martedì 15 giugno - Antonio Mazzeo

Nessun pericolo per la nave porta-esplosivi in rada a Messina?

Sistemi d’arma ed esplosivi di diverso genere, comprese bombe a caduta libera per aerei, missili aria-aria e finanche le famigerate bombe ad “alta precisione” a guida laser “Paveway” per armare i nuovi cacciabombardieri F-35 “Lightning”.

 

 E migliaia di tonnellate di gasolio per le unità navali e di carburante per gli aerei e gli elicotteri imbarcati. E’ quanto può trasportare per i mari di mezzo mondo la grande nave rifornimento “RFA Fort Victoria” della Royal Navy, in rada da mercoledì 9 giugno nel porto di Messina, a un centinaio di metri in linea d’aria dal Palazzo del Comune e da piazza Duomo, cuore della movida giovanile .

L’unità da guerra è l’unica nave appoggio della Marina britannica in grado di eseguire il rifornimento in navigazione di armi e gasolio per il Carrier Strike Group, il gruppo navale con ammiraglia la portaerei convenzionale “HMS Queen Elizabeth”, attualmente impegnato in complesse esercitazioni di guerra nel Mediterraneo. Una sosta tecnica quella di Messina che la “Fort Victoria” sta effettuando dopo aver attraversato lo Stretto di Messina con le altre unità della flotta d’attacco, il pomeriggio di domenica 6 giugno, con un’imponente parata che ha parecchio impressionato gli abitanti delle sponde di Scilla e Cariddi. A preoccupare oggi di più è però la sosta della nave da guerra in pieno centro città: cosa potrebbe accadere infatti se si verificasse un incidente e/o un incendio a bordo in presenza di anche una piccola parte di materiali esplosivi nei suoi depositi?

Ok, niente allarmismi. Però il passato più o meno recente della “Fort Victoria” non lascia certo tranquilli, specie in assenza o grave carenza di adeguati piani d’emergenza. Nel 1990, poco tempo dopo l’entrata in servizio attivo, la grande nave rifornimento fu vittima di un attentato da parte dell’IRA mentre stazionava in un porto inglese. Furono collocate a bordo due bombe e una di esse fu fatta esplodere danneggiando gravemente uno dei vani motori.

Ancora più grave quanto accaduto solo un mese fa (10 maggio) a Portland (Inghilterra), quando sulla “RFA Fort Victoria” - alle 7 di mattina - è scoppiato un “piccolo incendio”, domato fortunatamente dal personale d’equipaggio prima che potesse raggiungere i depositi di armi e carburante. Proprio per l’alta pericolosità dei materiali trasportati, la Protezione civile inglese ha ordinato l’arrivo a Portland pure dei vigili del fuoco delle vicine cittadine di Bridport, Dorchester e Weymouth. Secondo gli organi di stampa locali quattro marinai sono stati soccorsi dalle autoambulanze e condotti in ospedale a seguito dell’inalazione dei gas tossici emessi. Alla vigilia dell’incendio, sulla “Fort Victoria” era stato imbarcato a Crombie e a Loch Striven un “carico completo di carburante, munizioni e generi di rifornimento vari” in vista della lunga crociera addestrativa nel Mediterraneo e in Asia con la portaerei “Queen Elisabeth” e le unità del Carrier Strike Group della Royal Navy.

La “RFA Port Victoria” è stata varata nel settembre 1988; con un dislocamento di 31.500 tonnellate e una lunghezza di 203 metri, può raggiungere a pieno carico la velocità di 20 nodi. La capienza massima dei depositi ospitati è di 3.400 metri cubi per le armi e gli esplosivi, 8.500 tonnellate per il gasolio e altri carburanti e 3.000 metri cubi per materiali vari, apparecchiature e generi alimentari. A bordo sono alloggiati 300 membri di equipaggio e tre elicotteri da trasporto e supporto logistico AgustaWestland AW101 “Merlin Mk4” prodotti da Leonardo-Finmeccanica e in dotazione all’845° Naval Air Squadron.

