanuliensis), è stata avvistata per la prima volta nel 1939, poi di nuovo nel 1997, ed è stata riscoperta nel 2017. Può crescere fino a 1,37 metri di altezza e pesare tra i 70 e i 90 chili.

Il peso dell’orango rende più pericolosi i suoi spostamenti tra le cime degli alberi. Aggiunge pressione sui rami. Se cadono da 30 m di altezza, possono morire. Per loro, spostarsi in sicurezza da un albero all’altro in cerca di cibo è quindi una sfida maggiore rispetto alle altre creature arboricole.

Il cibo preferito degli oranghi è la frutta matura, come litchi, fichi e mangostani. Succhiano anche il miele e bevono acqua dai fori dei tronchi. Possono mangiare foglie, semi, corteccia e fiori. Mangiano anche insetti, uova, uccelli, piccoli mammiferi e pesci dei ruscelli.

Gli oranghi si spostano tra gli alberi in modo irregolare, facendo diversi movimenti da un ramo all’altro. Possono camminare in posizione eretta, per poi passare alla brachiazione (alternando l’uso delle braccia attraverso i rami). Salgono sugli alberi usando sia le mani sia i piedi, si arrampicano, si appendono con tutti e quattro gli arti e oscillano vigorosamente per spostarsi tra i rami quando ci sono grandi spazi tra gli alberi. Oscillando avanti e indietro, fanno avvicinare i rami tra di loro, in modo da riuscire a saltare da un albero all’altro. Ma a volte un orango maschio semplicemente cammina fino a tre chilometri al giorno. Gli oranghi sono i più grandi mammiferi arboricoli del mondo.

Gli uomini della foresta

Circa il 96,4% dei geni di un orango è umano. Oltre a un serie di tratti comportamentali, condividono con l’uomo 28 caratteristiche comportamentali e fisiche. Ad esempio:

  1. Ridono. Un orango rise così forte per un trucco di magia da cadere sulla schiena. Darwin tenne una mela sospesa su un orango, ma si rifiutò di dargliela. L’orango si buttò per terra e scoppiò a piangere. Dimostrano dolcezza ai loro piccoli. Altre emozioni notate da Darwin furono la vergogna e la gioia.
  2. Alcuni dei loro denti assomigliano ai denti umani. Hanno anche due fori nel palato superiore, proprio come noi umani abbiamo una cavità nel palato molle superiore della bocca. Hanno lo stesso tipo di influenza che abbiamo noi e la loro temperatura normale è la stessa che abbiamo noi.
  3. Possono parlare del passato. Nella foresta, se un orango individua un predatore, emette dei forti rumori, per far sapere al predatore di averlo visto. Il loro suono avverte anche altri oranghi del pericolo. Il suono di un orango può essere sentito a 1 km di distanza. Una volta che il predatore è andato via, gli oranghi continuano a fare rumore. La comunicazione è intenzionale, anziché istintiva. Parlano del predatore che hanno appena spaventato.
  4. Emettono dei “fischi”. Gli oranghi selvatici (P. pygmaeus wurmbii) a volte usano le foglie come fischietti per amplificare il loro suono naturale. Un orango maschio può emettere una lunga serie di grugniti diversi, che possono essere uditi a un chilometro di distanza nella foresta. Lo fanno per far credere a chi li ascolta di essere più grandi di quanto sono.
  5. Usano i rami frondosi per fare cappelli e ombrelli e le foglie grandi per fare dei mantelli. A volte, indossano delle piante rampicanti come collane.
  6. Gli oranghi usano i rami per prendere insetti e miele dai fori dei tronchi. Usano dei bastoncini anche per rimuovere i semi dai frutti con i peli urticanti.
  7. Gli oranghi sono semi-solitari. Le loro comunità sono ampiamente sparpagliate, tanto che la comunità più vicina si può trovare fino a 25 chilometri di distanza, ma tutti conoscono ogni membro della comunità e aggiungono regolarmente nuovi amici al loro gruppo.
  8. In un centro di recupero, un orango ha usato una sega per tagliare un’asse di legno. Possono piantare i chiodi nel legno e lavare i vestiti usando il detersivo.
  9. Gli oranghi salvati hanno imparato la lingua dei segni e uno di loro ha imparato oltre 150 segni diversi.
  10. Gli oranghi dei centri di recupero spesso imitano ciò che fanno i loro assistenti umani.
  11. La mano di un orango assomiglia a una mano umana, con dita lunghe e pollici opponibili.
  12. Gli oranghi hanno un cervello grande, proprio come gli umani.

Gli oranghi risalgono al Pleistocene. Poi, circa 16 milioni di anni fa, si separarono dalle altre specie di scimmie, a causa dei loro stili di vita molto diversi, essendo le uniche scimmie arboricole al mondo. C’è stato un tempo in cui gli oranghi popolavano tutto il sud-est asiatico. Oggi vivono solo nelle isole del Borneo e di Sumatra.

Una specie a rischio

Tutte e tre le specie di oranghi, ossia quella di Sumatra, quella del Borneo e quella di Tapanuli, fanno parte della lista rossa dell’IUCN, essendo in pericolo critico di estinzione e in declino.

