martedì 29 agosto - Oggiscienza

Multitasking: ci fa ricordare (solo) ciò che è più importante

Rispondiamo al telefono mentre leggiamo una mail, buttando uno sguardo ogni tanto alla tv? Meglio non esagerare: quando l'attenzione è divisa su diverse attività, la memoria ne risente.

da Marcello Turconi

Il multitasking può avere un’influenza negativa sulla nostra memoria, ma siamo comunque capaci di focalizzarci sulle informazioni più importanti. Crediti immagine: Public Domain

SCOPERTE – Nella frenetica società del ventunesimo secolo si è fatto largo un mantra: quello di fare tutto in multitasking. Grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie oggi è infatti possibile compiere contemporaneamente – o quasi – azioni del tutto indipendenti, che prima erano svolte in tempi e luoghi ben distinti. Saper svolgere diversi compiti nello stesso momento è diventata così una qualità ricercata in molti ambiti lavorativi, tant’è che in molti annunci di ricerca di personale “essere multitasking” è un requisito essenziale per i candidati. Ma è davvero così vantaggioso lavorare in multitasking? Sono diversi gli studi apparsi negli ultimi anni che mettono in discussione l’efficacia del lavoro “in parallelo”, e recentemente un gruppo di ricerca di psicologi dell’UCLA ha analizzato l’effetto di questa stratega sulle capacità mnemoniche.

In una serie di esperimenti i ricercatori hanno sottoposto quasi duecento studenti a un compito di memorizzazione: ricordare il maggior numero possibile di parole all’interno di una lista di 20. Durante il test, ogni parola veniva mostrata su uno schermo per 3 secondi, e ad essa era associata un numero che variava da 1 a 10. I ricercatori hanno spiegato ai partecipanti che i punteggi ottenuti nell’esperimento sarebbero stati calcolati sulla base di questo numero, che quindi rendeva le parole “da 10” più importanti di quelle “da 1”. I partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi sperimentali: il primo doveva eseguire il compito senza distrazioni, il secondo invece leggeva le parole e in contemporanea ascoltava una voce registrata che leggeva una serie di numeri. Il compito accessorio, in questo caso, era quello di premere un tasto ogni volta che avessero sentito tre numeri dispari consecutivi. Un terzo gruppo di partecipanti veniva sottoposto all’ascolto di canzoni pop familiari ai partecipanti, mentre un quarto ascoltava canzoni sconosciute.

Il gruppo di ricerca ha così potuto constatare che, in media, i partecipanti del gruppo 1 (quello non sottoposto a distrazioni) ricordavano otto parole per ogni set di 20, così come quelli che ascoltavano le canzoni in sottofondo (gruppi 3 e 4); il gruppo 2, quello che doveva ascoltare i numeri e identificare una precisa sequenza, e che quindi era impegnato in un compito attivo (cioè a un vero e proprio multitasking), invece, ne ricordava in media solo cinque.

C’è tuttavia un secondo aspetto interessante riportato dallo studio, pubblicato sul numero di agosto della rivista Psychological Science: il multitasking infatti non andava a incidere sull’abilità dei partecipanti di ricordare le informazioni più importanti, ossia le parole a cui erano assegnati i punteggi più alti; per tutti e quattro i gruppi, infatti, la probabilità che i partecipanti ricordassero una parola “da 10” era cinque volte tanto rispetto a quella di una parola “da 1”.

“I dati in questo senso sono molto chiari – spiega in un comunicato uno degli autori – e ci mostrano che quando la nostra attenzione è suddivisa su più compiti non ci ricordiamo molto, ma siamo comunque in grado di focalizzarci sui dati che riteniamo più importanti”. Questo sembra essere una sorta di adattamento funzionale applicato dal nostro cervello per sopravvivere all’incredibile mole di informazioni e di stimoli a cui siamo sottoposti. Ovviamente il consiglio che emerge dalla ricerca è quello di evitare, per quanto possibile, questo sovraccarico di input…in modo da ricordare tutto, e bene.

NB: La prima versione di questo articolo è stata scritta mentre, da un televisore vicino, imperversavano le immagini e i rumori della MotoGP. L’autore ha potuto così verificare in maniera empirica gli effetti nefasti del multitasking, visti i numerosi refusi trovati durante la revisione del pezzo, ed imputabili agli stimoli multisensoriali a cui era esposto, al coinvolgimento emotivo e, in ultima analisi, ad Andrea Dovizioso.




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