lunedì 16 novembre - Oggiscienza

Maria Bakunin, storia di una chimica napoletana

Figlia del celebre rivoluzionario anarchico russo, la chimica Maria Bakunin è cresciuta a Napoli e ha dato un grande contributo al progresso scientifico del nostro Paese

di Simone Petralia

Il cognome Bakunin rimanda immediatamente alla figura di Michail Bakunin, celebre filosofo e rivoluzionario anarchico russo. Eppure esiste un altro Bakunin che merita di essere ricordato. Anzi, un’altra. 

Maria Bakunin, figlia di Michail, è stata una grande scienziata. Cresciuta a Napoli, città a cui è rimasta legata per tutta la vita, ha contribuito in modo significativo al progresso scientifico del nostro Paese, soprattutto nell’ambito della chimica applicata: ha elaborato un metodo originale per ottenere una particolare reazione chimica – la ciclizzazione – utilizzando l’anidride fosforica, ha partecipato alla mappatura geologica del territorio nazionale e condotto importanti studi sugli scisti bituminosi, rocce scure ricche di materia organica da cui è possibile estrarre un olio dalle proprietà curative, l’ittiolo.

Al di là degli indubbi meriti scientifici, Maria Bakunin è stata una donna libera e intellettualmente indipendente. Nel 1938, quando il nipote Renato Caccioppoli – giovane matematico, figlio di sua sorella Sofia – fu arrestato per propaganda antifascista (tra le altre cose, aveva cantato La Marsigliese di fronte ai membri dell’OVRA, la polizia segreta fascista), riuscì a salvarlo dal carcere facendo credere che fosse incapace di intendere e di volere. 

Il 12 settembre 1943, durante l’incendio dell’Università di Napoli da parte dei soldati tedeschi, si sedette sui gradini della biblioteca e rimase immobile finché le truppe si ritirarono. “Coraggiosa fino all’audacia”, così l’ha definita Alessandro Rodolfo Nicolaus, uno dei suoi allievi. Insomma, una vera Bakunin.

 

Dalla Siberia a Napoli

Terzogenita di Michail Bakunin e di Antonia Kviatovoska, figlia di un deportato politico polacco, Maria Bakunin nasce nel 1873 a Krasnojarsk, città della Siberia centrale. Poco dopo, i Bakunin si trasferiscono in Svizzera, nei pressi di Locarno, ospiti dell’anarchico Carlo Cafiero. Dopo la morte del padre, nel 1876, la famiglia si stabilisce a Napoli, dove Antonia intesse una relazione con Carlo Gambuzzi, avvocato di simpatie socialiste, amico fraterno di Michail. 

Maria, che familiari e amici chiamano “Marussia”, trascorre la giovinezza nel quartiere di Capodimonte, in un contesto protetto, benestante e ricco di stimoli intellettuali. Da sempre appassionata di scienza, ad appena 17 anni – quando ancora frequenta il Liceo Classico Umberto I – diventa “preparatrice” presso l’Istituto di Chimica di Napoli. Nel 1895 si laurea con una tesi sulla stereochimica, disciplina che studia le proprietà dei composti in relazione alla disposizione nello spazio degli atomi che costituiscono le molecole. Suo relatore è il chimico Agostino Oglialoro-Todaro, che l’anno successivo diverrà suo marito.

Ricercatrice e docente

Nel 1906, Maria Bakunin inizia a lavorare come docente di chimica organica presso la Scuola Superiore Politecnica di Napoli. In questo periodo il suo lavoro, dentro e fuori dal laboratorio, si fa via via più intenso. Quello stesso anno, tra il 7 e l’8 aprile, assiste all’eruzione del Vesuvio e conduce un’approfondita analisi chimica dei materiali espulsi dal vulcano. Poco tempo dopo, il governo italiano le chiede di partecipare alla realizzazione di una carta geologica d’Italia. La scienziata visita diverse aree del territorio e studia le caratteristiche chimico-biologiche del suolo.

Il suo interesse si concentra soprattutto sugli scisti bituminosi, particolari rocce sedimentarie molto diffuse in alcune zone dell’Italia meridionale. Bakunin utilizza le sue conoscenze per estrarre da queste rocce l’ittiolo, un catrame minerale di origine organica che, sottoposto a lavorazione, è utilizzato come unguento per il trattamento di malattie dermatologiche come la psoriasi. Tra il 1911 e il 1913 si occupa della preparazione chimica dell’ittiolo estratto in una miniera nei pressi di Giffoni Valle Piana, paese lungo la catena dei Monti Picentini, in provincia di Salerno. 

Oltre che ricercatrice, Maria Bakunin è anche una docente rigorosa e appassionata. Nel 1912 vince il concorso per diventare professoressa ordinaria di chimica tecnologica applicata presso la Scuola Superiore Politecnica di Napoli, prima donna di sempre a ricoprire questo incarico nel nostro Paese. Convinta dell’importanza della formazione professionale come volano per la crescita tecnologica e culturale dell’Italia, nel 1914 viene incaricata dal ministro Francesco Saverio Nitti di condurre una ricerca sul sistema educativo di Belgio e Svizzera. Dal suo resoconto, traspare l’idea che una buona formazione professionale possa avvenire solo in un Paese con un sistema educativo solido e ben finanziato.

“La Signora”

Ribattezzata “la Signora” da colleghi e studenti, organizza spesso incontri conviviali nel suo grande appartamento a pochi passi dall’Istituto di Chimica. Negli anni diventa un punto di riferimento per il mondo scientifico, accademico e intellettuale partenopeo. Tutti i giorni, intorno alle 11, si ritrova a far colazione e a discorrere di questioni scientifiche e culturali coi suoi ospiti. “I cibi erano molto semplici e sempre gli stessi”, racconta Nicolaus, “pasta nera scondita, carne di cavallo e patate lesse, un caffè di semi da lei stessa tostati. All’inizio tre o quattro gatti balzavano sul grande tavolo e finivano col mangiare nel piatto dell’ospite”. La sua passione per la cultura e la scienza va di pari passo col suo impegno umanitario. Tra le varie attività filantropiche portate avanti, va ricordata quella a favore degli studenti napoletani affetti da tubercolosi. 

Per le sue “alte qualità scientifiche e morali”, nel 1944 Maria Bakunin viene nominata presidente della prestigiosa Accademia Pontaniana. Al suo fianco, in qualità di presidente onorario, il filosofo Benedetto Croce, suo amico di vecchia data. Il 15 febbraio 1947, lo stesso giorno in cui viene ammesso suo nipote Renato Caccioppoli, Marussia diviene membro anche dell’Accademia dei Lincei. È la prima donna a entrare a far parte di questa istituzione nella classe delle scienze fisiche, matematiche e naturali.

Lascia l’incarico di docente nel 1948, all’età di 75 anni. L’anno successivo il Consiglio di Facoltà le conferisce il titolo di professoressa emerita. Continua a frequentare l’Istituto di Chimica fin quasi all’ultimo giorno di vita. 

Per Michail Bakunin, Napoli era il luogo perfetto in cui realizzare i suoi ideali rivoluzionari. Morta a Napoli il 17 aprile 1960, Maria Bakunin ha incarnato fino in fondo lo spirito della città.




Lasciare un commento