mercoledì 6 luglio - Alberto SIGONA

Nuoto | Ai Campionati del Mondo di Budapest storica Italnuoto

Per la prima volta, in virtù delle prestazioni stupefacenti dei nostri atleti, saliamo sul podio della classifica per Nazioni, sia in quella del Nuoto in corsia (5 Ori), sia in quella assoluta (9 Ori), infrangendo ogni precedente primato di medaglie.

Protagonista al maschile è stato il nostro portacolori “GregORO” Paltrinieri, autore di due assoli sublimi fra vasca e acque libere. Fra le donne si è registrato l'ennesimo boom della formidabile statunitense Katie Ledecky, vera super star della rassegna iridata.

L'Italia palesatasi in questi Campionati del Mondo tenutisi a Budapest è stata spaventosamente competitiva, agguantando picchi astronomici che non trovano similitudini nella nostra storia natatoria, e che difficilmente verranno riproposti in futuro. Una espressione di forza e vitalità che per una volta ha per certi versi emulato le grandissime potenze del Nuoto, come USA e Cina, le corazzate storiche per eccellenza, le uniche che nel medagliere conclusivo ci hanno preceduto, attestandoci per la 1^ volta sul podio delle onorificenze – da sempre ritenuto inaccessibile per noi comuni mortali – con l'esorbitante bottino di 9 Ori e 22 medaglie complessive, precedendo “top team” del calibro di Australia, Ungheria e Germania, per una rassegna iridata che rimarrà per sempre incastonata nella leggenda dello sport azzurro.

Prima di questo annus mirabilis 2022 l'Italnuoto - che, ricordiamolo, ha iniziato in tempi relativamente recenti ad intrufolarsi “furtivamente” nel gotha delle discipline acquatiche, con spartiacque storico le Olimpiadi di Sydney 2000 - ai Mondiali non si era mai spinta oltre i 3 Ori in corsia e 5 nel computo totale (ovvero comprendendo Nuoto Artistico, Nuoto in acque libere e Tuffi), quota massima raggiunta a Fukuoka 2001 (ai tempi di M. Rosolino e Viola Valli...), la cui rassegna era ormai diventata il metro di paragone delle successive avventure iridate dei nostri azzurri. Ebbene, in terra magiara ogni precedente limite è stato sommerso da un'alta marea (tanto per rimanere in tema, eh eh) di successi roboanti, toccando livelli XXL in quasi ogni disciplina acquatica, dal prestigioso Nuoto in corsia – persino qui, nel relativo medagliere finale, per la prima volta siamo saliti sul terzo gradino del podio (5 Ori, 2 Argenti e 2 Bronzi), posizionandoci dietro le marziani USA e Australia – al Nuoto in acque libere (1° posto nella graduatoria per Nazioni!), passando per il Nuoto Artistico. Ed a rendere il nostro forziere più luccicante che mai influisce certamente il fattore olimpico, cioè quasi tutti i Titoli conseguiti fanno parte di specialità che saranno presenti ai prossimi Giochi di Parigi 2024.

DA GREGORIO “MAGNO” A “SAN” BENEDETTA PILATO

Ad ergersi a protagonista assoluto per i nostri colori è stato indubbiamente Gregorio “Magno” Paltrinieri, la cui portata della sua figura va oltre i confini italici. Il fuoriclasse carpigiano è stato l'attrazione principale – almeno fra gli uomini – di questo torneo, e le sue vittorie riportate a Budapest lo proiettano di diritto fra i grandissimi degli sport acquatici.

La sua quasi inedita doppietta vasca-acque libere (1500 sl e 10 km di fondo), in passato riuscita a pochissimi eletti, è già leggenda, ed i 5 Titoli iridati in carriera gli garantiscono di già un posto in prima fila fra i mostri sacri del Nuoto. Nelle acque libere c'è stata gloria altresì per D. Verani, il cui successo nella massacrante 25 km contribuisce a consolidare il nostro blasone in una specialità, il fondo, in cui siamo da sempre fra le super potenze indiscusse.

