Michele Mirabella, l’agit-prop che ballava lo swing
Voi non avete idea, e probabilmente perché siete persone normali. Al mattino, verso le 11, arriva scarrozzando un programma tutto nuovo, su Rai3. “Apprescindere“, tutt’attacato e con due “p”. A condurlo Michele Mirabella, arguto nonnetto tv rubato alla steatosi epatica di “Elisir“, e dal registro linguistico medio-alto trasudante infida propaganda: la trasmissione è una celebrazione perpetua dei valori dell’italianità e dell’unità nazionale, fondati sulla piccola Italia dell’aneddotica e sul barattolo dei pelati col brand (sì) del programma, presentino per i gentili ospiti intervenuti.
Roba che saprebbe di ventennio, non fosse la terza rete del 2010. E se i fascisti non fossero di moda, come oggi è. E così sviliamo la condotta del governo senza far nomi, sia mai, bolliamo come insopportabile l’ultima uscita leghista ammiccando al riferimento. E rincarando la dose, per l’avvinto o l’ignaro spettatore: Mirabella si produce, tre volte o quasi ogni mattina, in una specie di conversazione a due fra sé e un cartonato di Garibaldi, il “generalissimo”.
“Lo so che soffri, ma non ti preoccupare”. Musiche alla Sordi, da indovinare inviando la risposta via lettera, l’italiano vetusto e banalotto preprandiale che dovrebbe riscoprirsi elettore Pd. Perché di questo si tratta, un contenitore elettorale sul 3. Naftalina e svarioni di un nonno morale. E pensare che al Partito Democratico possa servire questa giovane e irrefrenabile corazzata racconta più di quanti avverbi Veltroni possa collezionare in u discorso.
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