lunedì 18 marzo - Françoise Beck

Non temere la polemica!

L'esagerazione nell'uso della parola "polemica" ne ha creato appunto un uso a vanvera. Fare polemica per un piacere personale è inutile. Invece la polemica ha la capacità di generare riflessioni e benefici. Mette in evidenza una necessità di rivedere alcuni punti di vista.

In inglese si parla di "disputing process". La discussione considerata conflittuale sottolinea i diversi rapporti, le diverse posizione in presenza. Può essere vista come una teatralizzazione di una realtà. Ed il pensiero può andare a monte per capire come sono avvenuti i disacordi.

Emile Durckheim parlava di "momenti effervescenti" per rimettere in questione rapporti di forza, a priori. La polemica costituisce l'occasione da cogliere per istituire nuove prospettive. La sociologia delle prove riconosce un ruolo centrale alla polemica nelle attività della comunità e non le considera più come epifenomeni. Dunque la polemica ha la sua importanza nelle interazioni, l'inventività delle relazioni, il fatto di ricreare il punto di vista, rovesciare lo scontro in una costruzione.

Ovviamente una polemica ben condotta si appoggia su argomenti ... e validi. Geoffrey Grandjean, dottore in Sceinze politiche e sociale di Liegi, afferma l'importanza, nella democrazia, di potere parlare di tutti gli argomenti su fondo di una deliberazione pubblica. La polemica, dice, permette di prendere coscienza di chi sono gli attori in gioco, del funzionamento del sistema democratico. Condivido pienamente. E si capisce che alcuni la temono.

Sono anche scritti dei saggi polemisti. A me la polemica fa meno paura che la tiepidezza del pensiero, il rifiuto di impegnarsi, la vigliaccheria, la paura di compromettersi. Così continuerò ad essere un autore polemico, che le piace o no ad alcuni.

Françoise Beck




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