giovedì 7 gennaio - Alessandro Bonafede

Nucleare, ecco le 67 aree idonee per il deposito delle scorie radioattive

Da sei anni si aspettava la lista delle possibili zone in cui l'Italia dovrà edificare il deposito dei rifiuti radioattivi: quelli che nessuno vuole. In alcune regioni già montando le proteste.

Già prima della pubblicazione dell'elenco dei siti di è possibile stoccaggio delle scorie radioattive, alcuni comuni di hanno comunicato che le scorie non sono affatto gradite.

Era prevedibile: sono sei anni che si attende una lista delle possibili zone in cui l'Italia dovrà costruire il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, quelli che nessuno vorrebbe.

 

IL DEPOSITO - Quello che verrà realizzato è un deposito, con parco tecnologico su un'estensione di 150 ettari . Il deposito verrà realizzato con una tecnica a “matrioska”: ben 90 costruzioni in calcestruzzo armato verranno collocate in grandi contenitori di calcestruzzo speciale.

L'Italia si trascina l'annosa questione delle scorie radioattive dal lontano 1987. Le scorie sono tra l'altro, in buona parte provenienti dal settore industriale e civico della ricerca medica. Infatti si i tratta per esempio di “sostanze radioattive usate per la diagnosi clinica, per le terapie anti tumorali e altre. In totale” affermano media come Repubblica.

Durante i sessanta giorni successivi alla pubblicazione del 5 gennaio, inizia la consultazione pubblica con Regioni ed enti locali che faranno le loro osservazioni a Sogin. Saranno necessari ben 4 anni per costruire deposito e parco.

Quindi si sta parlando ben di 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi: “Appurato che questo deposito, come da linee guida, dovrà essere realizzato in zone che soddisfino specifici criteri (scartate per esempio aree vulcaniche, sismiche, soggette a frane, inondazioni, sopra determinate latitudini o troppo vicine alla costa etc etc), attraverso speciali barriere ingegneristiche il deposito dovrà garantire l’isolamento dei rifiuti radioattivi per più di 300 anni”.

Nel passato sono semplicemente state ipotizzate aree dove realizzarlo come la già inquinatissima la Sardegna , che ha il vecchio problema dei rifiuti radioattivi dei poligoni NATO. I rifiuti infatti si dividono in scorie a bassa e media intensità.

Il deposito porterà con sé polemiche e dibattiti a livello locale. Tuttavia sarà impossibile posticipare il problema: la Sogin e la questione sono infatti costate circa 300 milioni l'anno . Il decomissioning nucleare italiano è oggi stabilito al 2036.

La Sogin è infatti una società di Stato: ecco l'elenco delle aree italiane individuate. Si tratta di “67 zone che soddisfano 25 criteri stabiliti cinque anni fa e riportati nella CNAPI, la carta delle aree potenzialmente idonee.

E' stata pubblicata anche una mappa, che si trova sul sito www.epositonazionale.it, per rendere ancora più chiare quali saranno le 8 grandi aree possibili e le provincie interessate. Eccole.

PIEMONTE: Comuni di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo.

TOSCANA-LAZIO - 24 zone tra le province di Siena, Grosseto e Viterbo (Comuni di Pienza, Campagnatico, Ischia e Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano)

BASILICATA-PUGLIA: le province di Potenza, Matera, Bari, Taranto (comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Gravina, Altamura, Matera, Laterza, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso)

SARDEGNA - 14 aree tra le zone in provincia di Oristano (Siapiccia, Albagiara, Assolo, Usellus, Mogorella, Villa Sant’Antonio, Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Ortacesus, Guasila, Segariu, Villamar, Gergei e altri)

SICILIA - 4 aree nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta (Comuni di Trapani, Calatafimi, Segesta, Castellana, Petralia, Butera).

Secondo programma l'Italia dovrà avviare il deposito entro il 2025. Attualmente stiamo pagando per smaltire parte dei nostri rifiuti nucelari in Gran Bretagna e Francia

Adesso con il via libera del ministero dello Sviluppo economico e quello Ambientale, è ufficialmente ripartito l'iter per la consultazione pubblica

Il deposito nazionale dovrà contenere 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e successivamente anche 17 mila metri cubi ad alta attività (per un massimo di 50 anni). La spesa preventivata per il Deposito è di 900 milioni di euro.

Quando dopo l'esito del referendum lo Stivale ha chiuso i suoi quattro siti nucleari si è reso necessario avviare l'istituzione di un deposito nazionale, come già realizzato in altri Paesi Ue, dove ospitare le scorie.

Le linee guida sono a cura della Iaea (International Atomic Energy Agency), ma solo ora la Sogin ha pubblicato l'elenco.

Alessandro Bonafede

Foto di Wendelin Jacober da Pixabay 




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