Meno di cinque anni fa l’unità era stata sottoposta ad un lungo lavoro di manutenzione e ammodernamento a Cammell Laird in Birkenhead. In particolare erano stati modificati e ampliati i depositi per il diesel (F76) destinati alla portaerei e per il carburante per gli aerei (F44) imbarcati, nonché erano state potenziate le capacità dei montacarichi sino a 2 tonnellate.

“La Fort Victoria è l’unica unità navale in servizio per effettuare le operazioni AOR (auxiliary Oiler/Replenisher), cioè di immagazzinamento materiali e trasporto carburanti”, scrive il sito specializzato britannico www.navylookout.com. “I regolamenti contro l’inquinamento marino dell’International Maritime Organisation che prescrivono i design delle navi mercantili sono sati modificati nel 1992, imponendo che tutti i trasportatori di gasolio sopra le 5.000 tonnellate siano dotati di un doppio scafo. Una lunga storia di fuoriuscite di petrolio e dei conseguenti danni ambientali hanno spinto a mitigare gli effetti delle unità tanker che circolano per i mari. La Fort Victoria è stata progettata negli anni Ottanta ed era ancora in costruzione quando sono cambiati i regolamenti. Dato che tutte le unità con un solo scafo dovevano essere trasformate oppure rottamate entro il 2008 e dato che la Fort Victoria dovrà restare in servizio sino alla fine di questo decennio, la Royal Navy l’ha sottoposta a lavori di modifica in ottemperanza agli standard internazionali. La realizzazione di un doppio scafo ha visto una placcatura aggiuntiva all’interno del deposito pre-esistente, un rischio potenziale e un non piacevole impegno per il personale che ha effettuato i lavori”. La nave appoggio è stata riconsegnata alla Royal Navy nel novembre 2008 e la prima esercitazione in mare è stata la simulazione di un violento incendio sprigionatosi all’interno delle cabine e del successivo intervento del personale preposto alla sicurezza.

L’incendio scoppiato lo scorso 10 maggio a bordo della “Fort Victoria” non è purtroppo l’unico incidente che ha interessato le unità militari preposte al trasporto o al trasferimento navale di sistemi d’arma e carburanti. Proprio in occasione del mancato disastro a Portland, ancora www.navylookout.com ha ricordato alcuni degli eventi recenti più drammatici, tra cui in particolare il grave incendio che ha parzialmente distrutto nel luglio 2020 l’unità d’assalto anfibio “Bonhomme Richard” di US Navy mentre si trovava in porto a San Diego per lavori di ristrutturazione. Nel Golfo di Oman, la notte del 1° giugno scorso, è invece affondata la più grande unità in dotazione alla Marina militare dell’Iran, la nave appoggio e rifornimento in mare “Kharg”, a seguito di un incidente le cui cause sono ancora del tutto ignote.

Il Carrier Strike Group di cui fanno parte la portaerei “Queen Elisabeth” e la “Fort Vicoria” è salpata da Portsmouth il 23 maggio. Partecipano al gruppo navale anche le fregate “Defender”, “Diamond”, “Kent” e “Richmond” e la nave ausiliaria “Tidespring”. A salutare la lunga missione d’oltremare non hanno fatto mancare la loro presenza la sovrana d’Inghilterra Elisabetta, il primo ministro Boris Johnson e il segretario alla difesa Ben Wallace.

L’invincibile armata che toccherà i porti di 40 nazioni al mondo nei prossimi sei mesi conta su oltre 3.700 marinai, 32 caccia tra cui 18 F-35B del 617° squadrone della Royal Navy, 4 elicotteri d’attacco marittimo “Wildcat” e dieci elicotteri da trasporto e lotta anti-sottomarini “Merlin Mk2”. “Si tratta della più grossa concentrazione di potenza aerea e navale del Regno Unito da una generazione a questa parte”, riporta enfaticamente il Ministero della difesa. Ma a che prezzo per la pace del pianeta e per la sicurezza delle popolazioni delle regioni che avranno l’ardire di ospitarla?




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