venerdì 12 febbraio - Gerardo Lisco

Monti e Draghi? “Stessa faccia, stessa razza”.

Il mantra che gira in questi giorni, amplificato da media asserviti, è che le condizioni sono tali per cui Draghi non opererà con tagli alla spesa pubblica, tradotto con politiche da “macelleria sociale”, ma metterà in campo politiche di segno opposto.

 E’ del tutto evidente che tale narrazione ha come unico scopo quello di tranquillizzare l’opinione pubblica al fine di costruire un consenso, il più ampio possibile, attorno all’establishment finanziario che, attraverso i media, punta alla restaurazione Globalista e Neoliberale messa, solo in minima parte, in discussione da istanze nazionaliste. L’argomentazione principale che viene utilizzata a sostegno della differenza tra Monti e Draghi è che il primo doveva operare tagli alla spesa pubblica, che il secondo ha miliardi di risorse finanziarie da spendere. Risorse del Recovery Fund, MES , accesso ai fondi BEI, SURE in aggiunta ai 38 miliardi di risorse finanziarie rivenienti dai fondi comunitari non ancora spesi. Ebbene queste argomentazioni sono fondate sul nulla.

Prima di entrare nel merito delle questioni ricordo a tutti il famoso salvataggio operato da Draghi con il Quantitative Easing. Verissimo venne salvato l’euro ma la domanda è : a chi andarono le risorse del QE? Certamente non a imprese e famiglie ma alle banche alle quali comunque imprese e famiglie, per investimenti e consumi, dovevano rivolgersi per avere denaro. E’ cosa nota che le banche hanno un cuore talmente grande che per salvare l’anima chiedono, come il demonio, di impegnarla. Ciò premesso passiamo al concetto di austerity.

Le politiche di austerity che hanno contraddistinto l’azione del Governo Monti sono state tradotte in provvedimenti molto semplici: riforma delle pensioni con l’allungamento dell’età pensionabile e riduzione dell’assegno, moderazione salariale, tagli alla spesa pubblica per sanità, pubblica amministrazione, privatizzazioni, riduzione degli investimenti pubblici a favore di quelli privati, flessibilità del lavoro ossia precarizzazione. In una parola le politiche di austerità altro non sono che strumenti finalizzati a creare condizioni per la nascita di mercati che altrimenti non avrebbero ragione di esistere. In particolare finalizzati alla messa sul mercato di diritti sociali e beni comuni. Per cui Draghi farà esattamente la stessa cosa di Monti.

Se non fosse chiaro non c’è nessuna discontinuità tra disponibilità di risorse finanziarie e politiche di austerity. Non sarà nemmeno il mantenimento o un aggiustamento del Reddito di Cittadinanza e l’introduzione di una riforma fiscale progressiva sul modello tedesco a segnare la discontinuità con le politiche di austerità introdotte da Monti. La logica di fondo che ispirerà l’azione del Governo Draghi sarà quella neoliberale che sostiene che la soluzione alla crisi economica debba essere affidata al mercato.

Le risorse del Recovey Fund, insieme alle altre che ho elencato non verranno utilizzate direttamente dallo Stato che non sarà, nell’accezione della Mazzucato, imprenditore ma solo finanziatore e regolatore del mercato a favore delle imprese private assecondandone le istanze e la solidità sul mercato. La sola disponibilità di risorse finanziarie a buon mercato, secondo la logica Neoliberale, non è sufficiente per riavviare l’economia. Servono flessibilità del lavoro, moderazione sociale, riduzione delle protezioni sociali in materia di welfare. Solo a queste condizioni il mondo delle imprese sarà disponibile ad accedere alle risorse finanziarie per fare investimenti; in sostanza assisteremo ad una redistribuzione della ricchezza prodotta che toglierà alle classi sociali subalterne e alle aree regionali arretrate per trasferirle a quei gruppi sociali e a quei sistemi economici già sviluppati e più ricchi che sono gli unici in grado di dare garanzie al sistema bancario il rientro dalle esposizioni.

