giovedì 6 agosto - Massimo Icolaro

Ma i giudici sono veramente imparziali ed immuni dal pregiudizio?

Anatomia di un licenziamento "per crisi finanziaria" smentito dai bilanci, dai mercati e da un'acquisizione milionaria.

Anno 2015: Dopo una serie di incomprensioni sul lavoro, un appalto ceduto brevi manu ad ATRAL dal Comune di Latina si trasformò per me nell'anticamera dell'espulsione. La prospettiva era chiara: essere licenziato. Volevano dimezzare il mio orario di lavoro — unico lavoratore su 130 dipendenti a subire questa pretesa, visto che c'era già gente assunta part-time mentre io ero l'unico full-time di quel settore. La giustificazione ufficiale? La società si trovava in "gravi difficoltà economiche" e, per risparmiare poche centinaia di euro, avrebbe dovuto dimezzarmi l'orario o, in alternativa, mettermi alla porta. Peccato che il CERVED raccontasse tutta un'altra storia. I dati di bilancio mostravano una realtà economica talmente solida da non aver alcun bisogno di prestiti o manovre disperate sui costi del personale. Eppure, nelle aule di giustizia, la realtà contabile è diventata una variabile opzionale. La giudice rifiutò categoricamente di ascoltare i miei testimoni. Tra questi vi erano i riscontri di un episodio gravissimo: ero stato pesantemente redarguito e spaventato da una frenata a pochissimi centimetri dalle mie spalle, una vera e propria intimidazione che mi causò un crollo psico-fisico con picco pressorio ed elevato ritmo cardiaco prossimo all'infarto. Finimmo al Pronto Soccorso, tutto regolarmente documentato con diagnosi di un neuropsichiatra attestante condizioni di lavoro iper-stressanti. Per contro, alla parte datoriale e al Comune di Latina — che da garante dell'appalto si era completamente disinteressato della vicenda — fu concessa la parola per ascoltare ben 5 o 6 testimoni. Tra questi, l'Amministratore Delegato in persona, presentatosi con un pregevole completo d'alta moda, scarpe abbinate e cappello tipo Borsalino, giunto in tribunale direttamente dalla sede romana di Via Cavour (a due passi dalla Stazione Termini), un'ubicazione societaria dal canone d'affitto mensile a quattro cifre. E come se non bastasse, ad attenderlo fuori dai cancelli del Tribunale di Latina c'era persino l'autista privato a bordo di un SUV Lexus fiammante da 70-80mila euro, pronto a riportarlo nella Capitale. Un dettaglio notevole per un'azienda che affermava di non avere poche centinaia di euro per garantire uno stipendio. Risultato? Ovviamente perdo la causa. La motivazione della sentenza? Un capolavoro di forma: l'esposizione dei fatti è stata giudicata "troppo lunga e confusa". Un promemoria brutale per chiunque ci provi: ricordatevi che se vi schierate da soli contro un ente o una grande società, voi siete solo una formichina destinata a perdere. Faccio ricorso in Appello. Il risultato è un tragico copia-incolla della pronuncia precedente, ma con un "plus" grottesco: la giudice d'appello sbaglia per 4 o 5 volte il mio cognome nell'atto. Non si trattava di un refuso di una lettera, ma di un cognome completamente diverso. «Se vi schierate contro un sistema organizzato voi siete una formichina. Ma le formichine, a volte, sanno leggere i bilanci meglio di chi veste Borsalino e si fa scarrozzare in SUV da un'autista.» Poi, come spesso accade, il tempo si incarica di smontare i teoremi giudiziari. L'ATRAL viene assorbita e rilevata dalla capogruppo Schiaffini Travel S.p.A. (già partner privato nella compagine con Cotral). Nel 2018, Cotral mette in vendita le proprie quote e la base d'asta societaria viene fissata a oltre 1 milione di euro (1.037.627 €). Un valore strabiliante per una società che pochi anni prima affermava di dover mendicare poche centinaia di euro tagliando lo stipendio a un lavoratore full-time. La svolta di Aprile 2026: La vendita al Gruppo Star Nell'aprile del 2026 arriva il colpo di scena definitivo. Schiaffini Travel S.p.A. (che ha inglobato gli asset e le concessioni ex-ATRAL) viene venduta al colosso Star S.p.A. (Gruppo Zoncada), inserendosi in un gruppo da 160 milioni di euro di ricavi e circa 1.400 dipendenti, con l'assistenza di prestigiosi advisor finanziari. I nodi vengono al pettine: la "falsa crisi finanziaria" del 2014-2015 non era altro che una cinica operazione di bonifica e riassetto dell'organico per rendere la società più leggera e profittevole, pronta per essere venduta e valorizzata sul mercato con plusvalenze milionarie. La domanda resta sospesa: i giudici sono stati davvero ingannati con così tanta facilità, o la bilancia della giustizia pesa in modo diverso a seconda che a salire sui piatti sia una formichina o un manager in Borsalino scortato dall'autista?




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