La più grande minaccia alla loro esistenza è la distruzione dell’habitat, principalmente per le piantagioni di olio di palma. Dal 1903, circa il 97 percento delle foreste planiziali è stato distrutto, soprattutto per lasciare il posto a redditizie piantagioni di olio di palma. L’olio di palma viene utilizzato negli alimenti processati e nella frittura. Viene utilizzato, tra le altre cose, come ingrediente anche per cosmetici, dentifrici, detergenti, detersivi, saponi per il corpo, cera e inchiostro.

A livello globale, l’85% dell’olio di palma proviene dall’Indonesia e dalla Malesia. Si tratta di un’industria ad alto rendimento e il costo di produzione è basso, a meno che non si tenga conto degli oranghi.

Nel 1980, sono state prodotte circa 4,5 milioni di tonnellate di olio. Nel 2014 si è arrivati a 70 milioni di tonnellate. Nel 2017, le piantagioni di palme di tutto il mondo occupavano 18,7 milioni di ettari di terreno.

Persino gli alberi millenari vengono abbattuti per l’olio. Questi alberi, giovani e vecchi, sono l’unica abitazione degli oranghi. È necessario essere più consapevoli in questo settore e trovare alternative all’olio di palma.

La seconda minaccia più grande è il bracconaggio. È illegale, ma i bracconieri uccidono ancora le madri protettive degli oranghi per prendere i loro piccoli. Come animali domestici, vengono venduti a 500 dollari. Vengono venduti anche a zoo corrotti.

Un’altra minaccia, l’attività mineraria, comporta la distruzione di enormi foreste per costruire strade che conducano a terre remote. Produce anche rifiuti e inquinamento che danneggiano le specie all’interno dell’ecosistema.

La quarta minaccia è il cambiamento climatico, causa di ripetuti incendi nelle foreste subtropicali. Poiché gli oranghi si muovono lentamente, spesso vengono messi all’angolo in mezzo al fuoco. Il cambiamento del tempo e dell’umidità dell’aria può far aumentare gli insetti, gli incendi boschivi, le piante invasive e le malattie delle foreste. Il cambiamento climatico peggiora la qualità dell’aria, stressando ulteriormente gli alberi.

In quinto luogo, gli oranghi vengono occasionalmente mangiati da alcune popolazioni indigene, taglialegna migranti e lavoratori delle piantagioni, ai quali non è vietato mangiare carne di primati.

Possibile estinzione

La dottoressa Susannah Thorpe, della Scuola di Scienze Biologiche dell’Università di Birmingham, ha dichiarato a Science Daily: “Se la distruzione della foresta non rallenta, l’orango di Sumatra potrebbe estinguersi entro il prossimo decennio. Ora che sappiamo qualcosa in più su come si muovono tra gli alberi e sul modo unico in cui si adattano alle sfide del loro ambiente, possiamo comprendere meglio le loro esigenze. Questo potrebbe aiutare a reintrodurre gli animali salvati nelle foreste e a impegnarsi per tutelare il loro ambiente.”

Le stime più recenti della dimensione e distribuzione della popolazione di oranghi sono riportate sul sito web della Lista Rossa delle specie minacciate dell’IUCN, secondo la quale circa 7.300 oranghi di Sumatra (Pongo abelii) vivono allo stato brado. Gli oranghi del Borneo (Pongo pygmaeus spp.) contano tra i 45.000 e i 69.000 esemplari. Tuttavia, queste stime sono relative agli anni compresi tra il 2000 e il 2003. Da allora, gli oranghi hanno subito la perdita di gran parte del loro habitat su entrambe le isole, quindi i numeri attuali potrebbero essere molto inferiori a quelli riportati nella Lista Rossa dell’IUCN.

Una flebile luce di speranza

Tra gli innumerevoli danni inflitti agli oranghi, c’è una flebile luce di speranza. Alcuni zoo tengono gli oranghi in modo che la loro popolazione possa aumentare, tenendoli come popolazione sostitutiva o per essere rilasciati in zone protette allo stato brado.

Grazie alle cure protettive degli zoo onesti, gli oranghi stanno aumentando di numero. La gravidanza più recente è stata annunciata il 21 ottobre 2021 dall’Audubon Zoo di New Orleans. La loro femmina di orango di Sumatra di 12 anni, Menari, è incinta di due gemelli, il che è molto raro. C’è solo l’1% di possibilità di parto gemellare negli oranghi, ma Menari e il padre, Jambi, avranno due gemelli entro la fine dell’anno o in gennaio 2022.

Il valore ecologico degli oranghi

Gli oranghi fungono da specie ombrello protettiva in un ecosistema. Concentrarsi sulla conservazione degli oranghi potrebbe essere una mossa strategica, perché gli oranghi richiedono un ampio habitat per spostarsi comodamente tra le chiome degli alberi, dove prendono il 90% dei loro frutti. Gli oranghi hanno bisogno di un ampio spazio perché normalmente vivono da soli. Quindi, ogni individuo ha bisogno della sua parte di terra.

Quando si riserva uno spazio forestale sicuro e ampio per gli oranghi, anche altre specie condividono quella foresta, vivendo in modo sostenibile. Ciò che va bene per uno va bene per tutti. Questo è il motivo per cui sono una specie ombrello. Proteggono la foresta e la fauna selvatica che la popola. Ciò che porta benefici agli oranghi ne porta anche a tutti gli altri animali.

Traduzione dall’inglese di Simona Trapani. Revisione di Thomas Schmid.




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