giovedì 12 maggio - Eleonora Poli

Macron non ha cambiato idea su Putin: un discorso che va ascoltato per intero

Dell’intervento del presidente francese a Strasburgo in occasione della giornata dell’Europa, i media italiani trattengono un’unica frase: “evitare l’umiliazione della Russia”. In realtà queste sono solo le ultime parole, interpretate con parzialità, di una dichiarazione di pieno sostegno all’Ucraina e di impegno per un cessate il fuoco, a condizioni non unilaterali, accettabili per il Paese aggredito

Le frasi estrapolate dal contesto da sempre fanno titolo, trasmettono interpretazioni arbitrarie, snaturano in quattro parole un discorso, in questo caso politico, a cui si vuole forzatamente imprimere una direzione confacente alle proprie aspettative. È quanto accaduto per l’intervento di Emmanuel Macron, presidente francese appena rieletto e presidente di turno dell’Unione Europea, il 9 maggio davanti al Parlamento europeo di Strasburgo. Lo stesso giorno, tanto temuto, in cui Putin a Mosca avrebbe celebrato la liberazione dal nazifascismo cogliendola come occasione per giustificare la guerra attuale. Dall’Europa la risposta a distanza è forte. Eppure, ai media e ai commentatori è piaciuto invece molto trovare nelle parole di Macron un non precisato “ripensamento” sugli eventi in corso, una deviazione rispetto alla posizione che la Francia e altri Paesi europei, tra cui l’Italia, avevano sostenuto fino ad ora. È piaciuto vedere un’Europa che, improvvisamente ravveduta e pentita, volta le spalle alla resistenza ucraina per attestarsi su una velata difesa di Putin, o almeno su una volontà di assecondarlo, quando dal Cremlino di passi indietro non ne hanno fatto neanche uno. La frase del presidente francese rimasta tanto impressa (e per di più dimezzata) era stata pronunciata però solo alla fine della dichiarazione: “insieme non dovremo mai cedere alla tentazione della vendetta, né dell’umiliazione”, cioè non dovremo infierire sulla Russia una volta ottenuta la pace. Una conclusione che perde di qualunque significato se separata da tutto ciò che la precede, come è stato fatto. Si possono - con qualche attenuante - distorcere le notizie quando le fonti non sono certe, se le informazioni sono mediate da un regime, se non vi è modo di verificare direttamente. Invece i discorsi di Macron sono pubblici e facilmente accessibili, pubblicati quotidianamente sui canali social: non è difficile, guardando il video, constatare quanto poco la frase in questione sintetizzasse il senso della comunicazione. Il punto di partenza è infatti quell’Europa “di libertà e speranza” che troppi preferiscono in questo momento vedere soggetta alle pressioni degli Stati Uniti, politicamente insignificante e incapace di agire in modo autonomo. Ebbene, è proprio quest’Europa poco apprezzata da chi ci vive a rappresentare per un Paese giovane come l’Ucraina un sogno, un traguardo. “È in nome di questa libertà e di questa speranza che noi sosteniamo e continueremo a sostenere l’Ucraina, il suo presidente Volodimir Zelensky e tutto il popolo ucraino”, esordisce Macron, nel caso qualcuno se lo fosse perso, quest’esordio. “Qual è il nostro obiettivo di fronte alla decisione unilaterale della Russia di invadere l’Ucraina e di aggredire il suo popolo? Fare cessare questa guerra al più presto, fare tutto il possibile perché l’Ucraina resista… preservare la pace in tutto il continente europeo ed evitare l’escalation”. Che cosa c’è di poco chiaro in questo ragionamento, che cosa può lasciare pensare a un cambiamento di intenzioni e di obiettivi della Francia e dell’Europa rispetto alle settimane passate? O si tratta di mancanza di comprensione o di malafede, retropensiero per avvalorare tesi che non appartengono a chi parla.
Macron – come del resto Scholz, Johnson e Draghi, ma in toni ancora più convinti -sottolinea di nuovo il costante impegno nel fornire aiuti militari, finanziari e umanitari all’Ucraina, fa esplicito riferimento a “sanzioni senza precedenti”. Potrà essere più o meno condiviso, ma il percorso politico rispetto alla crisi attuale è tracciato, e non ha modificato la rotta il 9 maggio: sostenere il contrario non è possibile alla luce della visione che Macron espone. Arriviamo a uno dei punti chiave, giusto in risposta a chi ha sostenuto, sempre nelle ultime ore che la NATO conduce le trattative (sul riconoscimento della Crimea e non solo) al posto dell’Ucraina stessa. “Non spetta che all’Ucraina definire le condizioni del negoziato con la Russia – si esprime Macron – ma il nostro dovere è di essere al suo fianco per ottenere il cessate il fuoco e la pace. Sì, noi saremo là per ricostruire l’Ucraina in quanto europei”. La tregua viene nominata più volte e auspicata, certo, ma non senza condizioni, mai prescindendo dall’integrità e dal diritto all’autodeterminazione del Paese aggredito e devastato.


Nel discorso di Macron c’è un altro argomento altamente critico che, pur nella limpidezza dell’esposizione, è stato strumentalmente frainteso. Occasione per altri titoli citati ovunque senza leggere il resto: “La Francia frena sull’ingresso dell’Ucraina in Europa”. Ma neanche questo è esatto. “L’Ucraina, per la sua battaglia e il suo coraggio è già fin da oggi membro, con il cuore, dell’Unione Europea”. La razionalità che valuta le difficoltà attuali suggerisce che ci vorranno probabilmente anni perché l’Ucraina possa entrare a pieno titolo nell’UE. Se si immagina invece, con Macron, un’Europa in senso più ampio, non soltanto politico ed economico, anche culturale e ideale, ponendo come base l’inclusione e la condivisione di valori, di una storia e di un futuro, allora Kiev può sentirsene parte fin da ora. In attesa che i tempi maturino e che la pace ritrovata possa porre nuove condizioni di equilibrio e di sicurezza. “Bisogna trovare il modo di fare una riflessione storica all’altezza degli avvenimenti che stiamo vivendo, non pensare che l’unica risposta sia l’adesione all’UE”, come la intendiamo oggi. Immaginando quest’entità tanto più grande e solida dell’attuale UE, Macron completa il quadro con una citazione di François Mitterand che nel 1989, alla caduta dell’URSS, aveva proposto la creazione di una confederazione europea, una grande comunità politica pensata per unificare i Paesi che si riconoscessero in questo progetto. Nel 1989 era troppo presto, troppo precoce l’idea; ora, più di trent’anni dopo, sarebbe invece forse possibile fondarla su basi più realistiche.
Un’urgenza che dura da quasi tre mesi congela ogni visione e costruzione politica. La pace passa attraverso i negoziati e la diplomazia, purtroppo anche attraverso le sanzioni e l’invio di armi da parte dell’Europa, e anche chi crede nella pace dovrebbe farsene una ragione. Non c’è pace se si deve sacrificare qualcuno che non siamo noi. Chi vuole leggere e interpretare liberamente qualcosa di diverso, nelle parole di Macron o di chiunque altro, non fa i conti con la realtà o pensa che sacrificando l’Ucraina tutto tornerà a posto. Come se mai lo fosse stato.

Eleonora Poli

Foto: wikimedia




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