martedì 26 luglio - Alberto SIGONA

Mondiali Eugene 2022: l’Italia della mediocrità

ATLETICA LEGGERA – CAMPIONATI del MONDO – EUGENE (OREGON-USA) 2022 Un altro Mondiale mesto per casa Italia. Le gioie di “Tokyo 2020” ci avevano illuso, ma la rassegna iridata di Eugene, nonostante ci abbia permesso di vincere un Oro iridato dopo quasi vent'anni, ci riporta sulla strada del disagio.

 La scorpacciata di gioia e tripudio di “Tokyo 2020” ci aveva illuso che per l'Atletica italiana si stesse inaugurando un nuovo sentiero aureo e che il lungo evo della mediocrità si appropinquasse a dirigersi verso la via del crepuscolo. Nulla di più sbagliato. Le imprese dei vari M. Jacobs, F. Tortu, G. Tamberi e compagnia evidentemente erano state soltanto un abbaglio accecante, di quelli che impediscono la perfetta visuale della realtà, trasformandola in qualcosa di fittizio, che non trova riscontri nel tangibile.

Le ultime Olimpiadi non rappresentavano, dunque, quel tanto auspicato e bramato repentino cambio d'itinerario del nostro movimento, da moltissimi anni diretto spedito verso l'abisso. Purtroppo l'exploit di Tokyo non è stato altro che una fugace digressione, seppur esplosiva, in un ambito, quello inerente alla nostra Atletica (un tempo dispensatrice di sogni, basti pensare ai vari Adolfo Consolini, Pietro Mennea, Sara Simeoni e Fiona May...), che versa da troppo tempo in uno stato pietoso, e da cui si fatica ad emergere.

L'ITALIA S'E' MESTA

Sebbene nell'ultimo quinquennio si siano registrati timidi segnali di risveglio dal torpore atavico, e qualche segnale di vitalità inizi pian piano a farsi sentire, il nostro andamento arrancante, escludendo appunto il boom degli ultimi Giochi Olimpici (destinato a quanto pare a rimanere un isolato, e per certi versi inspiegabile, immenso lampo di luce nell'oscurità più profonda), fatica non poco a deviare dal viale dell'indecenza, attestandosi su livelli imbarazzanti, che mal si confanno alla nostra antica tradizione. Così ci si ritrova costantemente alle prese con la solita Italia spenta, inadeguata, impotente, che contravviene puntualmente ad ogni aspettativa benigna, che mortifica ogni ambizione concreta. Negli ultimi lustri per la nostra Atletica è stato un perpetuo susseguirsi infinito e sgradevole di delusioni, amarezze, frustrazioni, smacchi...mostrando il volto più oscuro, ambiguo ed anonimo del nostro settore sportivo, il volto avvilito e malinconico di chi non sa trasmettere altro che malcontento ed avversione. E nelle rare volte in cui le condizioni per sognare in grande iniziano seriamente ad avanzare sulla soglia della realtà, ecco che arriva, puntuale come la forza di gravità, lei, la temuta signora in nero chiamata Iattura, sempre prodiga a rovinare tutto sul più bello, quando la beatitudine la s'inizia a toccare con mano. La stessa che anche quest'anno si è presentata in tutto il suo squallore, e che ha tranciato le aspirazioni sibaritiche dei vari M. Jacobs (bersagliato da problemi fisici prima e durante la kermesse, tanto da fargli rinunciare sia ai 100 che alla staffetta), G. Tamberi (podio soltanto sfiorato nel Salto in Alto), Antonella Palmisano and company, risparmiando solamente Massimo Stano, Oro nella Marcia 35km, rompendo un incantesimo che durava dal 2003 (dal Titolo di Giuseppe Gibilisco nell'Asta), per una gioia isolata che ci permette più che altro di salvare in parte un Mondiale altrimenti disonorevole ma che non ci evita di asserire che le premesse nel complesso sono state quasi totalmente defraudate e le promesse tradite, con i presupposti sfregiati e le ipotesi oltraggiate (confidavamo perlomeno in qualche medaglia in più: oltre all'Oro di Stano abbiamo racimolato a mala pena un solo Bronzo con Elena Vallortigara nell'Alto donne, ed i piazzamenti onorevoli si contano sulle dita di una mano...). E le gratificazioni rimandate ancora una volta. Al prossimo appuntamento. Al prossimo Mondiale. Al prossimo fallimento, parziale o assoluto.

