mercoledì 5 novembre 2025 - Foti Rodrigo

Milazzo (ME) - Cuciti e Lopresti proclamano una petizione per il rispetto della normativa a tutela dei marittimi

Il lavoro marittimo italiano torna nuovamente sotto i riflettori per i numerosi casi di violazioni contrattuali e di licenziamenti poco chiari nei confronti di addetti alle molteplici mansioni portuali.

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Sergio Lopresti e Ivano Cuciti denunciano gravi anomalie nei contratti e nelle condizioni di lavoro a bordo delle imbarcazioni e dei rimorchiatori anti-inquinamento, decidendo di lanciare una petizione su Change.org per chiedere giustizia e maggiore vigilanza. “Formalmente ero inquadrato come operaio del terziario; ma di fatto il mio lavoro era marittimo: turni H24, permanenza in mare, reperibilità, corsi obbligatori sostenuti a mie spese”. – racconta Lopresti - “Nonostante numerose ispezioni nel corso degli anni, gli organi competenti non si sono mai accorti di nulla. Da qui nasce la nostra petizione per svegliare le autorità e garantire che chi di dovere vigili realmente sulle anomalie presenti, soprattutto nel lavoro marittimo”. La situazione più critica riguarda la tutela dei lavoratori: chi denuncia le irregolarità non viene protetto; ma subisce licenziamenti e vessazioni.

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Entrambi i promotori della petizione sono stati licenziati per aver svolto correttamente il proprio lavoro; inoltre, Sergio Lopresti deve affrontare una causa penale per aver truffato un posto di lavoro. Il Comandante Ivano Cuciti, nonostante i due gradi di giudizio a favore, con sentenze, che dichiaravano il licenziamento nullo e disponevano il reintegro, non è mai stato effettivamente riabilitato. Al contrario, è stato licenziato nuovamente utilizzando lo stesso richiamo disciplinare risalente al 2022. La vicenda oltretutto evidenzia altre criticità gravi: mancata copertura assicurativa del P.A.N., che espone i lavoratori a rischi non tutelati; richiami disciplinari insistenti e reiterati, effettuati in tempi brevissimi e ripetuti nel corso dei mesi; false dichiarazioni di colleghi, utilizzate come pretesto per giustificare sanzioni disciplinari ingiuste. La petizione è aperta a tutti i cittadini: ogni firma è un passo verso una società più giusta, dove il lavoro sia riconosciuto e tutelato secondo la legislazione vigente. Quanti siano sensibilizzati ed interessati ad una tematica scottante, che rischia di mietere ulteriori vittime di angherie minando le fondamenta di una giustizia sociale messa continuamente a repentaglio, possono apporre la loro firma dopo avere effettuato l’accesso a questo sito Internet.

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