mercoledì 23 settembre - Stranieriincampania

Omicidio Willy Monteiro: la Comunità Nera Napoletana scende in piazza a Napoli

“Willy dovrà essere ricordato non solo come un ragazzo capoverdiano, ma come un ragazzo italiano a tutti gli effetti, con dei sogni nel cassetto e voglia di vivere come tantissimi altri ragazzi. Purtroppo il destino ha voluto che incontrasse un gruppo di balordi che credono nella violenza. Ricordiamo che la violenza è razzismo ed è un cancro che deve essere debellato e assolutamente condannato”, così la portavoce della comunità capoverdiana ha voluto ricordare la scomparsa di Willy Monteiro Duerte. 

Sabato scorso a Napoli, in tanti hanno voluto manifestare per dire basta alla “violenza macista” partecipando al presidio organizzato dalla Comunità Nera Napoletana, un gruppo di recente costituzione formato principalmente da giovani di seconda generazione. 

“La sua morte l’abbiamo sentita sulla nostra pelle e per noi era molto importante gridare in questa piazza che a 22 anni non si può morire così – afferma una delle organizzatrici – Siamo molto vicini alla famiglia e alla comunità allargata che si è stretta per chiedere il rispetto di Willy e per chiedere giustizia. Sappiamo che la famiglia non vuole nessun tipo di strumentalizzazione, non vogliono che la sua morte possa essere ridotta alla sommatoria di facili catalogazioni. Ed è chiaro che queste scelte sono il frutto di un estremo dolore che li accompagnerà per tutta la vita e che rispettiamo. Quello che possiamo dire per certo è che William non era un indifferente e se c’è una cosa che possiamo fare: è non rimanere indifferenti dinanzi alle sopraffazioni e alle ingiustizie”.

In questi giorni si è tanto discusso se il brutale omicidio possa essere annoverato tra i casi razzismo, ma gli organizzatori ci tengono a far riflettere su qual è il contesto culturale in cui queste aggressioni avvengono: “Chiedere verità e giustizia per noi significa non rimanere in silenzio davanti ad un’altra vita che è stata aggiunta alla lunga lista di persone uccise dalla ferocia di una violenza sistemica che sceglie le sue vittime secondo le logiche di chi detiene il potere, secondo il discorso del più forte. Cosa significa avere la vita salva? Se si è donna, se si è neri, se si è razzializzati, se si esce dalle categorie binarie del genere, se si è considerati deboli, se si è considerati stranieri, immigrati e non conformi alla riproduzione della ‘normalità’, della virilità e di quello che si considera rispettabile allora quella vita può essere oltraggiata, spazzata via. Queste violenze organizzano i propri discorsi attraverso dei significati molto precisi che dobbiamo conoscere per distruggerli. Siamo qui perché troppe vite non sono salve”.

In piazza c’eravamo anche noi di Stranieriincampania e vi proponiamo una gallery del presidio. 




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