(STATI) UNITI SI VINCE

Volgendo lo sguardo al di là dei nostri confini, ricordiamo che è stato un Mondiale che per l'ennesima volta ha visto prevalere di slancio gli Stati Uniti - che ospitavano un Campionato del Mondo per la prima volta - stravincendo il medagliere con 13 Ori, davanti ad Etiopia (4), Giamaica (2), Cina (2) ed Australia (2); solo 19^ l'Italia. Straordinarie in particolare le triplette sul podio registrate nei 100 metri, nei 200 metri e nel Getto del peso: nel primo caso il successo è andato al rivale principale dell'infortunato Jacobs, ovvero Fred Kerley (con un 9''86 che sarebbe stato ampiamente alla portata dell'italiano e che aumenta i nostri rimpianti...); nel mezzo giro di pista si è imposto il favorito N. Lyles fermando il crono ad un sensazionale 19''31, il quarto miglior tempo di sempre dopo il 19''19 di U. Bolt, il 19''26 di Y. Blake ed il 19''30 di U. Bolt, diventando il più veloce non giamaicano della storia; nel Peso ad esultare è stato il neo detentore del primato mondiale R. Crouser. Segnaliamo, USA a parte (torneremo tra poche righe ad occuparci del Paese a stelle e strisce), il quinto Titolo consecutivo del formidabile martellista polacco P. Fajdek - un posto nella leggenda non glielo toglie più nessuno... - ed il terzo acuto di seguito del qatariota M. Barshim, diventato il saltatore in alto più iridato di tutti i tempi, in una specialità ritenuta fra le più dure e selettive di sempre, in cui ripetersi è quasi impossibile (ai Giochi Olimpici, ad esempio, nessuno può vantare più di un Titolo). Ma la star dei concorsi è stata probabilmente A. Duplantis (Svezia), che come da copione si è imposto nell'Asta, ritoccando ancora una volta il suo record del mondo (6.21). In ambito donne segnaliamo l'ennesimo Oro nei 100 metri (gara in cui la Giamaica ha monopolizzato il podio) della 35enne giamaicana S. A. Fraser, la prima a centrare il 5° Titolo in una stessa gara e la prima velocista a conquistare un Oro mondiale ad un'età così avanzata. Meritano una citazione a caratteri cubitali anche le statunitensi S.McLaughlin, che ha stabilito il nuovo record mondiale dei 400hs, e la “divina” ed immarcescibile Allyson Felix, che a 37 anni ha chiuso con 2 medaglie (un Oro ed un Bronzo) nelle staffette la sua pluridecorata carriera, degna di un mito dello sport. Infine vorrei criticare tenacemente la discutibile decisione presa dagli organi competenti di escludere la Russia (e la Bielorussia) dalla partecipazione a codesti Campionati del Mondo di Atletica leggera. Io sono del parere che la politica non debba mai condizionare lo sport in nessuna occasione e in nessuna direzione senza ma e senza però.

Lo sport dovrebbe semmai unire e non dividere. Sempre. Lo sport dovrebbe rappresentare un qualcosa di assolutamente estraneo alle decisioni dei vari governi. Lo sport dovrebbe essere disgiunto dalle varie congiunture internazionali, sia in tempo di pace che di guerra. Se si riteneva necessaria l'esclusione della Federazione Russa dai Mondiali, perché allora non permettere ai singoli atleti di prenderne parte in maniera indipendente (criterio adottato in passato)? Perché punire proprio loro, che sono gli unici ad essere totalmente incolpevoli di quanto sta avvenendo in ambito internazionale? Perché falsare un Campionato del Mondo negando la partecipazione ad atleti che avrebbero garantito risultati diversi in molte gare, specie in ambito femminile? Spero che in futuro chi di dovere si ravvedi, e che certe scelte oscene che suscitano soltanto tristezza e che non rendono giustizia a nessuno, non debbano più trovare asilo in ambito sportivo. Grazie. Alberto Sigona 25 luglio 2022 d. C.




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