Quanto meno si farà credere che una delle ragioni è questa. Ad ulteriore prova che Draghi sarà in linea con le politiche di austerità di montiana memoria è sufficiente fare riferimento a quanto ha dichiarato la Lagarde qualche giorno fa nel dare il proprio endorsement a Draghi. Nello specifico, alla domanda circa la cancellazione del debito pubblico contratto a causa della pandemia, ha risposto che i trattati non prevedono nulla del genere. L’Italia ha visto il proprio debito pubblico raggiungere il 160% del PIL e dovrà rientrare sotto i livelli previsti appunto dai trattati. Si consideri che qualche giorno prima dell’apertura della crisi di governo negli ambienti vicino alla BCE si discuteva di introdurre un tetto agli spread. Con la fine del Governo Conte e la modifica degli equilibri internazionali e nazionali, nulla di più strano che da giugno in poi la BCE riduca l’acquisto dei titoli del debito pubblico ritornando alla regola del Capital Key. Come si evince siamo in presenza di un combinato disposto che vede da una parte il rientro nei parametri del debito pubblico e dall’altra la necessità di attivare la ripresa economica attraverso non l’intervento dello Stato che si fa imprenditore ma attraverso la logica del mercato.

Il Governo Draghi ridurrà la spesa pubblica mettendo sul mercato: sanità, previdenza, beni comuni e servizi economici di interesse pubblico. Per fare questo dovrà, appunto, rendere disponibili risorse finanziarie e soprattutto operare affinchè le imprese che concorreranno sul mercato debbano poterlo fare senza troppi vincoli a difesa del sociale, come mantenimento dei livelli occupazionali e rispetto dei CCNL del settore. Una buona lettura del Codice degli Appalti, delle Direttive UE e della Giurisprudenza aiuterebbe a capire di cosa parlo. Sinteticamente la salvaguardia delle clausole sociali non può essere in contrasto con l’interesse delle imprese e del libero mercato. Un’ultima riflessione. Dicevo che non saranno Reddito di cittadinanza e progressività dell’imposta sui redditi a caratterizzare come di centro sinistra il Governo Draghi. Uno strumento come il RdC non necessariamente è classificabile come di “sinistra”. E’ uno strumento presente in quasi tutti i Paesi dell’UE. Il film di Ken Loach dal titolo “ Io, Daniel Blake” aiuta a capire più di tante analisi politiche e sociologiche di cosa parlo. E’ uno strumento di mediazione di potenziali conflitti sociali che se utilizzato in funzione degli interessi delle imprese diventa strumento di controllo dell’esercito industriale di riserva. Non bisogna mai dimenticare che sempre i Trattati UE parlano di “ Tasso naturale di disoccupazione” (NAIRU), per cui proprio per rispettare i vincoli di bilancio rivenienti dai Trattati UE, in primis inflazione, non verrà perseguita nessuna politica di piena occupazione. Questo tanto per smentire tutti coloro che descrivono Draghi, addirittura, come keynesiano per essere stato alunno di Caffè e di Modigliani. Per inciso il secondo propugnava la “moderazione salariale”. Una lettura del saggio di Barba e Pivetti dal titolo “ La scomparsa della sinistra in Europa” aiuterebbe. In conclusione con il Governo Draghi saremo in piena restaurazione del sistema Neoliberale e Globalista con effetti devastanti sul sistema politico, economico e sociale. Vedremo la crescita della disuguaglianza sociale, un ulteriore impoverimento di pezzi di società italiana e di territori già depressi con un aggravio della crisi Democratica a favore di un sistema politico sempre di più oligarchico e censitario dominato dal pensiero unico Neoliberale e con una differenza tra destra e sinistra che non si misurerà sulle politiche economiche e sociali ma sulla difesa dei diritti di libertà individuali, difesa anche questa funzionale all’ideologia del mercato.




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