Che questo in terra ungherese sia stato un Campionato idilliaco, splendidamente inedito per i nostri colori, lo provano, oltre ai citati Titoli di Paltrinieri, le sensazionali vittorie senza precedenti in stili che tradizionalmente ci sono quasi sempre stati ostili, come la Rana (se si eccettua D. Fioravanti, non eravamo mai riusciti a trionfare in gare internazionali di un certo livello) ed il Dorso, con i rispettivi trionfi colti dai nuovi giganti del Nuoto italiano N. Martinenghi, baby Benedetta Pilato e Thomas Ceccon (quest'ultimo ha persino infranto il record del mondo dei 100 fermando il cronometro a 51''60), i cui exploit lasciano presagire grandi traguardi in ottica Olimpiadi, la cui disputa dista “soltanto” 2 anni. Ma l'impresa più ardua è stata probabilmente quella compiuta dalla staffetta 4x100 mista, con i già citati Martinenghi e Ceccon, coadiuvati eccellentemente da F. Burdisso e A. Miressi, capaci di prevalere di pochi spruzzi sulla mastodontica squadra degli USA (priva però di C. Dressel, che ha dovuto lasciare anzitempo la kermesse), una Nazione che in questa gara è sostanzialmente imbattibile: ai Giochi Olimpici, infatti, ogni volta che vi ha preso parte, ha regolarmente conquistato l'Oro (100% di successi!), ed ai Mondiali si è vista sfuggire la medaglia più ambita in rarissime occasioni. Ma probabilmente le vittorie più difficili, seppur ottenute in una disciplina che da noi ha uno scarso richiamo, sono pervenute dal Nuoto Artistico, con Giorgio Minisini (non nuovo ad exploit simili) e Lucrezia Ruggiero capaci di concedere il bis fra “tecnico” e “libero”.

Le loro affermazioni sono state agevolate dall'assenza forzata della Russia (vera regina del Sincro), appiedata dalle note vicende relative alla guerra in Ucraina, ma esserne per una volta le degne sostitute, beh, non è cosa da poco, perdipiù in uno sport in cui è estremamente complicato emergere e rimanere a galla (è proprio il caso di dirlo) fra le big: basti pensare che il relativo medagliere all time vede pochissime Nazioni con almeno 1 Oro, e dietro alla Russia, che guida dall'alto dei suoi 59 Titoli, ed agli USA, c'è praticamente il vuoto (il Canada è 3° con appena 8 Ori, quindi a ruota troviamo la Cina con 5, e l'Italia coi suoi soli 3 successi occupa la 7^ piazza), a conferma di come rasenti l'impossibile riuscire a ritagliarsi un angolo di cielo nella galassia di codesto sport. In un Mondiale in cui abbiamo fatto una scorpacciata di gioie, stona soltanto la disciplina dei Tuffi, in cui abbiamo raccolto una minuscola parte degli avanzi lasciati dall'ingorda Cina, il cui strapotere spietato ha ridotto gli avversari a un branco di lillipuziani inoffensivi, per una supremazia assoluta (13 Ori su 13!) che nel III millennio, epoca in cui la concorrenza è quasi sempre agguerrita in ogni dove, sembra decisamente fuori dalla realtà (in effetti un dominio del genere non ha riscontri in altri sport, per fortuna..direi). Tornando a casa nostra, un plauso va rivolto alla squadra maschile di Pallanuoto (campione uscente), i cui stoici uomini di S. Campagna, al termine di una finale “drammatica” con la Spagna (persa soltanto ai “rigori” dopo il 9-9, ottenuto in rimonta dal 6-9, dei tempi regolamentari), si sono appesi al collo una significativa e bella medaglia d'Argento, che ci permette di rimanere in auge anche in questo sport, consolidando, fra l'altro, il 1° posto nel medagliere storico (vantiamo 4 Ori). Non è andata altrettanto bene alla Pallanuoto donne, col nostro 7Rosa che fallisce anche stavolta il podio: la gloriosa storia di questa Nazionale, che un tempo faceva tremare il Mondo, e che nel 2004 si laureava addirittura campionessa olimpica, si sta smarrendo fra i cunicoli della storia, il cui fascino rischia di essere oltraggiato da una cronaca poco edificante. A tutto vantaggio della nuova regina degli USA, che da circa due lustri sembrano essere diventati un autentico dream team, sulle orme dello squadrone di Basket...

La Pallanuoto donne in questi ultimi 10 anni è molto cresciuta di livello, e a quanto pare l'Italia sta faticando a tenerne il passo. Concludiamo dando una rapida occhiata al di fuori dei confini nostrani. Protagonista indiscussa della manifestazione, almeno fra le donne, è stata certamente l'americana K. Ledecky, 4 Ori (di cui 3 ind.) nel mezzofondo (400 sl, 800 sl e 1500 sl), che le permettono di giungere a ben 19 Titoli iridati in carriera, polverizzando ogni sorta di record, divenendo “ufficialmente” la più grande nuotatrice di tutti i tempi. Fra le stelle citiamo l'ungherese K. Milak, doppietta fra 100 e 200 delfino, ed il rumeno D. Popovici, bis fra 100 e 200 sl.




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