lunedì 11 febbraio - Sergio Fissore

Onda su onda

Quando arriva, netta ed inequivocabile, la sensazione che la melma marrone che permea buona parte dell'umanità stia per superare le narici? A che punto del dramma si coglie il dramma stesso? Il fondo è stato raggiunto oppure, come un gruppo di speleologici in una nuova grotta, si scopre un nuovo passaggio che ci porta più in basso?

La recessione, tecnica o no, è ormai un dato di fatto, lo spread vola indisturbato verso altezze himalaiane, tutti gli indici di analisi dello stato di uno Stato gridano ininterrottamente la tristezza dei numeri di una profonda crisi. Se a questo aggiungiamo poi la presa di posizione della Francia con il richiamo del loro ambasciatore a Roma ed il progressivo raffreddamento dei rapporti con la Germania di Angela Merkel, si comprende facilmente come il tunnel nel quale siamo entrati lo percorreremo da soli, in un isolazionismo che rasenta quello verso l'Albania di una volta. Appare altrettanto chiaro che i (finti) nuovi amici del governo, Ungheria, Polonia e simili per intendersi, promettono a parole quello che poi nei fatti non confermano (migranti docet).

Eppure, attestano i sondaggi, il popolo elettore è lieto di trovarsi in questo film dell'orrore nel quale siamo stati catapultati. Conferme di voto, aumento dei consensi, addirittura idee di elezioni anticipate. Occhei: i sondaggi, soprattutto negli ultimi anni, non sempre ci chiappano, ma aggrapparsi a questo flebile appiglio è da sciagurati. L'elettore medio si sta trasformando in uno dei ciechi del dipinto di Bruegel il Vecchio, nel quale il capofila (chissà chi é) trascina gli ignari compagni di viaggio dentro la fossa che è proprio lì, davanti a loro. Ma che loro non vedono.

Può darsi che qualcuno riesca non dico a comprendere ma almeno a capire i perché delle scelte compiute lo scorso 4 marzo dall'elettore medio: crisi dei valori e della politica, timori e paure, fine del senso di appartenenza ad un popolo, l'affermarsi del "mors tua, vita mea". Ma i seguaci, gli adepti, lo zoccolo duro insomma, come fa a continuare a vestire quei panni? Anche ipotizzando, ammesso ma non concesso, che tutti, ma proprio tutti, appartengano alla parte alta della forbice che continua a dilatare la sua apertura, ma a tutto c'è un limite. Il ricco venezuelano sta certamente meglio del povero, ma non tanto bene in generale: una vagonata di sghei per comprare un dattero darebbe fastidio a chiunque.

La speranza è l'ultima a morire? Certo, può darsi. Ma di sicuro, ultimamente, anche lei respira a fatica.




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