lunedì 25 luglio - Yvan Rettore

Meglio rispondere nel merito delle accuse a mezzo stampa che ricorrere alla magistratura

Quando qualcuno intende far politica e soprattutto è disposto ad assumersi degli incarichi istituzionali mediante elezioni, dev’essere pienamente consapevole che gli attacchi e le critiche alla sua persona saranno la norma e non l’eccezione.

Se non si riesce a vivere tale pressione allora la politica e ancor di più la copertura di mandati di carattere amministrativo (specie quelli maggiormente rilevanti) diventano davvero problematici da sostenere.

Non si può infatti avviare procedimenti giudiziari contro chiunque esprima le proprie posizioni in maniera piuttosto colorita, ricorrendo ad espressioni a volte intrise di volgarità o che denotano capacità limitate o approssimative nel riportare alcuni concetti.

Tutti elementi che potrebbero a volte essere travisati come attacchi perché appunto il confine tra la critica legittima alla pubblica amministrazione e gli attacchi a determinate figure della stessa non sempre risulta così chiaro e definito.

E un amministratore non può di certo ergersi a “giudice preliminare” degli stessi diffidando qualsiasi cittadino da simili comportamenti.

Infatti, querelare qualcuno pretendendo di essere diffamati non significa per forza vincere sempre la causa che verrà aperta nel merito anche perché molto spesso queste tipologie di denunce vengono archiviate o finiscono con l’ammuffire nelle sedi giudiziarie fino a prescrizione perché le procure sono sollecitate quotidianamente da interventi di carattere ben più urgente.

Prima di tutto perché la persona querelata potrebbe benissimo presentare una controquerela contestando la valutazione degli atti deposti dal denunciante.

In secondo luogo, essendo delle cause di natura interpretativa da parte della magistratura incaricata, non è affatto scontato che la sentenza volga in favore del denunciante.

In terzo luogo, la pena per quanto riguarda la diffamazione a mezzo stampa è piuttosto ridotta (dai 516 Euro in su) e nei casi più gravi può giungere alla reclusione che però viene spesso tramutata in lavori socialmente utili o in periodi limitati di detenzione domiciliare.

Direi quindi che in questi casi, un amministratore pubblico, anziché comunicare alla testata che si procederà per vie legali se l’articolo viene preventivamente considerato lesivo della dignità della propria persona, dovrebbe lasciare che venisse effettivamente pubblicato e poi agire di conseguenza, smentendo punto per punto con un comunicato ufficiale successivo le eventuali asserzioni non veritiere e rimandando al mittente eventuali accuse e valutazioni degradanti espresse a mezza stampa presentandogli eventualmente una diffida esplicita nel non ripetersi.

In tal modo riuscirebbe a dimostrare la propria estraneità ai fatti che gli verrebbero contestati, svolgendo un prezioso servizio di informazione alla comunità da una parte e riuscendo a rendere infondate e prive di senso le accuse ad esso rivolte dall’altra

Non sarebbe meglio agire in tal modo?

Yvan Rettore




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