lunedì 26 ottobre - Stranieriincampania

Napoli, a Casa Cidis laboratori gratuiti per piccoli e grandi studenti stranieri

Casa Cidis apre le sue porte agli studenti in questo momento di difficoltà per la nuova attività di Doposcuola destinata ai giovani stranieri in età scolare, dalle scuole elementari alle superiori. Il laboratorio si svolge il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle ore 15:00 alle ore 18:00 nella sede di Casa Cidis in via Stefano Brun 1. 

Durante gli incontri gli studenti possono essere assistiti nello studio e migliorare la conoscenza della lingua italiana grazie ad operatori esperti e al servizio di mediazione offerto da Cidis Onlus. Gli operatori fornisco anche supporto a chi ha bisogno di aiuto per capire come funzionano le piattaforme per la didattica a distanza. Tutte le attività rientrano nell’ambito del progetto Impact e sono completamente gratuite. 

Stranieriincampania ha incontrato Ida Esposito, di Cidis Onlus, per comprendere come sono organizzate le attività in vista dell’apertura di nuovi spazi per consentire il rispetto di tutte le norme sulla sicurezza. 

Benvenuta Ida, puoi dirci qualcosa in più sul doposcuola di Casa Cidis?

Stiamo cercando di offrire supporto ai giovani di origine straniera sia nello studio che nella comprensione della didattica a distanza, quindi possono venire qui e imparare come usare le piattaforme. Anche nel doposcuola possiamo attivare dei mediatori per spiegargli le cose che non hanno capito dei programmi scolastici. E’ importante che nessuno resti indietro, soprattutto in questo periodo. 

Quali difficoltà stanno incontrando gli studenti e le loro famiglie?

In generale tantissime, vi faccio un esempio: durante la quarantena ci ha contattato una famiglia srilankese per il figlio, di 15 anni, che aveva paura di essere bocciato perché non era riuscito a seguire la didattica a distanza, non aveva capito come funzionava e non sapeva se arrivavano le email ai genitori che dovevano firmare i moduli per la privacy. Aveva paura di non riuscire a fare l’esame di terza media. Abbiamo contattato la scuola che ci ha spiegato che c’era stato solo un fraintendimento, che il ragazzo andava bene, che poteva tranquillamente fare l’esame e che avrebbero attivato la mediazione per fargli capire bene come funzionava. Alla fine la famiglia si era fatta prendere dal panico perché durante la quarantena ha perso il contatto con la scuola.

Questo è stato uno dei principali problemi durante la quarantena…

Sì, durante la quarantena molti studenti stranieri hanno perso il contatto con la scuola, perché, una volta chiusa, non sapevano più come e con chi comunicare. Gli stessi problemi ce li hanno i professori, in molti ci hanno raccontato che questi ragazzi non hanno email, i docenti sono costretti a inviarle ai genitori e questo porta dei problemi anche a loro che devono poi individuare i ragazzi in base ai nomi del padre o della madre. Altri genitori non ricordano le password, altri ancora, anche prima del lockdown, non sapevano dell’esistenza della piattaforma che permette loro di controllare le assenze, i compiti e tutto il resto. 

Quali sono le esigenze delle famiglie e perché si rivolgono a Cidis?

Manca la comunicazione e noi interveniamo proprio per colmare questo divario. Nel momento in cui veniamo contattati dalla famiglia o della scuola attiviamo la mediazione e diamo tutte le spiegazioni di cui hanno bisogno. Abbiamo anche dato una mano a richiedere i pc o i tablet per la didattica a distanza. 

Sappiamo che avete adottato delle misure di sicurezza particolari…

L’attività si svolge in completa sicurezza, Cidis si è dotata di altri due locali per permettere a tutti di accedere. In ogni stanza non ci saranno più di sei persone e cercheremo di creare dei gruppi fissi in base all’età così da evitare la promiscuità. Inoltre, ogni stanza avrà le proprie attrezzature che utilizzano singolarmente e sia gli ambienti che il materiale viene sanificato sia prima che dopo l’uso. Ovviamente, prendiamo la temperatura all’ingresso, mettiamo a disposizione dei disinfettanti e assicuriamo che gli operatori indossano la mascherina oltre ad aver effettuato tutti il tampone. 




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