venerdì 13 maggio - Mario Barbato

Meglio pochi ma uniti che tanti ma divisi

La guerra russo-ucraina ha messo a nudo l'incapacità dell'Europa di contare qualcosa sullo scenario internazionale. L'Ue è una grande potenza economica, ma politicamente conta quanto un due di picche. Non ha un governo centrale, non ha un esercito comune, non ha voce in capitolo negli grandi affari internazionali. È un gigante d'acciaio con i piedi d'argilla.

Ai grandi appuntamenti arriva sempre divisa, perché non ha un centro decisionale che tutto guida e tutto dirige. C'è sempre qualche Stato membro che si oppone alle decisioni più importanti bloccando tutto il carrozzone. Lo abbiamo visto con il veto posto dall'Austria sull'ipotesi di una procedura urgente per aprire all'Ucraina il cancello dell'Unione.

Non serve a nulla essere in tanti se poi non conti niente. Se l'Europa vuole avere voce in capitolo deve avere un'identità unitaria. Per cui c'è bisogno d'Europa ma non di questa Europa. E la prima questione da annullare è il diritto di veto in quanto inconciliabile con l'idea di un grande continente. La prima riforma da introdurre nei trattati dovrebbe essere la possibilità di decidere a maggioranza, arrivando anche a espellere chi assume posizioni divisive.

L'Europa dovrebbe avere un centro decisionale che tracci le strategie di tutto il continente, nell'interesse dei singoli Stati. Avere una struttura "orizzontale” in cui basta il no di un Paese per bloccare gli ingranaggi non è da grande potenza. L'Europa dovrebbe seguire il modello americano: pur essendo una nazione divisa in cinquanta Stati a decidere è solo Washington. 

Quello che va preservato in Europa è il nocciolo duro: ovvero i Paesi fondatori, le nazioni principali che hanno ha maturato uno spirito europeista al punto da accettare norme che consentano non solo di decidere insieme, ma, soprattutto, di decidere una strategia comune. Perché è meglio essere pochi ma uniti, che tanti ma divisi.




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